L’oncologia ha fatto grandi passi avanti in questi ultimi 40 anni: un
tumore individuato in fase precoce, prima che possa coinvolgere altri
organi a distanza, è quasi sempre guaribile. Ma non si può dire lo stesso
quando i tumori si diffondono nell’organismo. Ed è proprio su questo
problema che si stanno focalizzando gli studi molecolari. AIRC ha
deciso di rafforzare il suo impegno economico per sostenere quei progetti
che puntano a bloccare le metastasi e quando è possibile, arrivare
a curarle.
Lemetastasi sono la prima
causa di morte per cancro e
derivano da alterazioni di
geni diversi che portano ad una progressiva
aggressività del tumore iniziale.
Gli studi sino ad oggi effettuati
hanno portato alla identificazione di
alcuni di questi geni, a stabilirne le funzioni
fisiologiche ed i relativi “guasti”,
ma per molti altri ancora mancano le
conoscenze.
La strada ora intrapresa dalla ricerca è
volta a chiarire i punti ancora oscuri in
quest’area per prevenire o curare all’esordio
la malattia metastatica, sviluppando
approcci terapeutici innovativi.
Il
primo obbiettivo è di conoscere meglio le cellule che
possono originare le metastasi: chi sono, dove stanno,
quali sono le caratteristiche che le rendono così maligne.
Recentemente vi sono state importanti scoperte, alcune
proprio in Italia in ricerche finanziate da AIRC. Sono
state identificate all’interno del tumore le cosiddette
cellule chiamate staminali del cancro, da non confondere
con le cellule staminali di cui si parla spesso.
Le cellule staminali cancerose, responsabili sia dell’insorgenza
che della progressione del tumore in una forma sempre
più maligna sono, come le staminali normali, cellule indifferenziate,
che però hanno subito una alterazione che fa loro assumere
un comportamento anomalo.
Perdono infatti una delle caratteristiche più importanti
delle cellule normali vale a dire la capacità di restare
localizzate nella sede prestabilita, utile nell’economia
dell’organismo.
Acquisiscono quindi nuove proprietà che permettono loro
di staccarsi dall’organo di appartenenza, di migrare e
di localizzarsi in nuove sedi creando un pericolosissimo
caos.
Nella nuova sede le cellule staminali cancerose, contrariamente
alle cellule del tumore originale che crescono a ritmo
vertiginoso, assumono un ritmo molto più lento, cadono
in uno stato di sopore che le rende ancora più pericolose:
i farmaci attuali infatti colpiscono solo le cellule in
attiva proliferazione.
Le cellule staminali cancerose si possono riattivare in
qualsiasi momento, sempre più aggressive. Queste recenti
scoperte ci hanno fornito le informazioni necessarie per
meglio affrontarle. Si è infatti appurato che le cellule
staminali cancerose hanno alcuni caratteri particolari
che le contraddistinguono, dei marcatori che le rendono
visibili. Questi marcatori possono rappresentare dei bersagli
selettivi per colpirle in modo mirato. Colpire specificatamente
questi bersagli permette di eliminare le cellule pericolose
che le terapie attuali non riescono a sradicare. Cellule
staminali cancerose sono presenti in diversi tipi di tumore
sia ematologici sia solidi e i marcatori su queste cellule
possono essere diversi.
Per ideare come colpire questi diversi bersagli è necessario
conoscere nei dettagli i meccanismi che regolano la loro
espressione per sviluppare modalità (farmaci o altro)
che si dirigano espressamente su di loro uccidendo la
cellula che li esprime. Un altro modo in studio per colpire
queste cellule è di affamarle quando giungono in una sede
in cui vogliono ricostruire il tumore, impedendo loro
di crearsi i nuovi vasi sanguigni necessari per il nutrimento.
Diversi farmaci antiangiogenesi sono in studio e alcuni
già in studi clinici sui pazienti. Anche farmaci in grado
di impedire la loro motilità sono oggetto delle ricerche
più attuali, come lo sviluppo di terapie immunologiche.
Queste ultime sono al centro di molte ricerche da svariati
anni con un alternarsi di speranze e delusioni.
Finalmente molto di recente alcuni studi hanno chiarito
perché in alcuni casi l’immunoterapia funziona e in altri
no. Sono state identificate sotto-popolazioni di cellule
del sistema immunitario efficienti nell’uccidere il tumore
ed altre invece che producono sostanze che ne stimolano
la crescita. Dal prevalere all’interno del tumore di una
o l’altra di queste sotto-popolazioni dipende se il tumore
viene bloccato o stimolato a progredire.