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La Fibrosi Cistica
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Esperienze ::..

L’esperienza di una mamma

Quando i medici mi hanno comunicato che la mia prima figlia aveva la Fibrosi Cistica mi sono sentita morire. Erano giorni che riflettevo su un cartello appeso nel reparto dell’ospedale che aveva la seguente dicitura: Organizzazione nazionale lotta contro la Fibrosi cistica.
Non avevo mai sentito quella strana parola che mi risuonava come eco nella testa.
Era l’anno 1993 e nessuna enciclopedia riportava quel termine.

Ne avevo sfogliate molte ma senza riuscire a trovare una risposta. Tutto questo nell’attesa di un verdetto che arrivò a breve.

A soli 42 giorni dalla nascita di mia figlia, ricevetti la notizia che sconvolse la mia vita.

Fui subito chiamata ad un ricovero con la bambina per imparare le tecniche terapeutiche che mi sarebbero servite a sostenere mia figlia nella sua quotidianità.
Il dolore di sapere che avevo messo al mondo una bambina con compromettenti problemi di salute era forte ed il senso di solitudine che lo accompagnava si tramutava in sensazioni psicologiche di ogni entità che spaziavano dal senso di colpa al terrore di perderla presto.

La vita che immaginavo avrei avuto con lei non esisteva più nella mia testa, restava soltanto un disperato desiderio di svegliarmi da un brutto incubo.
Ma non fu così. Era tutto reale.

La mia bimbetta stava male. Tossiva tutto il giorno e le infezioni batteriche al polmone non avevano atteso molto per farsi avanti. Dovetti presto imparare ad iniettare antibiotici per via intramuscolare e a riconoscere quanto estratto pancreatico farle assumere ad ogni poppata e spesso, con violenza, farle accettare l’idea di coprire il suo piccolo visino con la mascherina dell’aerosol e battere sulle pareti polmonari, tenendola a testa in giù, per farle staccare il muco che la faceva tossire continuamente.

La giornata non era altro che un impegno fisico e mentale costante e continuativo.

Con gli anni, grazie alla Ricerca, le giornate si sono alleggerite e anche se la malattia non è stata ancora debellata, i farmaci contribuiscono a rendere il decorso della malattia molto più lento.

L’impegno è sempre molto e le attenzioni che bisogna riservarle sono ancora molte ma oggi mia figlia ha 12 anni ed è diventata del tutto indipendente lasciando da diverso tempo spazio a me per altro.

Ho avuto anche una seconda bambina che grazie al prelievo dei villi coriali, ho potuto far nascere perché sana.

Il pericolo è sempre in agguato ma il problema è divenuto una costante della nostra vita e convive con noi come tutte le altre cose quali mangiare, bere, dormire ecc.
Nel 2000, sette anni dopo la nascita di mia figlia, mi dedicai alla creazione di un sito internet dedicato a tutte le persone nella mia medesima condizione psicologica.
Grazie ad una persona molto speciale e al suo aiuto è nato anche un forum di discussione che a quel tempo era sono un immenso deserto.

Sei mesi dopo qualcuno lo trovò e vi scrisse.
Si trattava di una donna adulta con fibrosi cistica.

Non mi sembrava vero….potevo parlare con lei di mia figlia e della sua esperienza personale con la malattia, dei suoi timori e soprattutto mi dava la forza di guardare avanti e di immaginare che anche mia figlia, forse, avrebbe potuto arrivare a divenire una donna.
Questa è una cosa che purtroppo non saprò mai, perché ogni giorno va vissuto intensamente in quanto il decorso della malattia non ha una tempistica precisa, ma la speranza che la ricerca continui il suo grande lavoro mi aiuta a vivere più serena.

Il sito internet che ho appena descritto si chiama fibrosicisticaitalia.it e ad oggi è divenuto una piazza di rilevanza internazionale e collabora attivamente con la Fondazione per la ricerca di Verona.
Il forum di discussione contenuto in fibrosicisticaitalia è ad oggi una vera e propria comunità virtuale gremita di persone visitato da ogni parte del mondo.

Sia genitori che pazienti affetti da FC, discutono delle loro esperienze trasmettendosi una solidarietà che io agli albori non immaginavo nemmeno.
La soddisfazione che oggi provo nel sapere che entrando in quella comunità, le persone vi restano e trovano tutto l’appoggio morale che cercano, è infinita; e da quella mamma spaventata che ero allora, mi sono trasformata in una persona agguerrita che dalla propria esperienza ha voluto trarre il massimo.

Di: Patrizia Nofi







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