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In una piccola università di provincia studiano Gianfranco, Alessandra e Francesca, tre studenti disabili che hanno trovato servizi adeguati per poter seguire senza difficoltà il loro percorso didattico. Ma non solo servizi: anche sensibilità, capacità di ascolto, attenzione alle loro specifiche esigenze. La risposta dei piccoli centri alle grandi metropoli e ai mega-atenei.

Nella moderna Società della Conoscenza - la nozione è stata coniata dal Consiglio Europeo in occasione del summit di Lisbona del marzo 2000 - fondata sempre più sulla produzione e sulla trasmissione del sapere, la formazione “alta”, universitaria e post-universitaria, insieme con la ricerca, costituisce un fattore insostituibile per il processo di sviluppo e innovazione dell’intero Sistema Paese.

Da questo presupposto nasce l’esigenza, ormai irrinunciabile, di un rapporto solido e continuativo tra Università e territorio: in altri termini, è oggi necessario rispondere con prontezza ed efficacia alla domanda formativa che emerge dal territorio per realizzare un circuito di cooperazione tra sistema di formazione e sistema economico.

Ma l’Università italiana è davvero in grado di attuare questa progettazione strategica e ragionata dei corsi di studio? Non sempre, anzi quasi mai: di un modello di governance ormai desueto, le cui fondamenta sono rappresentate dalle grandi città e dai mega-atenei. Fortunatamente, le cose stanno cambiando: assistiamo, infatti, al moltiplicarsi dei Consorzi universitari, che, rispetto agli Atenei tradizionali, hanno un’impronta più spiccatamente territoriale e sono quindi in grado di interpretare e rivitalizzare gli apparati produttivi.

A capitanare questa “rivoluzione” sono le piccole città: una tra le esperienze più significative a livello nazionale è rappresentata dal CUR - Consorzio Università di Rovigo. Uno dei vantaggi del modello del Consorzio universitario è rappresentato dalle dimensioni: i Consorzi sono, in genere, piccole realtà e questo consente di garantire a tutti i loro iscritti, anche a coloro che presentano esigenze particolari, un’ampia gamma di servizi di qualità. Nel caso del CUR, una citazione meritano l’attività di orientamento - l’obiettivo è quello di offrire ai ragazzi tutti gli strumenti necessari ad intraprendere il percorso di studio più adeguato ai propri interessi e alle proprie capacità - e il servizio di tutorato - il tutor affianca e assiste lo studente e gli offre consigli sui più efficaci metodi di studio, indicazioni utili a colmare eventuali lacune di preparazione, organizzare il piano di studi, conoscere le opportunità di esperienze all’estero, etc. Una Università, quindi, a dimensione dei suoi studenti, che si sentono accolti in una struttura capace di “ascoltare” le loro esigenze e di dare quindi risposte personalizzate. Questo è di particolare importanza per gli studenti disabili. Di questo parliamo con Giorgio Marassi Presidente del Consorzio Università Rovigo.

Come ha reagito la sede universitaria di Rovigo alla presenza di ragazzi portatori di handicap?
La nostra sede ha reagito molto bene a questa nuova esperienza, anche se non possiamo negare difficoltà iniziali, soprattutto a livello organizzativo e assistenziale. La struttura è priva di barriere architettoniche, disponiamo di ampi corridoi dove le aule, gli uffici e i servizi sanitari sono facilmente raggiungibili. Siamo attrezzati con due ascensori che permettono il raggiungimento di tutti i piani dello stabile consentendo così anche alle persone con disabilità di accedere facilmente in qualsiasi luogo dell’Università. Oggi sono iscritti alla nostra Università tre studenti disabili, per i quali abbiamo attivato risposte e servizi specifici. Particolare attenzione abbiamo riservato alla loro sicurezza. Nelle ultime prove di evacuazione abbiamo studiato dei sistemi che in caso di emergenza ci permettano di portare in salvo ognuno di loro applicando metodi diversi di trasporto.

Come vengono affrontate le esigenze quotidiane di questi studenti? Gianfranco è al primo anno del Corso di Laurea in Diritto per l’Economia. A livello didattico ha bisogno di un assistente, gli viene preparato il materiale per studiare e cerchiamo con i docenti di organizzargli gli esami in modo che possa affrontarli al meglio. Da sottolineare che i nostri uffici sono aperti per qualsiasi informazione, anche per scambiare solo due chiacchiere, per essere vicini a loro nei piccoli problemi quotidiani. Per Francesca, studentessa non vedente iscritta al primo anno del Corso di Laurea in Educatore Sociale, Culturale e Territoriale, ci siamo organizzati in modo tale da fornirle tutto il materiale necessario per studiare in completa tranquillità; la sede centrale di Padova le invia audiocassette con il materiale del corso che sta frequentando ma anche qui a Rovigo ci siamo dotati di audio registratori che permettono di registrare eventuali lezioni. Alessandra è in carrozzina ed è praticamente autosufficiente: si muove senza difficoltà per tutto lo stabile. Non si fa spaventare da nessun ostacolo nè fisico nè psicologico. Siamo molto contenti di queste esperienze e dei rapporti personali che si sono instaurati con questi ragazzi, ma anche con tutti i nostri studenti. Studiare in una piccola sede universitaria presenta quindi dei vantaggi… Direi di si. Abbiamo la possibilità di seguire gli studenti in maniera attenta, di ascoltare le loro esigenze, di seguirli passo passo nello svolgimento del loro percorso didattico. Se a questo aggiungiamo una offerta formativa attuale, qualificata, studiata sulle reali esigenze del mercato, direi che le piccole sedi universitarie non hanno nulla da invidiare ai mega-atenei. Anzi.

 
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A cura della redazione
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