Che cos'è un uomo perché
te ne curi?
Questo il tema scelto dalla Cooperativa Sociale Nazareno
di Carpi, per la settima edizione del suo Festival Internazionale
delle Abilità Differenti, che si è svolto nel maggio scorso.
Un Festival che si è imposto sulla scena nazionale e non
solo, per il suo carattere innovativo e, soprattutto,
per la sua implicita volontà di operare un cambiamento
di cultura e mentalità.
Una serie di appuntamenti spettacolari, laboratori e conferenze,
quelli proposti dal Festival, dalle tinte forti; tinte
che spingono lo spettatore a interrogarsi, a mettersi
in gioco, a chiarire a se stesso l'assurdità del concetto
di normalità.
Un Festival che ha stravolto il concetto di estetica,
mostrando a tutti una nuova bellezza, alle volte terribile,
quella dei differentemente abili. Una bellezza che supera
il concetto insito nella limitatezza dell'handicap, che
vola in alto, oltre ogni bruttura fisica. Una bellezza
che viene direttamente dall'anima, la più pura e vera.
Un festival che ci obbliga a guardare e a vedere, spalancando
la nostra mente sulle capacità infinite che ogni essere
umano possiede, indipendentemente, dalla sua esperienza
di limite. Abbiamo incontrato Sergio Zini, presidente
della Coop Nazareno e Maila Quaglia, responsabile Ufficio
Stampa, per riflettere sui significati che ha voluto esprimere
l'edizione 2005 del Festival.
Il titolo di questa edizione ha una forte connotazione
biblica. Perché questa scelta? "Lo scorso anno - ricorda
Maila - siamo rimasti estremamente colpiti da Tse - Chen
- Hsu, un pianista diciassettenne di Taiwan, non vedente.
L'eccezionalità della sua interpretazione, nonostante
la sua cecità, e la serietà con la quale si dedicava agli
esercizi e all'ascolto dei brani che avrebbe poi dovuto
eseguire, ci hanno fatto riflettere, facendoci balzare
alla mente le bellissime parole del Salmo 8. Che cosa
è un uomo perché te ne curi? Questa é una domanda ricorrente
quando riflettiamo sul nostro lavoro soprattutto quando
ci troviamo di fronte a un'esperienza di limite. La finitezza
e il limite sono segni che l'uomo porta dentro di sé e
che ricordano maggiormente la nostra dipendenza da "Altro",
l'uomo non si fa da sè, dipende da .. è proprio questa
la sua grandezza.
L'uomo è in rapporto con l'infinito, con Dio. La radice
della dignità dell'uomo sta proprio qui. Una grandezza
che è infinita e che non è braccata da alcun handicap.
Quel ragazzino ne era la dimostrazione concreta. L'uomo
dipende. Chiunque osserva se stesso può scoprire l'evidenza
di una dipendenza totale da un Altro che ci ha fatti,
ci fa e continuamente ci conserva nell'essere, come sottolinea
il Salmo. L'uomo non c'era e ora c'è; domani non sarà
più: dunque dipende. O dipende dal flusso dei suoi antecedenti
biologici e storici, e allora sarà schiavo del potere
e della fortuna, o dipende da ciò che sta all'origine
del dinamismo di tutto il reale, cioè da Dio. Le persone
con disabilità, incontrate in questi anni, ci hanno richiamato
proprio a questa consapevolezza. L'uomo è in rapporto
con il mistero e ciò non è alterato dal limite anzi, quando
la contraddizione tra infinito e finitezza si fa pressante,
la domanda diventa ancora più forte: Cos'è un uomo perché
te ne curi?". "Il Festival, - continua Sergio - vuole
proprio far emergere con forza quel punto di contatto
tra l' uomo e Dio, il cuore dell'uomo. E' nella natura
dell'essere umano tale rapporto, a prescindere dalle nostre
condizioni fisiche o mentali".
In occasione del Festival è stato proiettato in anteprima
l'ultimo film del regista Stefano Rulli.
Un
silenzio particolare
Matteo ha occhi indifesi, dolcissimi, ma lo sguardo può
cambiare presto e gli occhi diventano quelli di un gatto
di notte, rossi come in una foto flash e comunicano uno
smarrimento diverso, un felino che sta per aggredirti
con un balzo improvviso. Matteo ha 26 anni ed è schizofrenico.
E' il protagonista di un diario di una famiglia diversa
dalle altre. Stefano Rulli, regista della sua vita, dice:
"Con il film non volevo lanciare un messaggio ma provare
a dare un nuovo sguardo su cose che la gente conosce per
sentito dire.
Trent'anni fa avevo realizzato Matti da slegare sullo
stesso tema, ma lì c'era ancora un eccesso ideologico,
i buoni di qua i cattivi di là. Mancava il Mistero". Come
mai la scelta di far rientrare la proiezione di questo
film all'interno del Festival? "E' un film - documentario,
- sottolinea Maila Quaglia - una telecamera che entra
nella vita quotidiana di una famiglia che convive insieme
a un grave di sturbo mentale: la schizofrenia. Il tema
è quello di un padre che si trova di fronte a questo ignoto
che è il figlio. E' un padre che prova a capire, che si
interroga, che si ravvede, che dialoga col figlio. E'
un padre che si confronta col Mistero. Nel film emerge
anche la drammaticità del rapporto con la moglie, una
madre che decide di prendere distanza dal figlio, amandolo
attraverso una modalità che non le appartiene e scatena
sofferenze. Il film è stato proiettato a Carpi in anteprima,
sicuramente la pellicola fatica a circolare nelle sale
ufficiali, per cui volevamo che il Festival fosse un trampolino
di lancio per dare visibilità al prodotto di Rulli, già
autore di film straordinari quali "La Piovra, Mary per
sempre, Ladro di bambini e La meglio gioventù". "C'è voluto
un lungo viaggio per poter accettare di portare sullo
schermo me stesso, - commenta Rulli - Clara e mio figlio
Matteo.
Poi poco a poco Matteo, m'ha fatto capire, nel suo linguaggio
fatto più di sguardi e di gesti che di parole, che poteva
esserci anche lui, che era pronto a raccontarsi e farsi
raccontare da me, che potevamo condividere l'esperienza
di stare insieme davanti a una telecamera. La sera in
cui abbiamo visto il montaggio finale del film eravamo
da soli, nella nostra casa di Perugia... Alla fine della
visione siamo rimasti in silenzio. Ci siamo guardati a
lungo, come dei contadini un pò stanchi alla fine di una
giornata di lavoro. Poi Matteo m'ha fatto un sorriso dei
suoi, solo quello, per dirmi che, alla fine di quel viaggio,
pur difficile e a tratti doloroso, forse eravamo un pò
più insieme di prima".

Durante il Festival è stata presentata la testimonianza
di Paolo Anibaldi, medico chirurgo disabile dell'ospedale
di Rieti, costretto su una sedia a rotelle da quando aveva
17 anni nonchè Sindaco di Castel Sant'Angelo (RIETI) e
coordinatore Nazionale delle politiche dell'Handicap per
l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
Corpo libero!
Paolo Anibaldi è medico presso il reparto di Chirurgia
generale nell'ospedale di Rieti e opera sulla sedia a
rotelle. "Da bambino - dice il medico - pensavo che avrei
fatto il pilota da guerra o il chirurgo. Quando ho capito
che il mio avvenire sarebbe stato in sedia a rotelle,
mi sono preso un anno per riflettere e poi mi sono iscritto
a Medicina e ho scelto di fare il chirurgo. Dopo mi sono
organizzato. La carrozzina non è il mezzo di trasporto
del cervello. La carrozzina trasporta un corpo. Meglio
se il cervello resta sì attaccato al corpo ma che non
smetta di restare libero". Attuale sindaco di Castel Sant'Angelo,
in un'intervista ha dichiarato: "Rifiuto la parola problemi.
Non mi rappresenta come paraplegico, come persona, come
medico chirurgo, come sindaco senza partito. Se io parto
alzando il cartello dei problemi tutte le strade si chiudono,
non faccio un passo avanti, in nessuna direzione. Io posso
andare lontano, esattamente come te, a piedi o in carrozzina.
Posso andare ovunque. Sembra difficile? Sembra impossibile?
Ma si può volare. Non lo sai che si può volare? Chiunque
può volare.
E' ovvio: noi umani non abbiamo le ali e nessun uomo le
ha mai avute, e quindi non ci si può alzare in cielo.
Ma volare, si può in tanti modi liberi, partendo da sdraiati,
da in piedi, dalla sedia a rotelle, da ciechi, da vivi".
Appuntamento per l'edizione 2006
Ecco come la Cooperativa Sociale Nazareno presenta l'edizione
2006 del Festival. Il tempo che viviamo sembrerebbe essere
determinato dal senso del benessere e della bellezza.
In realtà questo è un tempo in cui siamo sottoposti ad
un moralismo che decide ed impone come si deve essere
fino al punto di voler determinare l'uomo che sarà. Ma
il cuore dell'uomo non è morto, non è ancora annientato.
E' questo cuore da cui si origina un'attrattiva per la
realtà, per il bello presente in ogni cosa che incontriamo.
Quel bello-vero cui anela ogni uomo e che andiamo riscoprendo
ogni giorno nel particolare di un volto, di uno sguardo,
di una carezza, di un affetto che nasce. E' solo il nostro
sguardo rigido e fortemente determinato dal pregiudizio
culturale e dal moralismo dominante che non ci fa riconoscere
più queste cose. Ebbene è proprio da questi particolari
che ci interessa ripartire, particolari che sono segno
di altro, di altro infinitamente grande che può compiere
ciò che nel nostro cammino più o meno faticoso cerchiamo
di raggiungere, per poter arrivare a dire, come leopardi,
"cara beltà..." E questo possiamo dirlo davanti a un fatto
presente.
Invitiamo tutti fin d'ora a partecipare alla 8° edizione
del Festival Internazionale delle Abilità differenti "Cara
beltà…" - Carpi, maggio 2006
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