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Negli ultimi 15 anni, la ricerca nell’ambito delle Brain Computer Interface (BCI) ha evidenziato un rapido sviluppo: incoraggiati da una crescente consapevolezza delle necessità e delle potenzialità della popolazione disabile mondiale, dai progressi della ricerca e dalla diffusione su larga scala di calcolatori sempre più potenti ed economici, diversi gruppi hanno concentrato i loro sforzi nello sviluppo di tecnologie avanzate di comunicazione e controllo.
Sclerosi laterale amiotrofica, distrofia muscolare, sclerosi multipla, lesioni spinali o del tronco encefalico sono esempi di patologie che possono compromettere il normale controllo dei muscoli volontari privando il soggetto, nei casi più gravi, di ogni capacità di interazione con il mondo circostante. Il computer può almeno in parte sopperire ad alcuni dei disagi arrecati dalla disabilità a patto che questa non sia così grave da impedire anche l’utilizzo di questo strumento: è immediato comprendere come lo sviluppo di nuovi metodi di interazione con il calcolatore che ne permettano l’utilizzo anche ai disabili più gravi, possa estendere i vantaggi della tecnologia moderna. Nell’impossibilità di ripristinare le vie di comunicazione perse, allo stato attuale esistono tre principali tipologie di sistemi in grado di fornire un nuovo strumento di comunicazione ai soggetti affetti da gravi patologie del sistema motorio. Questi dispositivi di interfaccia uomo-computer sfruttano tre diversi segnali biologici come input per l’intero sistema; più precisamente, si fa riferimento a segnali elettro-oculografici, elettromiografici ed elettroencefalografici (EOG, EMG ed EEG). La prima soluzione consiste in un “enhancement” delle abilità connesse ai muscoli ancora sotto controllo.

Le persone che conservano il controllo del movimento oculare possono rispondere a domande oppure dare semplici comandi muovendo gli occhi: grazie alla presenza di un potenziale tra cornea e retina si può risalire alla posizione degli occhi mediante elettrodi posti sul viso dell’utente; l’interfaccia con il computer risulta poi immediata. Gli attuali sistemi operativi si basano su un’interfaccia grafica grazie alla quale è possibile svolgere quasi ogni tipo di operazione con il semplice utilizzo del mouse: stabilendo una relazione tra lo spostamento dello sguardo dell’utente e la posizione del cursore sullo schermo si può definire un’interfaccia uomomacchina. Una seconda possibilità è trovare nuove vie per i collegamenti neurali interrotti: nel caso di lesioni spinali si possono utilizzare segnali elettromiografici prelevati dai muscoli al di sopra del livello della lesione per comandare con elettrostimolazione diretta quelli interessati da paralisi. Questi ausili sono spesso efficaci anche in presenza di disabilità gravi; tuttavia presentano una seria limitazione richiedendo il controllo di almeno un muscolo volontario.

E’ evidente che quando vengono applicati a persone affette da patologie degenerative, con il peggiorare della malattia è necessario ricorrere a continui interventi di ricalibrazione dell’ausilio e, nonostante questo, le performance decadono inesorabilmente.

Alternativamente a questi metodi, si possono fornire al cervello nuove modalità di comunicazione che non culminano in un effettore muscolare: la BCI è appunto un sistema di comunicazione in cui i messaggi (o i comandi) che un utente manda al mondo esterno non vengono generati attraverso le normali vie di uscita rappresentate da nervi periferici e dei muscoli, bensì attraverso l’interpretazione di specifiche attività cerebrali che rileva e traduce in messaggi utili.

La definizione formale di BCI è “un’interfaccia tra cervello e computer è un sistema di comunicazione che non dipende dai normali canali di uscita costituiti dai muscoli e dai nervi periferici”. La maggior parte delle BCI si basano su particolari attività cerebrali rilevate con la tecnica dell’elettroencefalografia: questa tecnica, pur essendo meno accurata rispetto ad altre usate in diagnostica clinica, gode di una maggiore economicità e portabilità oltre ad essere del tutto non invasiva. Le attuali tecniche BCI utilizzano i segnali EEG rilevati con elettrodi posizionati sullo scalpo per stabilire un canale di comunicazione che va dall’utente al calcolatore. Una volta decifrati i comandi il calcolatore provvede a eseguire le diverse operazioni, quali ad esempio lo spostamento di un cursore sullo schermo, l’utilizzo di un’applicazione di word processing oppure l’attivazione di una protesi meccanica.

Il processo di comunicazione uomomacchina avviene attraverso questa procedura:
- attività spontanea o stimolazione del soggetto (ogni stimolo sensoriale produce dell’attività elettrica che viene proiettata alle corrispondenti aree sensoriali/ corticali);

- acquisizione del segnale EEG;

- elaborazione del segnale;

- classificazione del segnale: in base al riconoscimento di determinati parametri, il sistema classifica il segnale e invia una istruzione di output all’esterno.

Le problematiche più importanti che si riscontrano in questo tipo di applicazioni riguardano in particolare la fase di elaborazione e di classificazione del segnale che, per un’efficace applicazione, deve avvenire in tempo reale, a differenza del tradizionale approccio clinico con elaborazione dati a posteriori. Inoltre, oggi tutti i sistemi BCI sono composti in primo luogo da un elettroencefalografo clinico o prototipale dai costi assai elevati: da 20.000,00 euro (prototipi per BCI) a 35.000,00 euro (dispositivi per la clinica standard). Per ciò che concerne i segnali, quelli sotto riportati rappresentano gli approcci sperimentali finora seguiti. - Ritmo µ. A livello della corteccia sensori- motoria, nello stesso range di frequenza del ritmo alfa (7-13 Hz), il ritmo µ è associato all’attività motoria e diminuisce quando il soggetto si muove o ha intenzione di muoversi.

Con un opportuno sforzo mentale il soggetto può imparare a modificare l’ampiezza di questi due segnali: si può conseguire questo risultato, per esempio, richiamando qualche immagine molto stimolante o innalzando il livello di attenzione del soggetto. - Sincronizzazione/Desincronizzazione evento-correlata (ERS/ERD). Questi segnali EEG sono registrabili come incrementi (ERS) o decrementi (ERD) movimento-correlati in specifiche bande di frequenza. Sono maggiormente localizzati sopra la corteccia sensitivo- motoria e la loro ampiezza può essere modificata attraverso un opportuno processo di feedback. Questi segnali esistono anche nel caso in cui i movimenti siano semplicemente immaginati. Per Motor Imagery si intende l’attività cerebrale legata alla programmazione di un movimento senza un’effettiva esecuzione da parte del soggetto, per questo motivo non richiede alcun tipo di attività periferica dal momento che rappresenta essenzialmente un processo mentale di pianificazione e organizzazione preventiva indotta dalla volontà e non evocata dall’esterno.

La principale differenza tra movimento immaginato e movimento eseguito è che il primo è semplicemente lo stadio iniziale del secondo, la cui evoluzione è bloccata ad un non precisato livello cortico-spinale. - P300. Stimoli sensoriali (visivi, uditivi o somatosensoriali) inattesi o particolarmente significativi intervallati a stimoli poco significativi; tipicamente evocano sulla corteccia parietale un picco positivo con una latenza di circa 300ms dopo lo stimolo. Questo segnale è particolarmente evidente sulla linea mediana dello scalpo. - Potenziali evocati visivi (VEP) a breve latenza. I potenziali evocati visivi a breve latenza rappresentano una risposta esogena del cervello a rapidi stimoli visivi e sono registrati al di sopra della corteccia visiva ovvero presso la regione occipitale dello scalpo. - Potenziali corticali lenti (SCP, Slow Cortical Potentials).



I potenziali corticali lenti consistono in variazioni della polarizzazione corticale in registrazioni che durano da 300 msec a parecchi secondi. - Potenziali evocati visivi “Steady- State” (SSVEP). Essi rappresentano la naturale risposta del cervello a stimoli visivi modulati ad una specifica frequenza superiore ai 6Hz. Per frequenze di stimolazione inferiori ai 2Hz si parla di potenziali visivi transienti o VEP. L’SSVEP è caratterizzato da un incremento dell’attività EEG alla stessa frequenza di stimolazione. Il segnale è particolarmente evidente presso la regione occipitale dello scalpo. L’ampiezza del segnale SSVEP può essere regolata attraverso un efficace segnale di feedback fornito al soggetto.

Il WoWS! Lab operante all’interno del TBM Lab del Dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano è da alcuni anni attivo sul fronte dello sviluppo di dispositivi BCI. Un obiettivo perseguito e raggiunto all’interno del Laboratorio è stato l’ideazione e la realizzazione di un EEG portatile e a basso costo e delle dimensioni di un palmare che ben si presta alle specifiche applicazioni BCI. Gli obiettivi del prossimo futuro riguardano lo sviluppo di una user-driven Brain Computer Interface, basata sul protocollo ERD/ERS, per creare uno strumento realmente utile e usabile e non solo un dimostratore di ricerca.

La sfida di questa attività è di sviluppare un sistema multimodale facile abbastanza per essere integrato in un sistema domotico e di controllo della casa (migliorando la qualità della vita), telemonitoraggio di segnali vitali principali e utilizzabile anche come dispositivo di comunicazione. La ricerca è ancora molto da sviluppare, ma offre interessanti prospettive che vanno al di là del semplice ausilio. Grazie alla collaborazione con enti clinici e riabilitativi quali l’IRCCS “E. Medea” – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini (Lecco), l’IRCCS S. Lucia di Roma, e il Dipartimento di Neuroriabilitazione IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia, si stanno conducendo una serie di prove su pazienti per orientare ed ottimizzare lo sviluppo delle nuove generazioni di dispositivi ed algoritmi per una reale applicabilità su più ampia scala.
 
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A cura di:

Di Giuseppe Andreoni
Dipartimento di Bioingegneria – Politecnico di Milano

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