Il trapianto di midollo – cellule
staminali è il trattamento standard,
cioè consolidato, per diverse neoplasie
onco-ematologiche ed è ora in corso
di valutazione per il trattamento di
malattie autoimmuni severe includenti
la sclerosi multipla. E’ provato che il
trapianto di cellule staminali ematopoietiche
possa ristabilire un sistema
immunitario difettoso nei pazienti
con malattie autoimmuni.

Il trapianto
di cellule staminali ematopoietiche da
donatore compatibile (trapianto
allogenico) comporta un trattamento
cronico con farmaci immunosoppressivi
per prevenire la reazione da trapianto
contro l’ospite ed è gravato da un
elevato tasso di complicanze anche
severe e pericolose per la vita; il
trapianto autologo, procedura che
comporta l’utilizzo delle cellule staminali
del paziente stesso, presenta un tasso
di complicanze nettamente inferiore
rispetto all’allogenico: le cellule staminali
infatti sono del paziente stesso e non
vi è quindi il problema del rigetto o
della reazione da trapianto contro
l’ospite.
Nel luglio 2006 abbiamo pubblicato
su DA l’articolo: “trapianto di cellule
staminali ematopoietiche autologhe
nella sclerosi multipla” (pag: 21-25);
riprendiamo l’argomento cellule staminali
aggiornando l’esperienza del
nostro ospedale nella sclerosi multipla.
Il trapianto delle cellule staminali sia
ematopoietiche autologhe, cioè provenienti
dallo stesso paziente, sia
allogeniche, provenienti da donatore
compatibile è una pratica, come
abbiamo detto, standard nella cura di
molte malattie oncoematologiche ed è
da questa primaria e consolidata
esperienza che abbiamo intrapreso la
nuova via di ricerca in stretta collaborazione
con i colleghi specialisti del
settore neurologico.
La sclerosi multipla
è una malattia infiammatoria cronica
demielinizzante mediata da un disordine
del sistema immunitario.
Le cure attualmente disponibili si
basano su cortisonici, su sostanze
immunomodulanti come l’interferone
beta, su sostanze immunosoppressive
ed antiproliferative come il mitoxantone
e più recentemente anticorpi monoclonali come il natalizumab.
Molti pazienti rispondono in modo
favorevole a questi trattamenti, tuttavia
una parte di essi presenta andamento
più o meno rapidamente ingravescente
con peggioramento sia della sintomatologia
motoria che cognitiva, ed è per
questo motivo che devono essere
esplorate nuove possibilità di cura.
Se alla base della sclerosi multipla vi è
un difetto del sistema immunitario
che aggredisce il sistema nervoso, in
teoria la possibilità di “cambiare” il
sistema immunitario del paziente
porterebbe ad una remissione della
malattia neurologica. Ma come
cambiare il sistema immunitario? La
possibilità teorica è quella del trapianto
allogenico di cellule staminali; il
paziente viene sottoposto ad un trattamento
chemioterapico con alte dosi di
farmaci associati o meno a radiazioni
che distruggono in modo irreversibile
il suo sistema immunitario e tale sistema
viene poi ricostituito mediante il
trapianto di cellule staminali dal
donatore che attecchendo nel midollo
osseo rigenerano un nuovo sistema immunitario identico a quello del
donatore, quindi sano e non più
aggressivo, ma tollerante nei confronti
del sistema nervoso.

Tuttavia il
trapianto allogenico di cellule
staminali è una procedura che
comporta ancora oggi un elevato tasso
di severe complicanze anche mortali e
se può essere proposto per pazienti
con malattia a rischio di morte a breve
termine, come alcune forme di
leucemia acuta ad alto rischio, non
può essere proposto per pazienti con
malattia pur invalidante, ma non a
prognosi infausta per la vita a breve
termine come la sclerosi multipla.
Se
escludiamo il trapianto allogenico
come possibilità di cura della sclerosi
multipla è possibile utilizzare il
trapianto delle cellule staminali
ematopoietiche autologhe, procedura
più “semplice” e gravata da un minor
numero di complicanze?
E’ noto ormai da molti anni che una
forte immunosoppressione con farmaci
e/o radiazioni seguita da trapianto di
cellule staminali ematopoietiche autologhe
può essere considerata come una possibilità terapeutica per gravi
malattie autoimmuni.
Nel precedente report su DA nel 2006
avevamo scritto che il trapianto di
cellule staminali autologhe era stato
eseguito su un numero ancora ridotto
di persone: circa 250 pazienti con
sclerosi multipla erano stati trattati
con trapianto di cellule staminali
autologhe; in un recentissimo lavoro
di Mancardi e Saccandri (1) pubblicato
sulla prestigiosa rivista Lancet
Neurology viene riportato che i
pazienti trattati a tutt’oggi sono oltre
400; quindi l’esperienza trapiantologica
nella sclerosi multipla sta lentamente,
ma continuamente progredendo a
livello mondiale.
Deve essere sottolineato
che circa il 60-70% dei pazienti
sottoposti a trapianto autologo non
presenta progressione in un periodo di
follow - up di almeno tre anni, ed
anche il quadro neurologico studiato
con Risonanza Magnetica evidenzia
miglioramento e stabilizzazione delle
lesioni neurologiche. Venendo
all’esperienza personale di trapianto di
cellule staminali nella sclerosi multipla,
il paziente già riportato in DA nel
2006 e sottoposto a trapianto nel
2005, ha continuato a migliorare
senza più richiedere la terapia
farmacologica specifica; il miglioramento
non solo motorio, ma anche
cognitivo è attestato anche dalla
capacità che il paziente ha avuto in
questi ultimi anni di scrivere un libro
di poesie che gli è stato poi pubblicato.
L’applicazione della procedura
trapiantologia come precedentemente
descritta è stata eseguita ad una seconda
paziente di 35 anni con sclerosi multipla
e non più responsiva ai trattamenti
farmacologici standard. Il trapianto è
stato eseguito nel gennaio 2008; il
follow - up clinico è breve, ma ci
consente comunque di affermare che
il quadro clinico/neurologico è
stazionario senza fare uso di farmaci
specifici e tale quadro correla con la
scomparsa dei segni di attività della
malattia alla RMN di controllo.
Anche in questo caso, come il
precedente, al termine del trapianto
autologo la paziente è stata inserita in
un programma di fisioterapia riabilitativa.
E’ tutt’ora in corso una terza
procedura di trapianto autologo in un
paziente di 45 anni affetto da SM
risultato resistente a Beta-interferone,
copolimero e terapia immunosoppressiva
con mitoxantrone. Il caso clinico
è di particolare interesse essendo la
malattia molto estesa e ben documentata
iconograficamente e si spera di
poter ben documentare i miglioramenti.
La procedura trapiantologica
da noi adottata fa riferimento al
protocollo di ricerca multicentrico,
sotto l’egida dell’European Group for
Blood and Marrow Transplantation
dal titolo “High dose immunoablation
and autologous stem cell transplantation
versus mitoxantrone
therapy in severe multiple sclerosis: a
multicenter, prospective, randomized,
single blinded, phase III study”
coordinato dai Proff. Saccandri
(ematologo, Firenze) e Mancardi
(neurologo, Genova), sottoposto al
nostro comitato etico ed in attesa di
approvazione.
In questo protocollo la
procedura trapiantologica con cellule
staminali autologhe viene confrontata in modo randomizzato con la terapia
immunosoppressiva con mitoxantrone.
I criteri di inclusione nel protocollo di
studio sono: pazienti con sclerosi
multipla, EDSS score: 3.5-6.5, età
18-50 anni, forme secondarie
progressive con o senza ricadute, o casi
con remissioni-ricadute con
peggioramento documentato di
EDSS durante l’anno precedente,
nonostante il trattamento immunomodulante
o immunosoppressive e
presenza di una o più lesioni alla
RMN. Nonostante i risultati promettenti
del trapianto autologo nella
sclerosi multipla restano alcune limitazioni:
la prima è che questo tipo di
cura non guarisce completamente la
malattia e la seconda è la sua potenziale
tossicità con una mortalità dell’1-2%,
anche se tale percentuale è in continua
diminuzione, migliorando le
conoscenze e le capacità di gestire le
complicanze del trapianto.
Tuttavia, deve essere ricordato che il
trapianto di cellule staminali
autologhe nella sclerosi multipla ha
dimostrato di poter sopprimere il processo infiammatorio e di poter
arrestare la progressione della
sintomatologia neurologica sia
motoria che cognitiva nel 60-70%
dei pazienti con sclerosi multipla
severa (1-3). Questi risultati devono
essere di incoraggiamento per i
pazienti e di stimolo per i medici a
continuare la ricerca in questo
campo.
Bibliografia
1. Mancardi G., Saccaridi R. Autologous
hematopoietic stem-cell transplantation
in multiple sclerosis. Lancet Neurol
2008; 7: 626-36
2. Wijmeersch B.V., Sprangers B., Dubois
B. e alt. Autologous and allogeneic
hematopoietic stem cell transplantation
for Multiple Sclerosis: Perspective on
mechanisms of action. Journal of
Neuroimmunology 2008; 197: 89-98
3. Shevchenko Y.L., Novik A. A.,
Kuznetsov A. N. e alt. High-dose
immunosuppressive therapy with autologous
hematopoietic stem cell transplantation
as a treatment option in
multiple sclerosis. Experimental
hematology 2008; 36: 922-928.