

E’ auspicabile che le campagne di comunicazione sulla salute vengano affidate a professionisti competenti, esperti della salute ma anche della comunicazione, professionisti informati sui continui risultati provenienti dalla ricerca in questo campo.
La comunicazione sulla salute è lo studio
e l'uso di strategie di comunicazione
per informare e influenzare le decisioni
individuali e della comunità con
lo scopo di migliorarne la salute; è uno
strumento sociale di collegamento tra
il vasto settore della comunicazione
con quello complesso della salute
(Piotrow, 1997). Tra i suoi strumenti
rientrano le campagne di comunicazione
sulla salute, iniziative rivolte alla
comunità con lo scopo di promuovere
o sensibilizzare gli individui rispetto
ad un determinato comportamento o
atteggiamento oppure rispetto ad un
servizio (mettendone in luce aspetti
positivi); iniziative create per influenzare
l’agenda pubblica, sollecitare politiche
e programmi, promuovere cambiamenti
sociali (Hornik, 2002).
Sono oggetto delle campagne di
comunicazione sulla salute numerosi
problemi di natura sanitaria e sociale.
Tra i principali rientrano problemi
quali la diffusione delle malattie a trasmissione
sessuale (tra cui l'HIV), le
gravidanze indesiderate, l’abuso di
alcol o droghe, i problemi alimentari
(sovrappeso/obesità, anoressia/bulimia,
etc.), il fumo, gli incidenti stradali,
gli incidenti domestici; così come
le campagne vaccinali e quelle di prevenzione
secondaria per diagnosi precoce.
Gli ambiti d’intervento possono
riguardare a vario titolo l'insieme dei
fattori personali, ambientali, sociali,
economici, gli stili di vita, e anche fattori
condizionanti l’accesso ai servizi
sanitari e sociali; in altre parole, i
cosiddetti determinanti della salute
(Snyder, 2004).
In questi ultimi 25 anni è progressivamente
cresciuto l’interesse verso le
campagne di comunicazione, tanto da
renderle una “consuetudine” nell’ambito
del rapporto comunicativo tra
istituzioni e cittadino, come elemento
necessario agli sforzi volti a migliorare
la salute pubblica e personale.
(Jackson, 1998). Non a caso Healthy
People 20101, che si pone ambiziosi
obiettivi in tema di salute, è articolato
in 28 aree di interesse e l'undicesima
invita a puntare sulla Health
Communication.
Questo entusiasmo,
fortunatamente, è stato affiancato da
un crescente interesse scientifico
intorno alla valutazione del reale
impatto di queste iniziative, nell’ipotesi
che non solo le campagne potessero
fallire, ma che nel farlo potevano
addirittura creare un danno (Cho,
2007). Solo di recente, infatti, si parla
di valutazione di efficacia (effectiveness)
e di dimensione degli effetti (size
effect) delle campagne mediatiche.
Negli USA le campagne di comunicazione
sulla salute hanno un effetto
medio stimato intorno a 5 punti percentuale;
risultati analoghi sono stati
osservati in Europa (Grilli, 2002). Per
campagne diverse si va da un successo
dell'1-2% fino ad un massimo del 15-
17%. Tale variabilità dipende da più
fattori, come l'argomento trattato o il
livello di impegno richiesto al target.
La promozione di nuovi comportamenti
ha in media una maggiore efficacia
rispetto agli inviti all’abbandono
di comportamenti già acquisiti
(Snyder, 2004). Le campagne sull’uso
delle cinture di sicurezza, quelle sull’igiene
dentale e quelle sulla riduzione
del consumo di alcol nella popolazione
adulta hanno dimostrato la maggior
efficacia (rispettivamente con un
15, 13 ed 11% di effetto medio)
rispetto alle campagne di riduzione
del consumo di marijuana, del fumo
di sigarette nei giovani e quelle per
l’aumento dell’adesione allo screening,
rispettivamente 1, 4 e 4% (Derzon,
2000 in Snyder 2007).
Uno tra i fattori più importanti per il
successo di una campagna comunicativa
sembra essere l'omogeneità della
popolazione a cui è rivolta (IoM,
2002), non soltanto dal punto di vista
demografico, ma anche rispetto ad
elementi quali la propensione al cambiamento
o la condizione patologica.
Questo determina infatti la possibilità
di strutturare messaggi estremamente
mirati. Per contro costringe al moltiplicarsi
degli sforzi comunicativi per
progettare campagne diverse per gruppi
diversi, con un inevitabile aggravio
di costi.
Altre caratteristiche appaiono
essere importanti nella progettazione
di una campagna mediatica: tra queste l'opportunità di messaggi semplici,
diretti, reiterati, comunicati in modo
accattivante, emotivamente coinvolgente.
Proprio l'aspetto emotivo gioca
un ruolo particolare: sono da preferirsi
messaggi che evochino emozioni
positive in quanto si sono rivelati controproducenti
quelli che utilizzano il
richiamo alla paura (fear appeals) o
generano, in qualche modo, ansie.
Un livello di difficoltà particolarmente
alto si riscontra nelle cosiddette
‘contro-campagne’, ossia in quelle
campagne comunicative in competizione
con altre preesistenti (tipicamente
di natura commerciale) volte
allo scopo opposto. Emblematico in
questo senso è il caso delle campagne
contro l'uso del tabacco o il consumo
di alcol, che si trovano a dover “combattere”
contro le campagne commerciali
promosse (con un dispendio di
mezzi ben più ingente) dalle multinazionali
del tabacco o dell’alcol
(Farrelly, 2005 in Snyder 2007)).
L’esperienza infatti non è costellata di
soli successi.
Di recente la comunità scientifica ha
notato che, accanto agli effetti desiderati,
le campagne comunicative possono
generarne di inattesi, imprevisti, e
solo raramente desiderabili. Per tali
ragioni lo studio di tali effetti è di particolare
importanza; è ipotizzabile che
di fronte ad un effetto medio (desiderato)
del 5% ne esistano altri, inesplorati,
capaci di agire in una direzione
apposta da quella desiderata o su una
comunità diversa dal target scelto, con
conseguenze potenzialmente dannose.
Una recente revisione della letteratura
(Cho, 2007) propone un'estesa ma
tutt’altro che esaustiva disamina dei
possibili effetti inattesi, riconoscendone
undici (indipendentemente dalla
loro desiderabilità). Tutti possono
agire nel breve o nel lungo termine ed
avere effetti a livello individuale oppure
sociale. Riguardo alla tempistica, si
assume che gli effetti, indipendentemente
dalla loro natura, si attenuino
col passare del tempo.

Tale fenomeno
però può variare non solo nell'intensità,
ma anche nella direzione (un
aumento dell’esposizione ad un messaggio
può diminuirne, invece che
incrementarne, l'efficacia). Riguardo
alla dimensione, le campagne di
comunicazione possono influenzare
diversi tipi di pubblico, creando effetti
non previsti. Così le iniziative che
intendono apportare specifici cambiamenti
individuali possono involontariamente
modificare i sistemi sociali e
avere un impatto sui valori di riferimento
e sulla cultura della società.
La
maggior parte degli effetti inattesi si
manifesta a lungo termine e più spesso
a livello sociale, ed è frequentemente
indesiderabile.
Tra gli effetti che agiscono a livello
individuale rientrano la confusione
(obfuscation), lo stress da dissonanza,
la desensibilizzazione, ed il più temuto
effetto boomerang.
La confusione, il fraintendimento o
l’incomprensione sul rischio per la
salute o sui metodi di prevenzione
suggeriti si manifesta a livello individuale
nel breve periodo. È un effetto
indesiderato capace di ridurre l’efficacia
della campagna. Ad esempio una
campagna di prevenzione dell'AIDS è
stata condotta sotto lo slogan "parla
col tuo partner" e mirava ad aumentare
il dialogo sull’AIDS all'interno della
coppia quale strumento di riduzione
delle probabilità di contagio.
Sembra
invece aver portato a credere che il
solo parlare col proprio partner costituisca
un comportamento preventivo
efficace, ma soprattutto sostitutivo
dell'impegno di praticare sesso sicuro.
Il senso di inadeguatezza rispetto al
raggiungimento dell'obiettivo proposto
in un messaggio può generare di -
sagio o stress psicologico con risultati
indesiderabili a livello individuale e
nel breve periodo, soprattutto nel
gruppo dei soggetti più motivati al
cambiamento. Ad esempio, una campagna
per favorire l'allattamento al
seno ha generato stress da dissonanza
nelle donne che avevano scelto di
seguire quelle raccomandazioni quando
le stesse dovevano confrontarsi con
la disapprovazione della società nei
confronti dell'allattamento in pubblico.
Una ripetuta continua esposizione ad
un messaggio è capace di generare un
effetto non desiderabile a livello individuale
nel lungo periodo, la desensibilizzazione.
È questo il caso di alcuni
problemi di salute che frequentemente
occupano le pagine dei giornali e gli
spazi televisivi, come l'AIDS, il fumo,
oppure problemi di rilevanza sociale
come l’abuso sui minori, i crimini e le
violenze. Si è osservato che il continuo
reiterare di messaggi analoghi, dai
contenuti forti genera, soprattutto
nelle classi sociali più adatte ad intraprendere
il cambiamento, quella che
alcuni autori chiamano la "fatica da
compassione": una sorta di anestesia
allo stimolo (Kinnick, 1996 in Cho
2007).
Il più studiato e temuto, tra gli effetti
inattesi, è l’effetto boomerang, una
reazione individuale nel breve periodo
di direzione opposta a quella attesa.
Esempi di effetto boomerang sono
stati osservati nelle campagne per la
riduzione della propensione al fumo,
all’alcol, alle droghe, al suicidio. Tale
effetto sembra essere associato a fattori
diversi tra cui le modalità di conduzione
dell’iniziativa. Generalmente
impostare una strategia di comunicazione
sul richiamo alla paura (utilizzando
i cosiddetti fear appeals), sembra
aumentare la probabilità di ottenere
un effetto boomerang (Cho,
2007). Ad esempio una campagna di
prevenzione secondaria del tumore
alla mammella che incentivava l’autopalpazione
del seno attraverso continui
richiami intorno alla probabilità
di morire aveva sortito l’effetto opposto,
provocando la riduzione di tale
pratica nella comunità target (Kline,
1995 in Cho 2007).
Al di là di ogni
altra considerazione, la possibilità che
interventi di comunicazione producano
effetti boomerang pone un problema
ineludibile: quello del controllo
degli effetti prodotti da qualunque
comunicazione strategica. A tale proposito
è interessante notare come una
campagna per l’astensione dall’uso di
alcol sia in grado di produrre un effetto
boomerang, mentre una a favore
della moderazione no (Bensley, 1991).
Un altro effetto piuttosto comune,
con conseguenze osservabili a lungo
termine è il Senso di Colpa, fenomeno
per il quale le cause di un problema di
salute pubblica vengono attribuite
all’individuo invece che ai determinanti
sociali o ambientali (ad esempio
il mangiare in maniera bilanciata, il
fare più attività fisica, o ancora il
fumare). Di fronte all’occorrenza di
una malattia l’individuo, destinatario
di un messaggio che lo individua
come unico responsabile del proprio
comportamento, si sentirà colpevole
per non essere stato in grado di seguirne
le raccomandazioni (Minkler, 1999
in Cho, 2007).
La comunicazione
sulla salute non è antitetica al cambiamento
dei fattori che influenzano la
salute pubblica, tuttavia l'obiettivo
predominante è frequentemente quello
di indurre al cambiamento individuale,
un focus che spesso trascura
importanti impedimenti ambientali e
sociali al cambiamento, sollevando
talvolta problemi di ordine etico
(Holland, 2007).
La scelta fatta da alcuni media o per
alcune campagne di trattare specifici
argomenti di salute, o specifici problemi
a discapito di altri può generare un
altro effetto inatteso non desiderabile
che può avere effetto sulla comunità
intera. I problemi di salute e sociali
sono tra loro in continua competizione,
quando le risorse disponibili per
occuparsene non sono affatto illimitate.
Come risultato di questa competizione,
soltanto una parte dei problemi
importanti per la salute della collettività
riesce ad emergere dal rumore di
fondo, vuoi per impegno dei servizi o
per scelta politica. Il risultato, però, è
spesso una iniqua rappresentazione di
questi problemi a dispetto della loro
rilevanza sociale e della loro reale priorità.
Tale effetto, che dipende da un
delicato meccanismo costo-opportunità,
è la causa dello spostamento dell’attenzione
della comunità verso problemi
maggiormente ansiogeni, di
minore importanza per la collettività e
per i quali spesso la soluzione non
apporterà visibili cambiamenti.
Inoltre, per lo stesso meccanismo, le
campagne possono influenzare alcuni
gruppi o settori sociali, non attesi, le
cui azioni avranno un impatto sugli
effetti della campagna stessa (System
Activation).
Questi possono comprendere
giornalisti, sondaggisti, datori di
lavoro della popolazione a rischio,
compagnie di assicurazione, industrie
manifatturiere e servizi che hanno un
qualche legame con il problema di
salute. La volontà di azione di questi
gruppi può muoversi a favore della
campagna potenziandone gli effetti
(che in questa condizione si possono
considerare desiderabili), oppure può
volgere nella direzione opposta, attenuandoli.
In maniera analoga alcune campagne mediatiche possono avere un effetto
rinforzante verso conoscenze, attitudini
o comportamenti preesistenti,
innescando il meccanismo noto come
Riproduzione Sociale, secondo il
quale la selezione dell’attenzione e
della volontà al cambiamento viene
effettuata in base alla classe sociale.
Come risultato solo le persone motivate
al cambiamento accoglieranno le
raccomandazioni del messaggio, gli
altri rinforzeranno le loro posizioni.
Tale fenomeno è stato osservato nelle
campagne contro il fumo, sull’AIDS e
sull’uso del caschetto da bici negli scolari
del Quebeq (Salomon, 2003 e
Fairly 1996 in Cho, 2007).
Un altro curioso effetto delle campagne
di comunicazione, che può anche
essere considerato desiderabile è quello
per il quale possono aumentare gli
affari o il potere di soggetti o istituzioni
che hanno deciso di sposare l’iniziativa
per la salute (Enabling). Per esempio
le aziende profit, portando avanti
programmi sociali possono fornire le
risorse necessarie alle organizzazioni
che pianificano le campagne. In questo
modo le prime diffondono il loro
marchio, gestiscono meglio la fiducia
dei consumatori e, di conseguenza
possono aumentare i loro profitti.
È
questo uno dei motivi dell’incremento
delle iniziative di Entertainment-
Education (Kennedy, 2004). Talvolta,
però, lo stesso effetto può agire in
maniera subdola, abilitando industrie
o settori della società in concorrenza
con gli obiettivi della campagna stessa.
Ad esempio, il continuo insistere sulla
necessità di astenersi dalla guida dopo
aver bevuto sembra voler legittimare il
consumo di alcol, aumentandone la
sua accettabilità sociale (Dejong 1992
in Cho, 2007).
In conclusione, possiamo con certezza
affermare che le iniziative di comunicazione
sulla salute sono capaci di produrre
un effetto. La ricerca in questo
campo ci ha mostrato che le aspettative
però non vengono sempre soddisfatte.
Anche quando le premesse sembrano
essere favorevoli i risultati non
si presentano sempre nella quantità o
nella direzione attesa. Per queste ragioni
è auspicabile che le campagne di
comunicazione sulla salute vengano
affidate a professionisti competenti,
esperti della salute ma anche della
comunicazione, professionisti informati
sui continui risultati provenienti
dalla ricerca in questo campo.
Ad essi
(e non a portatori di scelte emotive e/o
politiche) dovrebbe essere affidato il
compito di identificare quale problema
di salute debba essere affrontato
con una campagna di comunicazione
pubblica, intervenendo quindi sia
nella progettazione della stessa che
nella scelta del o dei target da raggiungere.
E soprattutto dovrebbero poter
disporre di risorse utili a costruire un
solido impianto valutativo, capace di
misurarne l’impatto (effetti attesi) e,
cosa che purtroppo ancora non avviene
in maniera sistematica, di sorvegliarne
i numerosi effetti collaterali.
Purtroppo, ad oggi, la consuetudine
sembra essere quella di investire in iniziative
di comunicazione sulla salute
affidandosi ai modi e ai professionisti
della comunicazione commerciale (ne
sono un esempio le campagne sul
fumo oppure quelle sugli incidenti
d’auto o sul lavoro e altre ancora2).
Nel campo della Salute Pubblica,
però, i margini di successo e i costi
degli insuccessi sono evidentemente
differenti, senza voler entrare nel merito
dell’eticità delle scelte operate
(Holland, 2007).
Una campagna di comunicazione
sulla salute dovrebbe essere la risposta
ad importanti domande in merito a
quale sia l'equilibrio tra effetti attesi
auspicabili ed effetti inattesi non desiderabili,
e in quale misura questi ultimi
possano essere tollerati a discapito
di altri.
È un augurio degli autori che le
dimensioni concettuali e le suggestioni
riportate possano servire da stimolo
per accrescere la teoria e migliorare la
pratica delle campagne di comunicazione
per la salute, auspicando maggiori
investimenti nella ricerca in questo
settore.

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2007;39:S32-S40.
Note
1 Healty people 2010 è un insieme di
obiettivi di promozione della salute utili
a livello internazionale. Si tratta di una
dichiarazione di obiettivi prioritari per
salute. Lo scopo è quello di facilitare la
progettazione di azioni appropriate per
la riduzione di tali minacce.
(http://www.healthypeople.gov).
2 Solo a titolo esemplificativo si consulti
il sito del Ministero della Salute nelle pagine
dedicate alle campagne di comunicazione: http://www.ministerosalute.it/servizio/
campagna.jsp.