Innovazione e sviluppo economico

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Nuovi progetti, nuove idee, nuovi investimenti

Le imprese che in Italia fanno ricerca sono numerosissime e i centri di eccellenza e le competenze sono distribuite non soltanto nelle Regioni del Nord e del Centro, ma anche in alcune di quelle meridionali.



In questi difficili mesi, caratterizzati da una crisi senza precedenti, le nostre imprese si sono concentrate sulla gestione della emergenza, garantendo la tenuta economico-finanziaria, recuperando efficienza, ristrutturando, ma anche introducendo importanti innovazioni di prodotto e di processo. Siamo tutti consapevoli che le difficoltà non sono finite, ma adesso possiamo finalmente guardare lontano, guardare oltre le scelte dettate dall’emergenza. Lo dobbiamo fare noi imprenditori varando con fiducia nuovi progetti, nuove idee, nuovi investimenti, perché le imprese devono continuare a fare la loro parte per poter poi chiedere alle Istituzioni di fare la loro. Imprese che non devono essere lasciate sole nella loro battaglia quotidiana sui mercati del mondo.

Diciamolo in modo esplicito: tutti devono essere consapevoli della centralità dell’industria che ha un ruolo essenziale nella crescita sostenibile perché la produttività delle imprese resta il principale motore della creazione di ricchezza. Ciò che va bene per le imprese, va bene per il Paese. L’intero continente europeo sta attraversando una fase cruciale.

Il mondo sta rapidamente trasformandosi e la sfida di Paesi come Cina, India, Sud Corea, o gli stessi Stati Uniti si fa ogni giorno più pressante. È perciò oggi urgente varare una politica per lo sviluppo fondata su Ricerca e Innovazione, pur continuando a tenere alta l’attenzione sui conti pubblici, come ci imporranno le nuove regole comunitarie sul patto di stabilità. Occorre che tutti noi facciamo uno sforzo aggiuntivo per riportare al centro dell’azione la competitività delle imprese. Solo puntando sull’innovazione l’intera Europa e l’Italia potranno tenere il passo. Con il documento “Europa 2020” e con l’Innovation Action Plan, la Commissione Europea ha imboccato questa strada, chiamando tutti i Paesi a investire sul futuro per costruire una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.

Una via che condividiamo perché significa dare una prospettiva ai giovani di tutta Europa. Una nuova strategia europea, che punta anche all’innovazione e non più soltanto alla conoscenza, e che dedica un’attenzione particolare ai risultati applicativi della ricerca per un’Europa “innovationfriendly”. Una strategia che assegna alle imprese un ruolo da protagoniste, sottolineando l’importanza di costruire partenariati forti per rafforzare i cluster e le filiere a livello nazionale ed europeo, semplificando e introducendo meccanismi di incentivazione innovativi. L’Unione chiama gli Stati membri non solo a contribuire ai programmi comuni, ma a impegnarsi direttamente per migliorare il sistema di supporto alla R&I nazionale, in particolare favorendo gli investimenti delle imprese anche con strumenti innovativi di natura fiscale. Il programma di riforme che l’Italia, come ogni Stato deve definire nei prossimi mesi, rappresenta una occasione che si può e si deve cogliere per partecipare da protagonista alla costruzione di un’Europa forte e competitiva.

Non possiamo non essere consapevoli che Paesi una volta soltanto imitatori stanno divenendo innovatori. Se non puntiamo su R&I, anche l’occupazione e gli standard di vita caleranno. Come ho avuto modo di dire alla Commissaria Geoghegan-Quinn e al Vice Presidente Tajani quando sono stata a Bruxelles per invitarli all’VIII Giornata della Ricerca e dell’Innovazione che si è tenuta il 5 ottobre a Roma, Confindustria ha apprezzato molto questa scelta dell’Europa. Da anni ci battiamo su questi temi nelle nostre Giornate della R&I con un programma di lavoro fatto di servizi alle imprese e di sensibilizzazione delle Istituzioni a tutti i livelli. Le nostre imprese vivono in Europa e nel mondo, e hanno bisogno di un contesto che le aiuti e che permetta loro di competere ad armi pari con i concorrenti degli altri Paesi. Le imprese italiane stanno investendo nell’innovazione e nella ricerca con convinzione. Gli ultimi dati ISTAT (che peraltro si riferiscono al 2007) indicano un aumento del 16% degli investimenti in ricerca. Questo nonostante il fatto che l’Italia sia il Paese in cui un imprenditore che decida di investire in ricerca può essere penalizzato, perché nel Click Day ha cliccato con qualche secondo di ritardo oppure perché, dopo anni, non gli vengono sbloccati i fondi pubblici, già assegnati, nell’ambito di un importante progetto di ricerca. Riconosciamo che passi avanti sono stati fatti, ma dobbiamo dire che c’è ancora moltissimo da fare. E va fatto subito! Tanti Paesi ne sono consapevoli.

Schema tipologie costruzioni

Cito gli Stati Uniti, dove il Presidente Obama in agosto ha presentato il Recovery Act, un ambizioso programma di trasformazione dell’economia americana attraverso l’innovazione che prevede investimenti non solo nell’automotive, ma anche in energie rinnovabili, informatica sanitaria, ricerca biomedica, puntando sul credito d’imposta. Agevolazione fiscale a cui credono anche il Canada e la Francia, che nel 2009 ha messo a disposizione circa 4 miliardi di euro più che raddoppiando i fondi del 2007. La Germania, per fare un altro esempio, pur tagliando tutte le voci della spesa pubblica, non ha toccato, ma anzi ha aumentato le risorse investite in ricerca, scuola e università. Questo investimento pubblico in R&I non va vissuto come un costo. Certo deve essere usato in modo appropriato e rapido per dare ritorni di sistema. D’altronde sono gli stessi bilanci pubblici che traggono benefici dalla crescita economica. Come ha recentemente affermato la Presidente Emma Marcegaglia, credo che anche noi dobbiamo fare la stessa cosa, con scelte forti.

Come Confindustria abbiamo chiesto al Governo di adottare un programma operativo di mediolungo termine attraverso il Piano Nazionale della Ricerca, con risorse finanziarie adeguate e certe nel tempo. Un programma che poggi su un sistema di Governance efficace superando le frammentazioni e le sovrapposizioni di questi anni.

Abbiamo risposto con tutte le nostre associazioni all’invito del Ministro Gelmini e abbiamo lavorato insieme a tutto il sistema della ricerca e delle istituzioni per la definizione del nuovo PNR 2010-2012. Diamo atto al Ministero del grande lavoro svolto che ha portato ad un documento che rappresenta un risultato apprezzabile, ma che va varato subito dotandolo di risorse per tutto il territorio nazionale. Non possiamo avviare un programma nazionale che lasci ancora, dopo quasi cinque anni, senza risorse per il Centro Nord dove si realizza il 70% degli investimenti in R&I. Nel complesso Confindustria ha proposto di destinare un miliardo all’anno di risorse per realizzare grandi Progetti nazionali di Ricerca e Innovazione su temi strategici per il Paese e per rendere strutturale il Credito d’imposta in Ricerca e Innovazione. Consideriamo, infatti, questo strumento semplice, efficace e alla portata anche delle piccole imprese. Uno strumento che in passato ha avuto un grande successo di partecipazione ed effetti molto positivi, anche perché prevedeva un 10% per gli investimenti in house o con altre imprese e un 40% nel caso di commesse di imprese a università e centri di ricerca pubblici. Sottolineo inoltre che un euro di credito d’imposta in R&I genera da due a tre euro di investimenti aggiuntivi nel medio termine.

Bisogna investire sulle competenze delle imprese e del sistema pubblico della ricerca, trasformandole nel cardine del rilancio economico italiano e favorendo la creazione di grandi Progetti Sud-Nord. Lasciatemi spendere qualche parola sul progetto Sud-Nord di Confindustria avviato insieme alla Vice Presidente per il Mezzogiorno Cristiana Coppola.

Si tratta di una iniziativa innovativa, di cui siamo particolarmente orgogliose, che rappresenta un vero e proprio salto culturale per l’Italia. Il Progetto si è basato su una grande mappatura delle competenze in R&S effettuata su tutto il territorio nazionale. Mappe che hanno dimostrato concretamente che le imprese che in Italia fanno ricerca sono numerosissime e che i centri di eccellenza e le competenze sono distribuite non soltanto nelle Regioni del Nord e del Centro, ma anche in alcune di quelle meridionali.

L’approccio adottato nell’iniziativa Sud - Nord di Confindustria è stato quello di partire da un Progetto di Ricerca che unisce più realtà territoriali, per poi costruire intorno a esso un’architettura finanziaria a diversi livelli. Un approccio nuovo e concreto, che sta dando vita a interessanti iniziative, e che potrebbe essere replicato anche su scala europea. Concludo lanciando un’ultima proposta, quella di candidare l’Italia ad ospitare il futuro Tribunale di primo grado del brevetto comunitario. La città di Milano, in particolare, appare la sede naturale in quanto il territorio genera un numero di brevetti assimilabile ai territori internazionali più innovativi. Una battaglia che vale la pena di essere combattuta a dimostrazione che anche il nostro Paese può giocare un ruolo di primo piano nello scenario europeo.