

Perché l'Italia possa sviluppare la propria vocazione produttiva
di Paese ad alta tecnologia, è indispensabile che si formi e si
consolidi una sufficiente "massa critica" di cittadini acculturati
scientificamente.
La divulgazione scientifica era considerata,
sino a pochi anni or sono, con
un certo grado di sufficienza, o addirittura
con aperta ostilità, all’interno
di alcune comunità scientifiche.
Il contrasto con la consapevolezza largamente
diffusa del rilievo che la
scienza, e in particolare la matematica,
assume sempre più nella vita economica,
nel mondo della finanza, o nella
produzione di oggetti tecnologici assai
sofisticati presenti nella vita d’ogni
giorno, è solo apparente. Anzi, proprio
la necessità di operatori scientifici
altamente qualificati suggerisce l’uso
di criteri di selezione molto severi, con
un netto privilegio della qualità rispetto
alla quantità. Molti oggi, dunque,
sono indotti a guardare alla divulgazione
scientifica in modo diverso:
come un tentativo importante e da
condurre con razionalità paragonabile
a quella che dobbiamo usare nella
ricerca, contrastando il generare di
una società ove la diffusione dei più
raffinati prodotti tecnologici sia
affiancata da un uso quasi magico di
essi.
Una società ove le straordinarie possibilità
offerte dalla “rete” si manifestino
in modo eminente nella possibilità
di fruire delle risposte in “tempo
reale”.
Per la matematica, uno strumento
importante di divulgazione è,
da sempre e tradizionalmente, la storia.
Ma parlare di storia “tout court”
è semplicistico e forse fuorviante. La
storia e la filosofia della scienza negli
ultimi quaranta anni hanno completamente
modificato l’immagine tradizionale
di come la scienza si sviluppi
e di quale sia il significato della
conoscenza scientifica. Sono oramai
considerati essenziali (per il procedere
e per l’indirizzo della ricerca) fattori
che nel passato venivano esclusi,
come i contesti culturali, istituzionali
e sociali in cui gli scienziati vivono,
nonché le loro predilezioni individuali
per l’una o l’altra filosofia della
natura. Storicamente la cultura scientifica
nel nostro Paese ha sempre
goduto di una minore considerazione
ed attenzione rispetto a quella umanistica,
sia da parte delle istituzioni,
sia da parte della gente comune.
Questo tuttavia non ha impedito a
molti, in passato, di scoprire e coltivare
in proprio la passione per le
discipline scientifiche, studiarle, approfondirle, sperimentare, ed in
molti casi ottenere risultati eccellenti
nei rispettivi campi (come dimostrano
i numerosi premi Nobel italiani).
Molti tra i fisici, i chimici, gli ingegneri,
i medici ed i biologi di oggi
hanno probabilmente iniziato da piccoli
in questo modo, spinti su questa
strada dal fascino che alcuni fenomeni,
esperimenti, libri, o perfino
immagini viste in TV, avevano suscitato
in loro. Purtroppo però la situazione
è drammaticamente peggiorata
nell'ultimo decennio: non solo perché
sono via via diminuiti gli stimoli
e le fonti di ispirazione che potevano
far sorgere e mantenere vivo l'interesse
per la scienza nei ragazzi, ma anche
perché il livello culturale di base fornito
dal nostro “Sistema Educativo”
sembra essersi abbassato sensibilmente.
Diffondere capillarmente la cultura
scientifica significa dunque garantire
ai cittadini l'effettivo esercizio dei
diritti democratici. Inoltre, la grande
dimensione degli investimenti necessari
per lo sviluppo della ricerca
scientifica e per la messa a punto
delle applicazioni più avanzate impone
la piena coscienza da parte dei cittadini
del carattere fondamentale che
questi fattori rivestono per lo sviluppo
civile ed economico e, quindi, dell'opportunità
di mantenere alto il
tasso delle risorse destinate alla ricerca
di base e applicata. In tale contesto,
un ruolo rilevante è svolto dalle
nuove tecnologie della comunicazione
e dalle reti telematiche secondo
una logica di “Sistema” e quindi
come una rete integrata di comunicazione
e di collaborazione, tale da
garantire sia il collegamento dei vari
soggetti impegnati nella diffusione
della cultura scientifica, sia l’interfaccia
con i possibili fruitori, l'utenza
scolastica in primo luogo. Una rete
quindi indispensabile non solo per
favorire la continuità e la proficuità delle collaborazioni e degli scambi -
che pure è esigenza fisiologica capitale
- tra i diversi soggetti del Sistema e
tra questi e le Agenzie e i Centri
internazionali, ma anche per garantire
il trasferimento dell'elaborazione e
dei pacchetti di informazione e/o
comunicazione approntati a un’utenza
potenzialmente illimitata.
La digitalizzazione
dei contenuti ha trasformato
e trasformerà sempre più i tradizionali
canali dell’informazione
dirottandoci verso una prospettiva
telematica della comunicazione, il
che coinvolge in prima persona gli
attori delle informazioni ma senza
dubbio anche gli spettatori.
Estendere le competenze in questi
settori a tutti i livelli formativi, dalla
scuola all’università, diventa pertanto
sempre più un’esigenza per consentire
lo sviluppo delle potenzialità offerte
e aumentare capillarmente la capacità
di usufruire dei prodotti esistenti
e di crearne altri. Nella pluralità degli
obiettivi che determinano l'apertura
di canali di collegamento con la realtà
esterna, quello con il mondo della
ricerca scientifica assume un significato
particolare. Occorre non solo
lavorare per raggiungere unità nella
cultura, ma per elevare il livello generale
della comprensione e della conoscenza
dell’intero Paese.
Per questo
dobbiamo incentivare la diffusione
della cultura scientifica e tecnica per
attivare la capacità critica dei cittadini.
Una parte importante per recuperare
e volgere al meglio questo interesse
può e deve venire dalla comunità
scientifica, dalla sua capacità di
parlare alla società, di fare intendere i
suoi percorsi, il suo impegno, i risultati
delle sue ricerche.
Uno fra gli argomenti di discussione
all’interno della comunità scientifica
ripetutamente sollevato è la responsabilità
che gli scienziati devono assumersi
per le ricadute sociali del loro
lavoro, e per assicurarsi che questo
non finisca per danneggiare altre persone.
L'evoluzione della documentazione e
comunicazione scientifica esplicita
alcuni tratti fondamentali dell'interazione
tra scienza e società, in particolare,
per quanto riguarda le discussioni
su argomenti scientifici o tecnologici
grande attualità o di interesse generale;
sull’informazione scientifica
verso i media ed i problemi correlati;
per la segnalazione di materiale informativo
e/o didattico (libri, siti
Internet, programmi televisivi, eventi
ed iniziative, purché attinenti al tema
della divulgazione in campo scientifico
o tecnologico); per la discussione su
metodi didattici innovativi applicabili
all'insegnamento o alla comunicazione
di argomenti scientifici; sui metodi
quantitativi per la valutazione delle
conoscenze trasmesse ed acquisite ed
in generale su qualsiasi argomento o
tema che possa contribuire, in maniera
diretta o indiretta, alla diffusione
della cultura scientifica.

L’esigenza
comunicativa è parte integrante della
vita di ogni “animale sociale”, come ci
ha definiti Aristotele, poiché nel
comunicare è implicita la compartecipazione,
la condivisione dei sentimenti.
Il problema della divulgazione
scientifica, cioè della conoscenza diffusa
di cos’è e come procede la scienza
e dei suoi risultati, è diventata oggi
una questione strategica per tre ragioni:
la società attuale dipende sempre
più dalla scienza e dalle sue applicazioni;
le persone sono chiamate sempre
di più a prendere posizione (con il
voto, con i sondaggi, con i comportamenti)
su questioni sulle quali la
scienza e le sue applicazioni hanno
molta influenza; la conoscenza e la
comprensione della natura della scienza
e dei suoi risultati è estremamente
limitata, non solo nelle persone qualunque
ma anche nella classe dirigente.
Il problema della divulgazione
scientifica non riguarda soltanto le
scienze della natura ma anche le scienze
che si occupano degli esseri umani.
Nonostante la maggiore debolezza
delle scienze umane rispetto alle scienze
della natura, oggi conosciamo abbastanza
del comportamento umano e
delle società umane e questa conoscenza
deve essere divulgata e resa
accessibile in quanto è proprio la natura
delle società umane, di come funzionano
e di come cambiano nel
tempo, che contribuisce in modo
determinante a rendere la realtà attuale
così poco comprensibile. Del resto i
nuovi modelli dei fenomeni complessi
e i relativi strumenti di indagine
(modelli matematici, simulazioni al
computer), che possono essere usati
come importanti strumenti di divulgazione,
si applicano in ugual modo ai
fenomeni naturali e ai fenomeni
umani e sociali. E' necessario allargare
gli strumenti e le vie della divulgazione
scientifica al di là dei musei e delle
città della scienza, delle riviste di
divulgazione scientifica e delle trasmissioni
televisive. Bisogna pensare a
nuovi usi delle biblioteche/mediateche
come "case della tecnologia", "case
dell'apprendimento flessibile" e "case
delle simulazioni".
Bisogna sfruttare
l'enorme potenziale delle nuove tecnologie
digitali dal punto di vista della
divulgazione (computer, multimedialità,
Internet), ad esempio mettendo le
simulazioni nei musei scientifici e
creando siti web con compiti e obbiettivi
di divulgazione scientifica.
Bisogna integrare la divulgazione con
la formazione. Per fare un esempio
riferito alle scienze dell'uomo, nelle
scuole l'insegnamento tradizionale
della storia deve essere sostituito da un
insegnamento che abbia come obiettivo
esplicito la comprensione della
società attuale e che studi il passato
delle società umane per giungere a questa comprensione. Questo è possibile
solo se gli strumenti di formazione
e di divulgazione si integrano tra
loro. Le nuove tecnologie digitali
ampliano di molto le potenzialità
comunicative e educative delle immagini
visive e dell'interattività e rendono
questi canali comunicativi di
importanza cruciale dal punto di vista
della divulgazione rispetto al canale
tradizionale costituito dal linguaggio
verbale. Le attività di divulgazione
debbono investire in questi nuovi
canali comunicativi per tradurre queste
potenzialità in realtà.
La divulgazione
non può più passare esclusivamente
o prevalentemente attraverso
testi e qualche figura, tabella o grafico,
o attraverso i documentari scientifici,
ma deve passare attraverso immagini
visive, animazioni, realtà virtuale, e
simulazioni. Le simulazioni al computer
sono uno strumento cruciale della
nuova divulgazione, sono modelli teorici
di fenomeni della realtà, naturali e
umani espressi non più, come quelli
tradizionali, con parole o formule
matematiche ma come programmi di
computer. Le simulazioni possono
essere ottimi strumenti di comunicazione,
apprendimento e divulgazione
in quanto l’utente vede i fenomeni
simulati sullo schermo del computer
e, soprattutto, agisce sulla simulazione,
cioè modifica le condizioni e i
valori dei parametri, e osserva le conseguenze
di queste sue azioni. La
scienza oggi pervade ogni singolo
ambito della nostra vita, dalle scelte in
campo medico a quelle energetiche,
dalla gestione urbanistica del territorio
alle grandi reti di trasporto. Dal
momento iniziale della vita di un individuo,
e ormai ben prima di esso, fino
agli ultimi istanti, la scienza è diventata
il paradigma di riferimento costante
e continuo della società contemporanea.
Plasma i rapporti sociali, pone
le basi per lo sviluppo e la crescita dei
popoli e dei Paesi, propone costantemente
nuove tematiche, nuove
domande cui spesso non abbiamo
neppure gli strumenti filosofici per
rispondere, per non parlare di quelli
giuridici e politici. Non è possibile
oggi scegliere di non comunicare la
scienza, dai suoi fondamenti fino alle
sue applicazioni. Ed è molto importante
sottolineare questo punto. Non
sono solo le applicazioni scientifiche
che vanno raccontate e comunicate. Il
prezzo da pagare, in questo caso, è una
percezione pubblica che vede la scienza
contemporanea solo come tecnologia.
La produzione di conoscenze, il
metodo scientifico che consente di
procedere, il percorso di confronto,
verifica, accettazione e rifiuto di una
certa ipotesi interpretativa, l’avanzare
per approssimazioni, sono elementi
fondamentali dello sviluppo culturale
contemporaneo, senza la comprensione
dei quali non c’è sviluppo, non c’è
cultura, non ci sono neppure diritti.
Oggi non si divulga, oggi si comunica.
E questa differenza semantica porta
con sé un approccio intellettivo completamente
diverso.
Chi comunica fa
uno sforzo, cerca punti di contatto,
cerca di identificare nel proprio interlocutore
quegli elementi di comune
interesse, siano essi generazionali, culturali,
sociali, politici, intellettuali, per
stabilire un contatto, per riuscire proficuamente
nello scambio di saperi,
per confrontare il proprio sapere,
anche quello esperto, con i saperi non
esperti, i saperi laici, che molto spesso
anche nella storia passata sono stati
alla base di interessanti intuizioni e
ispirazioni.
Anche la matematica e la fisica degli
anni recenti possono essere comunicate.
Ne sono stati convinti scienziati
illustri, come Albert Einstein, e dopo
di lui il Premio Nobel per la fisica
Richard Feynman, che hanno dimostrato
come fosse possibile rendere
accessibili i concetti fondamentali alla
base di queste teorie anche a non
esperti “intellettualmente normodotati”.
Non è obiettivo della comunicazione
trasformare l’intero pubblico di
non esperti in fisici e matematici. E’
però preciso dovere sforzarsi di far
comprendere il percorso intellettuale,
il lavoro collettivo e il senso dell’impresa
scientifica che è alla base della
moderna concezione del mondo.
La scienza non è solo un agglomerato di
formule, e se è vero che (come ci ha
insegnato Galileo) la matematica è il
linguaggio in cui è scritta la natura,
non per questo dobbiamo ridurre
tutto al solo linguaggio. Fare ricerca,
in molti casi, costa ed i fondi, soprattutto
nelle ricerche di base, sono perlopiù
di natura pubblica. Stanziare
fondi per la ricerca significa fare delle
scelte strategiche. E se la ricerca non è
percepita come strategica per la popolazione,
anche solo sotto il profilo di
un arricchimento intellettuale e sociale,
per quale motivo dovrebbe essere
sostenuta con i soldi di tutti? C’è poi
un altro aspetto importante. Per fare
ricerca ci vogliono cervelli sempre
nuovi, possibilmente piuttosto brillanti.

Ma le persone brillanti, in una
società caratterizzata da un vero e proprio
overload di informazione, sono
contese tra molti campi. Per attirarle
alla ricerca, oltre naturalmente a prospettive
concrete è necessario anche
rendere la ricerca attraente, far comprendere
che prendere parte a un progetto
significa una sfida quotidiana
affascinante e che la scienza è un’impresa
cui è molto gratificante prendere
parte. Una strategia che stanno
applicando tutti i paesi emergenti
dalla Cina all’India, e che ha come
risultato un affollamento di domande
per entrare nelle facoltà scientifiche.
Con la possibilità da parte di queste
ultime di selezionare i migliori, i più
promettenti tra gli studenti e di poter
così puntare alla formazione di una
classe scientifica motivata, interessata
e fiduciosa, pronta a entrare nella
comunità internazionale della ricerca,
e quindi a contribuire allo sviluppo e
alla crescita dei propri paesi. Dal passaggio
da un’economia basata sulla
produzione industriale ad un’economia
orientata all’informazione e alla
conoscenza (knowledge-based economy)
è scaturito il rafforzamento dei
legami tra scienza e tecnologia e tra
queste e il mondo produttivo.
Soprattutto nelle aree più dinamiche e
in quelle soggette a processi di riconversione
industriale, il mondo della
ricerca e l’industria hanno consolidato
i loro rapporti, promuovendo il processo
di trasferimento tecnologico e lo
sfruttamento commerciale dei risultati
della ricerca.
Al contrario, nelle aree in
ritardo con lo sviluppo il mondo della
ricerca e quello produttivo instaurano
dei legami occasionali ed estremamente
limitati, sia perché è presente una
domanda che non riesce a far emergere
i propri bisogni d’innovazione, sia
perché gli enti pubblici di ricerca sono
incapaci di identificare le esigenze tecnologiche
e d’innovazione delle
imprese. Perché l'Italia possa sviluppare
la propria vocazione produttiva di
Paese ad alta tecnologia, è, dunque,
indispensabile che si formi e si consolidi
una sufficiente "massa critica" di
cittadini acculturati scientificamente.
Senza tale massa critica, possono
continuare ad aversi fenomeni isolati
di grandi scienziati, ma non è possibile
edificare una società industriale,
nè post-industriale, caratterizzata da
un ampio sviluppo di servizi nel
settore terziario avanzato. Una capillare
diffusione della cultura scientifica
è, infine, indispensabile al cittadino
consumatore di prodotti a elevato
contenuto di tecnologia, data la possibilità
di indurre i produttori, mediante
scelte discriminanti, a fornire prodotti
di qualità.