La divulgazione della matematica sta
diventando un processo spontaneo; verrebbe
la tentazione di dire che la matematica
si divulga da sola! Ma perché ciò
accada occorre saper vedere con occhi
diversi, accompagnare il percorso anche
con altri linguaggi, ad esempio la letteratura
o l’architettura, oppure con altre
strategie come ad esempio la costruzione
di modelli o i giochi.
Soprattutto
non bisogna dimenticare che quello
della comprensione della matematica (e
quindi della sua divulgazione) è un problema
da sempre presente che dovrebbe
essere eliminato a partire dalle scuole.
Vecchio e annoso problema, che ci
porta però verso altre importanti questioni:
al legame tra scuola e politica, tra
cultura e politica, argomenti per i quali
occorrerebbero ampi spazi e nei quali -
almeno in questo contesto - non
vogliamo addentrarci. Ci teniamo però
a dire che la divulgazione matematica
dovrebbe far parte della metodologia
didattica curricolare all’interno delle
varie scuole. Imparare a leggere una
bella pagina di matematica o di letteratura
che parli di matematica costituisce
un ottimo modo per presentare agli studenti
una disciplina non sempre particolarmente
amata (per usare eufemismi)
e per avvicinarli ad essa.
Ma come mai si sente oggi questo bisogno
di divulgare la matematica? Non
certo solo per i risultati OCSE PISA,
nei quali, in questo ultimo anno, emerge
tra l’altro che il deficit in inglese ha
superato l’ormai classico deficit in
matematica.
E allora? Quasi che la consapevolezza
che una conoscenza settoriale
- o peggio una “non conoscenza” -
non consenta di carpire e di comprendere
l’essenziale anche nelle scelte di
vita quotidiana. Il legame della matematica
con le altre discipline e il suo
coinvolgimento in altri contesti culturali
è ormai scontato e la presenza della
matematica in numerosi problemi quotidiani
non scandalizza più nessuno.
Oggi si parla di matematica dappertutto
anche negli ambiti più impensabili.
Matematici che scrivono romanzi o
testi di divulgazione, ma anche scrittori
che inseriscono nei loro racconti teorie
avanzate (citeremo, in seguito, un
esempio attuale) o, ancora, come accade
nel libro “La solitudine dei numeri
primi” di Paolo Giordano, dove viene
usata una conoscenza matematica raffinata
- come quella della distribuzione
dei numeri primi - per descrivere un
concetto difficile e delicato come la
solitudine.
Aggiungiamo che sono
sempre più i romanzi (da “Delitti pitagorici”
al “Senso di Smille per la neve”,
da “La formula del professore” a “Una
certa ambiguità”) nei quali si incontrano
teoremi o problemi o storia della
matematica o teorie matematiche; e se
questo può suscitare curiosità e interesse,
che ben vengano.
La divulgazione matematica avviene -
oggi - anche attraverso una “rilettura”
di opere del secolo scorso, ad esempio
gli scritti di Primo Levi, Italo Calvino,
Leonardo Sinisgalli e Carlo Emilio
Gadda che sono grandi divulgatori di
concetti matematici attraverso lo strumento
a loro più consono: il racconto!
“Il prato” di Calvino è un esempio
notevole sulla teoria degli insiemi e
anche “La notte dei numeri” a proposito
degli errori di approssimazione
numerica. Ma veniamo all’oggi!
Momento in cui non si ritiene più
sconveniente - neanche come scelta
economica - quella di inserire in libri
di lettura “normali” (e non solo nel
titolo) nozioni di matematica, addirittura
nelle riflessioni di uno dei protagonisti,
che, per di più riempiono
diverse pagine. Ci riferiamo, ad esempio,
al libro “La ragazza che giocava
con il fuoco” di Stieg Larsson (un giallo
tra i libri più letti del momento) che
quasi si apre con pagine nelle quali la
protagonista, non matematica, sta leggendo
un libro di matematica e dopo il
teorema di Pitagora riflette con entusiasmo
sulla scoperta di Euclide:
“un numero perfetto è sempre un
multiplo di due numeri, dove il primo è
una potenza di 2 e il secondo è costituito
dalla differenza tra la successiva potenza
di 2 e 1.
Era un perfezionamento
dell’enunciato di Pitagora e lei ne intuì le
infinite combinazioni:
6=21x(22-1) 28=22x(23-1) ... 8128=24x(25-1)
Avrebbe potuto continuare all’infinito
senza trovare nessun numero che infrangesse
la regola. Era una logica che dava
soddisfazione al suo senso dell’assoluto.
[…] Quindi arrivò al capitolo su Pierre de
Fermat, il cui enigma matematico la
lasciò perplessa. D’altra parte Fermat
aveva fatto impazzire i matematici per
quasi quattrocento anni prima che un
inglese di nome Andrew Wiles nel 1993
riuscisse a risolvere il suo rompicapo.
[…] Lisbeth Salander era perplessa. In
realtà non era interessata alla risposta. Il
punto era come risolvere il problema.
Quando qualcuno le metteva davanti un
enigma, lei era abituata a risolverlo...”
Vale la pena di sottolineare che queste
pagine numerose e così specifiche
nulla tolgono al racconto ma arricchiscono
la descrizione del personaggio e
in qualche modo l’autore - non matematico
- contribuisce alla divulgazione
della stessa e a combattere i timori
che, come sempre, solo il parlarne
suscita.
In un momento - come quello che
stiamo attraversando - in cui le certezze
vengono meno, la conoscenza è
fondamentale e ancor più lo è la conoscenza
scientifica perché comprendere,
scegliere, riconoscere e soprattutto
saper controllare gli errori, sono competenze
e capacità fondamentali che
ogni cittadino dovrebbe possedere, ma
soprattutto che ogni cittadino dovrebbe
essere in grado di usare in modo
coerente, equo e coscienzioso.
Divulgare la matematica significa,
infatti, anche approfondire il concetto
di verità, di rigore, di coerenza.
Con il
passare dei secoli, il rigore lascia il
posto alla coerenza, l’esattezza lascia il
posto all’approssimazione, all’ottimizzazione.
L’approccio qualitativo viene
sostituito dall’approccio quantitativo
(sarebbe di grande interesse approfondire
anche questo aspetto, ma ovviamente
in un altro momento e con
tematiche diverse).
La cosa particolarmente interessante è
che queste importanti metamorfosi
sono rilevabili in diversi contesti culturali
nello stesso periodo storico. In
realtà durante i primi decenni del
secolo scorso si assiste ad un momento
di intenso afflato culturale grazie ai
grandi cambiamenti che avvengono
all’interno di quasi tutti gli ambiti
disciplinari: dalla musica alla pittura,
dalla matematica alla fisica, dalla filosofia
all’architettura, la nascita di
nuove discipline (quali la logica e la
psicanalisi) e di nuove teorie, nuove
tendenze artistiche e architettoniche e
questa contemporaneità non è un
caso. Sempre i grandi cambiamenti o
le grandi rinascite hanno avuto un’estensione
trasversale (un esempio storico
illuminante si ha durante il
Rinascimento).
Cambiare il punto di riferimento
significa anche la possibilità di più
punti di vista, significa non avere una
sola regola, una sola verità: la “verità
assoluta” lascia il posto ad una “verità
relativa” (può essere utile pensare alle
opere di Pirandello, e per altri versi a
quelle di Picasso).
Ma avere più possibilità
e più punti di vista non è facile
perché implica una conseguenza importante: la capacità di scelta! E -
come afferma, tra gli altri, lo storico
Imre Toth - scegliere è difficilissimo
perché la libertà di scelta è prerogativa
dell’uomo veramente libero!
Emblematica, per sottolineare la
necessità del ripensamento e del cambiamento
in questo periodo storico, è
la lettera che Kandinskij scrive a
Schönberg nel 1911, dove sottolinea
questo mutamento contingente e
comune: «In questo momento vi è nella
pittura una forte tendenza a cercare per
una via costruttiva la “nuova” armonia,
per cui l’elemento ritmico viene montato
in forma pressoché geometrica. Sia per
la mia sensibilità che per il mio impegno
concordo solo in parte con questa via.
[…] Penso infatti che l’armonia del
nostro tempo non debba essere ricercata
per via “geometrica”, ma al contrario
attraverso una via rigorosamente antigeometrica,
antilogica. Questa via è
quella delle “dissonanze nell’arte”, quindi
tanto nella pittura quanto nella
musica. E la dissonanza pittorica e
musicale “di oggi” non è altro che la consonanza
di “domani”».
Avere una lettura storica delle varie
discipline - soprattutto di quelle
scientifiche - è fondamentale e aiuta a
cogliere non solo le motivazioni e gli
sviluppi delle varie teorie ma evidenzia
che - come afferma lo storico della
matematica Pietro Nastasi - “la conoscenza
scientifica che l’uomo ha della
realtà è qualcosa che si produce nel
tempo, ossia è una produzione
umana, non data “a priori”, non calata
dall’alto di un misterioso e inaccessibile
iperuranio, e questa produzione
si realizza in un certo contesto sociale,
economico, politico e culturale di cui
le idee della Scienza sono figlie”.
Privilegiare tale approccio, significherebbe
non rilegare la conoscenza della
matematica al solo aspetto sintattico -
che poi è quello che crea maggiori difficoltà
negli studenti - ma presentarla
come linguaggio e quindi dotata
anche degli aspetti semantici e pragmatici.
Ricordiamo che il dialogo con la
matematica e, più in generale, con le
scienze è stato al centro di un importante
dibattito culturale che ha il suo
momento di ascesa durante gli anni
cinquanta, periodo nel quale un
intenso tentativo di unificare le due
culture (quella umanistica preposta
alla divulgazione e quella scientifica
privilegio di pochi isolati) fu sollecitato,
proposto e difeso strenuamente da
studiosi e letterati tra i quali, in particolare,
vogliamo ricordare Leonardo
Sinisgalli che, in tale direzione, viene
considerato un promotore.
Leonardo Sinisgalli in tutta la sua vita
e nella sua produzione si è occupato
con grande competenza di architettura,
arredamento, design, letteratura
ma è stato anche un grande cultore
della matematica che viveva come
qualcosa di necessariamente e poeticamente
legato alla realtà.
Il Centro PRISTEM dell’Università
Bocconi di Milano, in occasione del
centenario della nascita di Leonardo
Sinisgalli, ha dedicato a questo autore,
che incarna in maniera significativa la
ricerca culturale ad ampio raggio, l’ultimo numero della collana Note di
Matematica, Storia, Cultura dal titolo
“Un “Leonardo” del Novecento:
Leonardo Sinisgalli (1908-1981)”, a
cura di Gian Italo Bischi e Pietro
Nastasi.

Sinisgalli, ingegnere e letterato, è profondamente
convinto del legame che
unisce i vari saperi: “Io non ho mai
pensato che la matematica e la meccanica
siano la stessa cosa della poesia…
Quello che ci trovo in comune è una tensione
dell’intelligenza, e la felicità nella
fatica, nello sforzo... Nel sonetto c’è
molto di più di quello che c’è scritto. E
in una macchina c’è molto di più di
quello che è disegnato. Sono forse
entrambi dispositivi capaci di produrre
energia e di trasformarla, di trasfigurarla”.
Siamo in un periodo in cui le industrie
si fanno carico dell’aspetto culturale
e dell’importanza della conoscenza
e pubblicano riviste di grande spessore
con l’aiuto e la collaborazione di
firme illustri tra le quali oltre Sinisgalli
- lo ripetiamo - sono presenti, tra gli
altri, Calvino, Pirandello, Gadda e
Levi.
Sinisgalli, in particolare, con
questa visione universale dei saperi,
supera gli ambiti e i linguaggi e si riferisce
direttamente alle strutture ed è lì
che disegna i legami e le reti che, a
questo punto dell’indagine, sono evidenti.
Egli non disdegna di parlare di
argomenti scientifici, in particolare di
matematica, utilizzando un linguaggio
a dir poco “fiorito”.
È ciò che fa infatti
nel 1944, in Furor Mathematicus,
per descrivere una superficie matematica:
“Chi me l’avrebbe detto che nella
forma dei lupini, ingrandita convenientemente,
io avrei visto un giorno realizzato
il sogno di Gauss, il sogno di una
geometria non euclidea, una geometria
barocca, come mi piace chiamarla, una
geometria che ha orrore dell’infinito?
Ma proprio l’altro ieri ho fatto la conoscenza
con un simulacro molto più complesso
della forma dei lupini, La
Superficie romana di Steiner… io dicevo,
è un frutto romano, come il carciofo.
Ma Severi, Conforti e Fantappié ne
enumeravano invece tutte le magnifiche
proprietà: quattro cerchi generatori, tre
poli tripli, un’area calcolabile per integrali
razionali e poi non so quali altre
diavolerie. A me sembrava sentir Linneo
parlare dei carciofi… La Superficie
romana di Steiner sembrava lavorata
dall’aria e dalla luce di Roma, come un
bel ciottolo di travertino: era una spugna
di calcare con tre buchi, tre acciaccature,
tre cavità. Una forma con tre
gobbe, una borrominata, ecco tutto”.
A questo punto occorre ricordare che
ci sono altri modi per divulgare la
matematica partendo dal presupposto
- da sempre negato - che di matematica
si può e si deve anche poter parlare.
Ne ricordiamo tre che sono alcune
delle direzioni nelle quali si muove il
Centro PRISTEM (della Storia abbiamo
già accennato): i Giochi, la
Modellizzazione e “Matematica
e…”; ognuna di queste chiavi di lettura
avvicina ai bordi delle altre discipline
ed è ovvio che sono i confini che
comunicano e parlano tra loro.
L'obiettivo è la comunicazione e la
divulgazione della matematica attraverso
riviste e pubblicazioni quasi
sempre comprensibili ad un vasto
pubblico, ma anche la formazione e
l’aggiornamento dei docenti e degli
studenti tramite l’organizzazione di
convegni e di corsi a loro dedicati.
La divulgazione matematica avviene
anche attraverso il “gioco” che, lo
ripetiamo, se usato adeguatamente,
può diventare uno strumento metodologico
di notevole impatto nella
didattica della matematica. I giochi
matematici da sempre sono stati utilizzati
per l’intrattenimento degli ospiti
(in particolare nelle corti e nelle case
dei grandi mecenati): sono noti ad
esempio i problemi e i giochi di Piero
della Francesca e di Leon Battista
Alberti.
I giochi matematici - organizzati
dal Centro Pristem dell’Università
Bocconi di Milano - coinvolgono,
ogni anno, nelle diverse manifestazioni
- oltre 36000 studenti nei giochi di
primavera e circa 120.000 studenti
per i giochi d’autunno; studenti che si
confrontano e si sfidano risolvendo
quesiti risolubili esclusivamente con
ragionamento, logica, intuizione.
In
questi ultimi tempi i giochi coprono
una vasta area internazionale e durante
le gare, oltre ad una sana competitività
e giustamente alla voglia di vincere,
quasi si tocca con mano la gioia di
incontrarsi e anche di applaudire il
proprio compagno di classe entrato in
finale. Questo è proprio un bel modo
per far comprendere che la matematica
non è un mostro spaventoso ma
affrontata in un certo modo può
anche far divertire.
Anche se i matematici sembrano in
larga parte un pò restii, le esperienze
condotte mostrano che basta allontanarsi
da una lettura fatta esclusivamente
attraverso formule ed usare linguaggi
comuni, cercare le strutture
portanti, per accorgersi che ci sono
delle chiavi di lettura che facilitano il
dialogo; uno di questi - ad esempio -
è il concetto di modello che è ormai
patrimonio di ogni ambito disciplinare
e consente una trasversalità importante
all’interno della conoscenza.
L’approccio alla matematica attraverso
la modellizzazione recupera la valenza
multimediale della conoscenza, in
quanto il modello non è patrimonio
esclusivo del linguaggio matematico; è
l’unione di tre mondi, quello dell’interpretazione
(più legato all’astratto),
quello della descrizione (che lega l’astratto
al concreto) e quello della realizzazione
(più legato al concreto, alla
realtà).
La costruzione di un modello
implica questi fondamentali passaggi
mentali e pratici, incisivi in qualsiasi percorso di studio e/o di ricerca poetica
e/o scientifica.
Un ultimo esempio significativo con il
quale concludiamo la nostra riflessione
è offerto da “Matematica e…”: questo
è il titolo del ciclo di conferenze
che, in questo anno accademico, il
Centro PRISTEM ha dedicato agli
studenti dell’ultimo anno delle scuole
secondarie superiori. La matematica si
apre alle altre discipline. Il corso ha
previsto un ciclo di conferenze-dibattito
su temi quali Matematica e…
Clima, Musica, Arte e Architettura,
Gioco, Medicina, Letteratura; una
scelta dettata dai tempi (che non sono
infiniti), anche se ovviamente sono
possibili altre tipologie di incontri prevedibili
successivamente. Facciamo
riferimento ad un esempio specifico tra
quelli elencati ovvero all’apertura e al
legame, ormai ovvio, tra Matematica e
Architettura, ricercato attraverso convegni,
pubblicazioni e scritti di ogni
genere. In questo ambito le chiavi di
lettura sono diverse: sovrana tra tutte è
la forma, ma non ultimo il modello e
lo sviluppo storico.
Evidente è in
Architettura, ad esempio, l’uso di regole
e nozioni matematiche ben precise
(la più nota è la sezione aurea), ma nel
secolo scorso, con lo sviluppo della tecnologia
e in seguito all’uso di nuovi
materiali, si osserva l’utilizzo di curve
quali: parabole, catenarie, spirali, cardioidi,
ecc. che meglio rispondono alla
funzione richiesta degli, ormai noti,
cerchi, ellissi e ovali. La magia di un
fiocco di neve con la sua forma perfetta
(diversa da fiocco a fiocco), la distribuzione
dei petali di un fiore e delle
foglie in una influorescenza arborea
che conta - da fine conoscitore della
matematica - usando i numeri di
Fibonacci; la perfetta tensione e - a
volte - l’impressionante forma delle
lamine saponate a partire dalle affascinanti
bolle di sapone che hanno attratto
infiniti nasini all’insù e infiniti occhi
che correvano dietro il loro movimento
di altrettanto felici, sorridenti e
divertiti bimbi, totalmente ignari delle
affascinanti regole matematiche che
regolano il loro divertimento.
Tutto
questo - scene di vita quotidiana - è
spesso stato fonte di ispirazione e per
gli studiosi di matematica e per i ricercatori
di forme architettoniche. Queste
metamorfosi determinano l’avvento
del “non” anche nella scelta della
forma, che si discosta dalle consuete
funzioni cosiddette “continue e derivabili”.
La forma “osa” e, attraverso l'uso
dei punti critici e - direbbe un matematico
- di “non derivabilità”, offre
visioni fantastiche quasi oniriche che
ormai oggi gli stessi architetti criticano
definendole “non architetture”, “non
musei” ma opere d’arte da ammirare
nella loro complessità e nella loro esteriorità.
Ci piace concludere con due pensieri
diversi a proposito del legame tra Arte
e Matematica (o più in generale tra
Arte e Scienza). Il primo è quello di
Luigi Pirandello che nel 1908 affermava
“ogni opera di scienza è scienza e
arte, come ogni opera d’arte è arte e
scienza. Solo, come spontanea è l’arte
nella scienza, così spontanea è la scienza
nell’arte. Già l’ispirazione che è il
movente iniziale della fantasia, è istintivamente
ed essenzialmente logica così
nell’arte come nella scienza”.
Il secondo, particolarmente significativo
è di Le Corbusier, uno dei più
grandi architetti del secolo scorso, il
quale osservava: “Per l’artista
Matematica non significa scienze matematiche.
Non si tratta necessariamente
di calcoli ma della presenza di una
sovranità; una legge di infinita risonanza,
consonanza, ordine.
Il rigore è tale
che l’opera d’arte ne è una conseguenza,
che si tratti di un disegno di Leonardo,
della stupenda precisione del Partenone,
del ferreo e impeccabile gioco della cattedrale,
dell’unità che realizza Cézanne,
della legge che determina l’albero, splendore
unitario di radici, tronco, rami,
foglie e fiori. Nulla è casuale in natura.
Quando si è capito che cosa sia la
Matematica, in senso filosofico, la si scoprirà
in tutte le opere. Il rigore, la precisione
sono il mezzo per trovare la soluzione,
la ragione dell’armonia”.
