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Gli italiani e la scienza Interessati e fiduciosi, anche se crescono le preoccupazioni

Il 63% riconosce i benefici della scienza, anche se aumenta (dal 39% al 46%)
la preoccupazione che la scienza minacci i valori della società.
Stabili alfabetismo scientifico e attenzione ai temi scientifici nei media, mentre resta critico il giudizio su organizzazione e dinamiche discriminatorie nel mondo della ricerca.

 

La promozione di un dialogo costruttivo tra scienza e società è da tempo uno dei nodi centrali dell’agenda di istituzioni nazionali e internazionali nell’ambito delle politiche della ricerca e della formazione. Gli sviluppi sempre più rapidi della scienza, in ambiti particolarmente sensibili come la salute, l’ambiente, l’alimentazione e gli interrogativi e le problematiche che sollevano in campo politico, giuridico, sociale ed etico richiedono un continuo confronto tra esperti e opinione pubblica.

Per questo, conoscere e monitorare le tendenze e gli orientamenti dei cittadini verso le questioni scientifiche e tecnologiche rappresenta un elemento imprescindibile su cui fondare un dibattito informato su questi temi. Qual è dunque il quadro che emerge in Italia, in termini di competenze scientifiche, atteggiamenti e aspettative? E’ davvero così negativo come spesso si sente ripetere? Come si integra con la situazione più generale della ricerca e dell’innovazione nel nostro Paese?

Le indagini dell’Osservatorio Scienza e Società, primo monitoraggio permanente sul rapporto tra italiani e scienza, condotto dal 2003 dal centro ricerche Observa - Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, offrono sotto questo profilo numerosi spunti di riflessione.

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Dai risultati più recenti, pubblicati nell’Annuario Scienza e Società 20091, emerge come gli italiani continuino ad esprimere un certo interesse per gli argomenti scientifici, in particolare se presentati sulla stampa quotidiana: quattro su dieci dichiarano di leggere articoli di scienza e tecnologia almeno una volta alla settimana. Più deludente l’approccio a saggi e libri scientifici - secondo l’Istat, meno di un lettore di libri su dieci li legge2. In generale, comunque, fonti informative “specializzate” come le riviste di divulgazione o le conferenze pubbliche di scienziati godono di ampio favore tra il pubblico.

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Il 66% degli italiani le considera attendibili. Inoltre, sebbene i programmi televisivi dedicati alla scienza restino al primo posto in termini di credibilità, si stanno progressivamente affermando anche altri canali di informazione meno tradizionali: oggi blog di ricercatori e siti web di istituti di ricerca sono giudicati affidabili da quasi un italiano su due, soprattutto se giovane, mentre il 31% non ne sa dare una valutazione.

Il livello di alfabetismo scientifico risulta poco elevato, pur confermandosi in linea con la media europea.

Anche nel 2008, il 45% degli italiani ritiene che il sole sia un pianeta e che gli antibiotici uccidano sia i virus sia i batteri. Meno della metà sa riconoscere che gli elettroni sono più piccoli degli atomi.

Non sembra andare molto meglio a livello scolastico. Mediamente infatti i nostri studenti di scuola superiore faticano a raggiungere la sufficienza nei test di matematica e scienza effettuati dal PISA3, attestandosi ai margini della classifica, vicino agli studenti greci, portoghesi e turchi.

Va detto, tuttavia, che esistono significative differenze regionali: gli studenti di alcune regioni settentrionali hanno rendimenti molto elevati, mentre in altre regioni la situazione è realmente preoccupante.

Sul piano degli orientamenti generali verso le questioni tecnoscientifiche, l’Osservatorio Scienza e Società rileva da diverso tempo l’esistenza di opinioni articolate e ambivalenti.
La scienza continua a suscitare ampia fiducia nel nostro paese. Il 63% degli italiani ne riconosce i benefici, ritenendoli superiori ai potenziali effetti negativi. Positivo risulta anche il giudizio sul progresso tecnologico.

Secondo una recente indagine dell’Eurobarometro, siamo tra i cittadini europei più fiduciosi, dopo Spagna e Paesi dell’Est Europa. Non mancano, tuttavia, le preoccupazioni - peraltro in crescita rispetto al 2007 (dal 39% al 46%) per le implicazioni della scienza sul piano dei valori e per le modalità organizzative del mondo della ricerca.

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Gli italiani, in effetti, non appaiono critici verso la scienza in quanto tale, ma tendono a guardare con perplessità ai nessi tra ricerca scientifica, politica e impresa: oltre uno su due avverte una presenza significativa di interessi economici (52%) nel mondo della ricerca e sei su dieci percepiscono opacità e potenziale discriminazione nei processi che governano le carriere scientifiche.

Nonostante tali ambivalenze, si registra comunque una significativa di - sponibilità a sostenere la scienza e i ricercatori, utilizzando anche nuove forme di finanziamento, come il “cinque per mille”.

I paesi che spendono di più in R&S

Se nel 2007, secondo l’Agenzia delle Entrate, il 18% dei contribuenti ha destinato il cinque per mille del proprio irpef alla ricerca scientifica e sanitaria, nel 2008 l’intenzione a fare lo stesso è stata espressa da oltre il 30% degli intervistati.
In generale, quasi tre quarti di italiani ritengono il “cinque per mille” uno strumento utile per finanziare la ricerca.

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Le ragioni sono molteplici: permette ai cittadini di premiare gli istituti più meritevoli (24,7%), incentiva una maggiore trasparenza da parte degli enti di ricerca (24,4%) e rende più partecipate le decisioni sui finanziamenti alla ricerca (17%).

Solo una minima parte di italiani (8%) esprime un giudizio più scettico, ritenendo il contributo inadeguato alle esigenze della ricerca, oppure preferendo attribuire le decisioni ai politici o agli scienziati.

Tali orientamenti sono degni di nota dal momento che nel nostro paese i finanziamenti alla ricerca sono notoriamente scarsi.


L’Italia infatti continua ad investire poco in ricerca e sviluppo - l’1,1% del PIL, contro il 3,7% della Svezia e una media europea dell’1,8% ed è tra i paesi dove i ricercatori guadagnano meno. Chi fa ricerca da noi percepisce il 15% in meno della media europea e ben oltre un terzo in meno di inglesi, tedeschi, olandesi, austriaci4.

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Sulla base degli atteggiamenti, delle conoscenze e degli interessi degli italiani sulla scienza e la tecnologia, è possibile delineare quattro profili principali.

Lo scientista informato enfatizza i benefici e i possibili effetti positivi della scienza, mentre tende a sottovalutarne le conseguenze negative; esprime fiducia nei confronti dei ricercatori e delle loro attività; è alfabetizzato e segue regolarmente l’informazione scientifica proposta dai media.

Più diffuso tra i giovani, i maschi e i più istruiti, caratterizza il 27% degli italiani. L’antiscientista disinformato è poco fiducioso nei confronti dei benefici della scienza, preferisce accentuarne le implicazioni negative ed è piuttosto critico rispetto alle logiche organizzative della ricerca.

Scarsamente alfabetizzato, segue raramente l’informazione scientifica nei media. Si riconosce nelle donne, nelle persone più anziane e meno istruite, caratterizzando tre italiani su dieci.

Lo scientista distratto aderisce ad una visione positiva della scienza e dei ricercatori, respingendo l’ipotesi di ricadute negative sul sistema di credenze e valori collettivi e dimostra discrete conoscenze di carattere scientifico.

Tuttavia si espone assai raramente alla scienza nei media. Identifica il 23% degli intervistati, più spesso donne e adulti con un livello di scolarità medio basso.

Il critico interessato esprime un giudizio molto severo sul peso degli interessi economici nella ricerca e sugli effetti negativi della scienza.

E’ attento ai contenuti scientifici presentati nei media, nonostante dimostri una modesta preparazione scientifica.

Tra gli adulti mediamente scolarizzati, rende conto del 20% degli italiani, in particolare se adulti e mediamente scolarizzati. L’esistenza di una tipologia così articolata ribadisce l’inconsistenza dello stereotipo dell’italiano disilluso e, al contempo, disinteressato e disinformato sulla scienza.

Per un’ampia quota di italiani la percezione di criticità e opacità nel mondo della ricerca si combina, infatti, con il riconoscimento delle implicazioni positive di scienza e tecnologia e la volontà di informarsi e partecipare al dibattito sulle questioni tecno-scientifiche.



Note


1 Precisamente, i dati di opinione qui proposti sono stati discussi in “Gli Italiani, la scienza e l’ambiente. Secondo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia”, in Arzenton V. e Bucchi M. (a cura di) Annuario Scienza e Società 2009, Bologna, Il Mulino 2009.

2 Istat, Statistiche in breve. La lettura di libri di Italia, Roma, 2007.

3 Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti, promosso dall’OCSE. Cfr. OCSE-PISA 2000, 2003, 2007.

4 OECD, Main Science and Technology Indicators, 2008; Commissione Europea, Direzione Generale della Ricerca, Remuneration of Researchers in the Public and Private Sector, Aprile 2007.



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Quali sono i paesi con i ricercatori più giovani? E i più bravi a ottenere finanziamenti europei per la ricerca? In quali regioni italiane si fa più ricerca e innovazione? Quali problemi ambientali preoccupano di più gli italiani? Quanti sono i lettori di libri scientifici in Italia?

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Una sezione speciale di approfondimento, “Gli italiani, la scienza e l’ambiente. Secondo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia”, offre una fotografia aggiornata dei rapporti tra cittadini e scienza nel nostro paese.