Lo sviluppo delle fonti rinnovabili si
inserisce in un contesto di crescente
preoccupazione per i cambiamenti
climatici in corso nel nostro Pianeta, da molti
ritenuti imputabili alle emissioni dei GHGs.
L’Europa, aderendo al protocollo di Kyoto, si è
impegnata al 2012 ad una riduzione delle emissioni
di GHGs dell’8% rispetto alla produzione
del 1990. In sede di negoziazione comunitaria
all’Italia è stata imposta la riduzione del 6,5%.
L’Unione Europea è stata ancora più ambiziosa
ponendo al 2020 obiettivi più stringenti: la riduzione
del 20% di emissioni di GHGs; la produzione
del 20% di energia primaria da fonti rinnovabili;
l’utilizzo del 10% di biocarburanti nei
trasporti.
Gli obiettivi comunitari, seppure difficili da conseguire
per l’Italia, potrebbero senz’altro rappresentare
una sfida oltre che un’opportunità per lo
sviluppo di nuove tecnologie ed un contributo
alla realizzazione della diversificazione del mix
energetico.
Lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili
è promosso dal D.lgs 387/2003 in recepimento
della Direttiva 2001/77/CE del
Parlamento Europeo che definisce come rinnovabili
le seguenti fonti: eolica, solare, geotermica,
del moto ondoso, maremotrice, idraulica,
biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi
di depurazione e biogas; intendendo per
biomasse la parte biodegradabile di prodotti,
rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente
sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura
e dalle industrie connesse, nonché la
parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed
urbani.
In questo studio si analizza la potenzialità delle
fonti rinnovabili in Italia, valutandone punti di
forza e criticità attraverso una ricerca ed un’analisi
di dati provenienti da varie fonti autorevoli
(GSE, ENEA, ENEL, ANEV, UGI, ITABIA,
Legambiente).
Si è tenuto conto della produzione
di energia sia elettrica che termica. Per ciascuna
fonte rinnovabile è stata fatta una valutazione
degli impieghi attuali utilizzando i dati
pubblicati dal GSE per il 2006. Sono stati calcolati
trend di sviluppo a breve (2012) e lungo termine
(2020), facendo ipotesi ed assunzioni basate
sul confronto con altri paesi europei, sull’analisi
e la proiezione di serie storiche di sfruttamento
nazionale e sulle norme legislative ed i
finanziamenti previsti per gli anni a venire.
Inoltre è stato valutato il potenziale massimo
realizzabile senza considerare vincoli di tipo economico,
legislativo e di accettazione sociale considerando le disponibilità tecniche nazionali per
lo sfruttamento di ogni fonte.
Lo studio offre una valutazione, sia di natura
qualitativa che quantitativa, sul contributo effettivo
che le fonti rinnovabili potranno apportare
alla produzione energetica italiana e alla riduzione
delle emissioni di gas climalteranti.
Sono stati, quindi, ipotizzati degli scenari al fine
di stimare il contributo delle fonti rinnovabili
alla produzione di energia primaria per valutare
la fattibilità del raggiungimento degli obiettivi
europei.
L’idroelettrico
Oggi oltre il 20% della produzione di energia
elettrica mondiale proviene da centrali idroelettriche.
In aggiunta ai grandi impianti, che storicamente
caratterizzano il parco di generazione italiano, si
è sviluppato l’idroelettrico minore (Potenza <10
MW).
Si distinguono quindi il grande-idro ed il miniidro.
Gli impieghi attuali (Figura 1) sono pari a
13.500 MW che corrispondono a 6 Mtep calcolati
considerando 2.000 h/anno di funzionamento
per il grande-idro, e 2.600 MW corrispondenti
a 2,14 Mtep calcolati su 3.700 h/anno
per il mini-idro.
Per questa fonte si riportano proiezioni a breve e
lungo termine fondate su dati Legambiente (rapporto
2006). Nel calcolo del potenziale di energia
producibile al 2012 (breve termine) sono
considerati vincoli ambientali, economici ed
amministrativi, che si ipotizzano superabili nel
lungo periodo. Al 2020 è stato perciò considerato
il potenziale massimo realizzabile per il grande-
idro valutando l’aggiornamento degli impianti già in uso, la riattivazione di alcuni
impianti attualmente in disuso e l’istallazione di
sistemi per il recupero dell’energia dissipata nelle
ore notturne. E’ evidente che sebbene l’apporto
di tale fonte sulla produzione di energia totale
sia sicuramente rilevante, i margini di crescita
sono contenuti. Non vanno infine trascurati i
conflitti tra gli usi energetici e quelli primari
della risorsa idrica la cui disponibilità futura è
condizionata dal trend di cambiamento climatico
in cui stiamo vivendo.
La geotermia
La produzione di energia geotermica è suddivisa
nelle due componenti ad alta e bassa entalpia
che corrispondono rispettivamente alla produzione
di energia elettrica ed agli usi diretti del
calore (Figura 2).
Attualmente la potenza installata da fonte geotermica
è pari a 1.050 MW che corrispondono a
1,4 Mtep calcolati per 7.250 h/anno.
Per quanto riguarda in particolare l’alta entalpia,
in Italia concentrata totalmente nell’area toscana,
si considera una proiezione di crescita partendo
dal trend attuale per calcolare l’incremento
produttivo al 2012 e al 2020. Il potenziale
massimo realizzabile è stato invece stimato considerando
i dati ENEL relativi al miglioramento
dell’efficienza per le centrali esistenti, allo sviluppo
di altre centrali nell’area geotermica toscana,
fino a nuove esplorazioni anche in altre aree
come quella flegrea nell’Italia meridionale.
Dalla Figura 2 risulta evidente come un significativo
incremento della produzione energetica
sia legato allo sfruttamento della bassa e bassissima
entalpia; in particolare l’utilizzo delle pompe
di calore permetterebbe di svincolarsi dalla localizzazione
di flussi geotermici anomali, sfruttando la bassissima entalpia. Sono stati
utilizzati due scenari per l’uso diretto
del calore:
• al 2012 si ipotizza una crescita legata
allo scenario minimo di sviluppo;
• al 2020 si ipotizza il potenziale massimo
raggiungibile, considerando lo scenario
più ottimistico legato ad uno
sforzo istituzionale soprattutto nell’incentivazione
dell’installazione di
pompe di calore. La certificazione
energetica degli edifici potrebbe per
esempio essere fondamentale per lo
sfruttamento della bassissima entalpia.
L’eolico
L’eolico si presenta oggi come la fonte
di energia rinnovabile più dibattuta.
Attualmente in Italia sono installati
circa 2.000 MW, che corrispondono a
0,7 Mtep per un funzionamento medio
di 1.460 h/anno (ore di funzionamento
considerate in tutte le stime e i calcoli
successivi). Prendendo in considerazione
il trend di sviluppo storico di
questa fonte nel nostro paese ed i trend
europei si stima che al 2012 si potrà
raggiungere una potenza installata di
circa 5.000 MW (1,8 Mtep) per aumentare
fino a circa 8.000 MW (2,6 Mtep)
al 2020.
Il potenziale massimo, 4,9
Mtep, è stato individuato valutando i
piani energetici regionali o attraverso
stime per le regioni che non hanno
ancora presentato un proprio piano
energetico. La tecnologia eolica può
considerarsi matura garantendo un
costo competitivo del kWh; tuttavia il
freno allo sviluppo di nuovi parchi
eolici è ravvisabile in un iter burocratico-amministrativo che non permette
agli operatori una stima dei tempi di
realizzazione dell’opera. Per contro,
una maggiore chiarezza normativa e
procedurale potrebbe contribuire alla
crescita dell’energia prodotta dal vento
tanto da avvicinarsi al pieno sfruttamento
del potenziale offerto dal territorio
italiano.
Il solare fotovoltaico
L’energia prodotta con la tecnologia
fotovoltaica è di un ordine di grandezza
inferiore rispetto alle fonti precedentemente
analizzate (Figura 4); al 2006
sono installati circa 190 MW corrispondenti
a 0,008 Mtep per un funzionamento
pari a 600 h/anno.
Si ipotizza che gli anni 2007 e 2008
possano rappresentare lo “start-up” di
questa tecnologia; è stata dunque stimata
una crescita di circa il 300% al
2007. La figura 4 differisce dalle altre in
quanto la stima a lungo termine ed il
potenziale massimo non sono state elaborate
per un’eccessiva complessità;
infatti il cambiamento tecnologico, in
continuo sviluppo, potrebbe determinare
un incremento enorme ed inestimabile
della produzione di energia
elettrica dalla fonte solare.
L’unica stima effettuata è dunque al
2012, distinguendo la produzione al
Nord ed al Centro-Sud. A partire dal
2007, ipotizzando un incremento
annuo del 50%, al 2012 si potrebbe
raggiungere una potenza installata di
circa 1.400 MW, stima verosimile se
confrontata con i dati del “Conto Energia” che prevede incentivi fino a
1.200 MW al 2012.
Il solare fotovoltaico presenta rilevanti
opportunità di sviluppo. La tecnologia
ancora non matura determina, però,
costi molto elevati. Il fotovoltaico è,
per questo, una fonte oggi altamente
incentivata, nonostante l’apporto irrisorio
alla produzione energetica nazionale.
Solo evoluzioni tecnologiche ed
industriali determinanti potrebbero
giustificare il forte incentivo.
Il solare termico
Attualmente in Italia, “il Paese del
sole”, sono installati circa 360 MWth
pari a 0,03 Mtep; cioè solo lo 0,7% dell’intera
popolazione nazionale sfrutta
l’energia termica del sole per la produzione
di acqua calda sanitaria.
Anche per il solare termico, come per il
fotovoltaico, le stime di produzione
sono di un ordine di grandezza inferiore
rispetto all’energia prodotta dalle
altre fonti.
Per le stime a medio e lungo termine,
ipotizzando un incremento del 25%
annuo, nel 2012 si raggiungerà l’attuale
media europea, riuscendo ad istallare
circa 1.700 MWth, pari a 0,12 Mtep
che potrebbero crescere fino a 10.000
MWth (0,73 Mtep) al 2020 (Figura 5).
Mentre per il fotovoltaico è necessario
uno sviluppo tecnologico che ne renda
vantaggioso lo sfruttamento, per il
solare termico il problema in merito
alle stime di crescita riguarda la superficie
disponibile, la logistica e l’incentivazione legata all’istallazione.
L’installazione e lo sfruttamento dei
pannelli solari non sono costosi e l’impatto
ambientale è sicuramente contenuto.
In Italia esiste purtroppo una
scarsissima sensibilizzazione collettiva.
Nuove opportunità nell’ambito della
climatizzazione degli edifici legata alla
certificazione energetica potrebbero
spingere verso un incremento dello
sfruttamento del solare termico.
Le biomasse
Le biomasse sono intese come la parte
biodegradabile dei prodotti, rifiuti e
residui provenienti dall'agricoltura
(sostanze vegetali ed animali), dalla silvicoltura silvicoltura
e dalle industrie connesse e
dalla parte biodegradabile dei rifiuti
industriali ed urbani.
La potenza installata di energia da biomassa
è oggi pari a 7.300 MW pari a
4,04 Mtep (Figura 6) di cui 1.200 MW
riferiti alla generazione elettrica.
Ipotizzando una superficie coltivabile
in Italia pari a circa 2,5 Mha, si calcola
la produttività secondo diversi scenari
di coltivazione: dalla coltivazione totale
ad erbacee a quella esclusivamente
ad oleose, passando per un mix del
50% del territorio ad erbacee e 50% ad
oleose.
Risulta evidente (Figura 7) che
le erbacee (per esempio colture di
miscanto, pioppo, eucalipto) dalle
quali si ottengono biocombustibili solidi
hanno un rendimento energetico
superiore rispetto alle colture oleaginose
(girasole, colza ecc.) utilizzate per
ottenere biocombustibili liquidi (biocarburanti).
Per la determinazione
degli scenari si ipotizza che tutto il territorio
disponibile sia dedicato a colture
erbacee-lignocellulosiche (la scelta
italiana relativa all’impiego del territorio
per colture erbacee-lignocellulosiche
piuttosto che per le oleaginose è di
natura strategico-politica). Dalla Figura
6 risulta evidente come il potenziale di
crescita della produzione di energia da
biomassa è molto alto e, rispetto agli
impieghi attuali, le possibilità di utilizzo
potrebbero quintuplicare al 2020.
Seppure lo sfruttamento delle biomasse
creerebbe opportunità in zone rurali,
va considerato che l’alta frammentazione
delle risorse potrebbe generare
problemi di natura gestionale. E’ necessaria
pertanto un’organizzazione seria e
concertata che ne permetta lo sviluppo,
anche attraverso sinergie intersettoriali
e la realizzazione di filiere, per
evitare rischi ambientali che potrebbero
derivare dallo sfruttamento indiscriminato
del territorio.
Discussione e conclusioni
Nel grafico della Figura 8 sono riportati
gli impieghi attuali, le stime al 2012,
al 2020 ed il potenziale massimo realizzabile
per tutte le fonti, in modo da evidenziarne
il contributo totale alla produzione
energetica nazionale:
• Energia da biomasse e da fonte eolica
presentano le stime di produzione
più significative, sia in valore assoluto
che come incremento a breve e
lungo termine.
• L’energia solare è oggi quasi ininfluente
nel paniere energetico ma,
offrendo un enorme potenziale di
crescita, può rappresentare una soluzione
per un futuro ben oltre quello
di Kyoto e degli obiettivi europei pur
essendo nel breve periodo vincolata
da costi di produzione troppo elevati.
• Geotermia e idroelettrico, fonti sfruttate quasi al limite delle loro potenzialità
nel nostro paese, non possono
invece presentare potenziali importanti.
Per quanto riguarda i vincoli di riduzione
delle emissioni di gas climalteranti,
sfruttando le fonti rinnovabili,
sono state calcolate le emissioni di CO2
evitate (Figura 9). Il grafico riguarda la
sola produzione di energia elettrica. Ad
oggi il contributo delle fonti rinnovabili
porta ad un risparmio di 37 Mt di
CO2, che diventerà di 48 Mt nel 2012 e
di 73 Mt nel 2020.
Dati i recenti obiettivi comunitari,
sono stati ipotizzati due scenari per
individuare quanto la produzione di
energia da fonti rinnovabili possa incidere
sul bilancio energetico al 2006, al
2012 e al 2020 (Figura 10). Nel primo
scenario si suppone un incremento
dello 0,9% annuo di produzione da
fonti rinnovabili, mentre nel secondo,
più ambizioso, si considera il contributo
del risparmio energetico ipotizzato
pari allo 0,2% annuo. Si noti che, pur
considerando lo scenario più ottimistico,
l’Italia è ben lontana dall’obiettivo
comunitario del 20% di energia prodotta
da fonti rinnovabili. Questo deve
far riflettere sull’importanza del rapporto
tra obiettivi ed effettive potenzialità
e dimostra come gli obiettivi debbano
essere tarati rispetto alle effettive
potenzialità dei paesi.
E’ dunque fondamentale
che i negoziati europei ed internazionali sulla determinazione di
obiettivi vincolanti siano condotti con
la consapevolezza del potenziale effettivo
esprimibile da ciascuno Stato.
Cosa sarebbe necessario a livello nazionale
per sviluppare la produzione energetica
da fonti rinnovabili; quali difficoltà
ed ostacoli da rimuovere? Su cosa
bisogna puntare per vincere la sfida?
E’ importante indirizzare gli incentivi
verso le fonti che realmente necessitano
di un sostegno per lo sviluppo e che
possano in maniera concreta contribuire
alla produzione energetica nazionale.
Non bisogna trascurare la necessità di
un quadro normativo snello e chiaro.
Troppo spesso il lento ed incerto iter
burocratico-amministrativo tende a
disincentivare gli investitori.
E’ fondamentale, infine, una responsabile
sensibilizzazione dell’opinione
pubblica sui reali problemi e le concrete
alternative disponibili per risolverli.
Master in Gestione delle Risorse
Energetiche
L’industria dell’energia avverte sempre
più la necessità di avvalersi di professionalità
con formazione multidisciplinare
e sensibilità per le tematiche
ambientali. In questo contesto, laureati
presso università italiane e straniere
possono trovare impiego nelle attività
connesse direttamente o indirettamente
alla gestione delle risorse energetiche,
in un momento in cui il Paese sta
favorendo gli investimenti nel settore e
ha aperto alla concorrenza i mercati dell’energia elettrica e del gas. Pertanto,
un programma finalizzato all’apprendimento
di metodologie integrate di
ricerca, produzione e gestione delle
risorse energetiche non può che
ampliare considerevolmente le opportunità
professionali dei giovani laureati
nel mondo del lavoro.
In questa ottica Safe, dopo il successo
delle precedenti edizioni, organizza il
Master in “Gestione delle Risorse
Energetiche” in collaborazione con le
principali società operanti nel settore
dell’energia, con prestigiose università
italiane e straniere e con le istituzioni.
Il Master offre a brillanti laureati un
programma di formazione professionale
multidisciplinare di alto livello nel
campo della ricerca, produzione e
gestione delle risorse energetiche in un
contesto di sostenibilità ambientale. La
particolare struttura del corso favorisce
la crescita del flusso informativo tra gli
operatori, sia pubblici che privati, le
autorità centrali e periferiche e dà
luogo ad un importante momento di
incontro e di scambio tra il mondo
accademico, l’industria e le istituzioni.
Il Master si svolge nell’arco di nove
mesi, per un totale di 600 ore, comprendenti
lezioni in aula, seminari specialistici,
esercitazioni, workshop, progetti
applicativi e visite a siti operativi.
Il programma del Master è articolato su
moduli per aree tematiche, integrati da
esercitazioni pratiche e case studies. Nei
moduli introduttivi vengono forniti gli
strumenti necessari ad un potenziamento
delle capacità organizzative e
comportamentali dei partecipanti, tecniche
di apprendimento, comunicazione,
team building e team working, project
management. Viene fornita anche
una formazione di base relativamente
alla gestione economico-finanziaria e ai
processi direzionali dell’impresa (general
management).
I successivi moduli
analizzano il quadro strategico, economico
e normativo del settore energetico-
ambientale, in Europa e in Italia.
Vengono quindi analizzati gli aspetti
tecnici, gestionali ed ambientali relativi
a tre settori strategici dell’industria: “oil
& gas”,“energia elettrica” e “fonti rinnovabili”.
Nel primo, “oil & gas”, vengono
affrontate le principali tematiche
relative a esplorazione, produzione, trasporto,
stoccaggio, raffinazione e trading.
Nel secondo, “energia elettrica”, si
analizzano i nuovi scenari che i processi
di liberalizzazione stanno delineando.
Vengono forniti gli strumenti tecnici,
normativi e contrattuali per operare
nei nuovi assetti del mercato. Nel successivo
modulo vengono analizzati gli
aspetti tecnico-gestionali della produzione
di energia da “fonti rinnovabili”
(es. idroelettrica, geotermica, solare,
eolica, biomasse, waste to energy) e le
prospettive future in un contesto di sviluppo
sostenibile.
Nel corso del programma
sono previsti workshop multidisciplinari
finalizzati alla valutazione
di progetti, investimenti, iniziative in
campo energetico e ambientale.
I partecipanti, con un lavoro in team,
realizzano progetti applicativi che
riprendono e integrano tutte le tematiche
affrontate nel corso, simulando
lo sviluppo tecnico e la sostenibilità
economico-finanziaria di un piano di
azioni strategiche di società operanti
nel settore. In collaborazione con le
imprese, il programma è arricchito da
incontri con il Top Management e da
visite a laboratori, impianti di perforazione,
campi produttivi e raffinerie,
centrali termoelettriche e impianti di
fonti rinnovabili, sistemi di trasporto
e stoccaggio. Sono previsti stage presso
aziende, istituzioni e università che
partecipano all’iniziativa.
Per ulteriori informazioni:
SAFE
Sostenibilità Ambientale Fonti Energetiche
Master in Gestione delle Risorse Energetiche
Via Duchessa di Galliera, 63
00151 Roma
Tel. 06.53272239- Fax 06.53279644
www.safeonline.it