| La Broncopneumopatia Cronica
Ostruttiva, il cui acronimo è BPCO in italiano e COPD
(Chronic Obstructive Pulmonary Disease) in inglese,
è oggi un’importante causa di morbilità, ed è previsto
un ulteriore incremento della sua prevalenza e mortalità,
tanto che è stato stimato diventerà la quarta causa
di morte nel 2020.
Tali dati hanno reso necessario uno sforzo di collaborazione
internazionale che ha portato alla pubblicazione del
"Progetto mondiale BPCO” (o GOLD, Global Initiative
for Chronic Obstructive Lung Disease), realizzato grazie
alla collaborazione fra l’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS), World Health Organization (WHO) e l’Istituto
Statunitense per le Malattie Polmonari, Cardiache e
del Sangue (National Heart, Lung and Blood Institute,
NHLBI).
I principali obiettivi del Progetto mondiale BPCO sono
una migliore diffusione della conoscenza della malattia,
il miglioramento della prevenzione e del trattamento
della BPCO e l'aumento dell'interesse allo studio di
tale malattia.
Nell’ambito del Progetto Mondiale BPCO sono stati pubblicati
numerosi documenti tra cui il Rapporto “Progetto Mondiale
per la Diagnosi, il Trattamento e la Prevenzione della
Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva”, documento in
extenso, contenente le raccomandazioni relative ai programmi
per la Diagnosi, il Trattamento e la Prevenzione della
BPCO, e sarà presto disponibile un opuscolo informativo
“Che cosa potete fare tu e la tua famiglia per la BPCO”,
per aiutare i pazienti e le loro famiglie. La versione
italiana dei documenti è anche disponibile su richiesta
nel sito della nostra clinica (http://www.pneumologiamo.
it).
Linee guida:
panorama generale
Lo scopo principale delle linee guida cliniche è di
fornire al medico e al paziente consigli semplici e
pratici per gestire una determinata malattia. Inoltre
le linee guida dovrebbero consentire all’utente di capire
i benefici e costi di ogni tipo di intervento. Ad esempio,
risulta sempre più importante capire la probabilità
con cui un trattamento previene alcuni eventi: ovvio
che il medico, o il paziente, tiene in diversa considerazione
un trattamento efficace nel 30% dei pazienti rispetto
ad un trattamento nel quale è necessario trattare 100
pazienti per curarne 1. In passato, la pubblicazione
di linee guida contenenti messaggi contrastanti fra
loro e/o condizionate dall’industria farmaceutica ha
suscitato critiche e minato la loro credibilità. Più
di recente, in particolare l’introduzione dei principi
di “medicina basata sulle evidenze” ha riproposto la
validità delle linee guida nella pratica medica.
La pubblicazione di diverse linee guida relative ad
uno stesso argomento contenenti informazioni fra loro
discordanti può essere fonte di preoccupazione, e per
taluni è ragione sufficiente a definire tali documenti
non validi e irrilevanti da un punto di vista pratico.
Linee guida ben fatte, basate su evidenze scientifiche
permettono al medico di decidere la migliore strategia
diagnosticoterapeutica. In letteratura, linee guida
che rispondono a tali criteri non sono numerose, ma
negli ultimi anni sono in costante aumento. Il Progetto
Mondiale per la Diagnosi, il Trattamento e la Prevenzione
della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, realizzato
sotto l’egida dell’Organizzazione dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (WHO) e dell’Istituto Statunitense
per lo studio delle Malattie Polmonari, Cardiache e
del Sangue (NHLBI), è stato preparato da un gruppo di
esperti internazionali, i quali hanno analizzato le
molteplici linee guida e hanno selezionato gli articoli
originali pubblicati sulla BPCO utilizzando i criteri
della “medicina basata sull’evidenza”, raccomandando
l’utilizzo del sistema usato dal NHLBI per assegnare
livelli di evidenza in tutto il rapporto. Il documento
fornisce pertanto le più aggiornate conoscenze relative
alla BPCO e rappresenta un utile strumento per tutti
i medici che si occupano della cura di tali pazienti.
Definizione
La BPCO viene definita come "un quadro nosologico
caratterizzato dallo sviluppo di una progressiva riduzione
del flusso espiratorio forzato, scarsamente reversibile.
La riduzione del flusso espiratorio forzato, è progressiva
e si accompagna ad una infiammazione broncopolmonare,
ed è causata dall’inalazione di particelle o gas tossici,
in particolare dal fumo di tabacco".
Fattori di rischio
La principale causa della BPCO è il fumo di
sigaretta, anche se in alcuni individui l’esposizione
occupazionale a polveri e/o sostanze chimiche e l’inquinamento
ambientale possono dare un loro indipendente contributo.
Il fumo di sigaretta rappresenta sicuramente il più
importante fattore di rischio nell’insorgenza della
BPCO. I fumatori presentano la più alta prevalenza di
sintomi respiratori, la più alta prevalenza di alterazioni
delle prove di funzionalità respiratoria (in particolare
il più grande tasso annuale di riduzione del volume
espiratorio massimo al primo secondo (VEMS) ed il più
alto tasso di morte rispetto ai non fumatori.
Le differenze riscontrate fra fumatori e non fumatori
sono proporzionali al numero di sigarette fumate. I
fumatori di pipa e di sigari presentano una morbilità
ed una mortalità maggiori rispetto ai non fumatori,
nonostante siano più basse rispetto ai fumatori di sigaretta.
L’età di inizio, la quantità di sigarette fumate ogni
anno e lo stato di fumatore attivo sono fattori predittivi
di mortalità per BPCO. Non tutti i fumatori sviluppano
tuttavia la BPCO, poichè sembra che i fattori genetici
modifichino il rischio individuale di malattia. Sebbene
non sia chiaro quale sia la percentuale di coloro che
si ammalano, la cifra comunemente citata è del 15-20%
e rappresenta con ogni probabilità una sottostima. Anche
l’esposizione al fumo passivo può contribuire all’insorgenza
di sintomi respiratori e della malattia, aumentando
il carico globale di particelle e gas inalate. E’ stato
inoltre dimostrato che il fumo durante la gravidanza
può rappresentare un rischio per il feto in quanto può
condizionare la crescita e lo sviluppo del polmone in
utero e danneggiare il priming del sistema immune.
Diagnosi
La diagnosi di BPCO dovrebbe essere considerata in tutti
i soggetti che presentano tosse, escreato o dispnea
e/o una storia di esposizione a fattori di rischio,
in particolare al fumo di sigaretta. La dispnea rappresenta
la causa più frequente per la quale i pazienti affetti
da BPCO si rivolgono al medico, poiché limita la possibilità
di svolgere le normali attività quotidiane. In genere
i pazienti non si rivolgono al medico fino a quando
i sintomi non interferiscono con il loro stile di vita;
per tale ragione la diagnosi di BPCO può essere fatta
a tutti gli stadi della malattia. I sintomi più frequentemente
riferiti dai soggetti sono la tosse cronica con produzione
di escreato. Questi sintomi possono possono precedere
di molti anni l’ostruzione bronchiale e sono spesso
ignorati o tenuti in scarsa considerazione dai pazienti
perché attribuiti all’abitudine tabagica. Solitamente
essi si rivolgono al medico quando insorge la fatica
a respirare, cioè la dispnea. Se il soggetto è fumatore,
in presenza di uno o più dei sottoelencati sintomi il
medico deve sospettare la BPCO, in particolare, e sottoporre
il paziente a spirometria:
• Tosse cronica con produzione di escreato:
presente per 3 o più mesi all’anno da almeno 2 anni
consecutivi (definizione di bronchite cronica).Comunque
qualunque “pattern” di espettorazione cronica può essere
indicativo di BPCO.
• Dispnea: progressiva (peggiora nel
tempo). Persistente (presente ogni giorno). Descritta
dal paziente come un “aumentata fatica a respirare”,
“pesantezza”, “fame d’aria” o “boccheggiamento”. Peggioramento
durante l’esercizio e durante le infezioni respiratorie.
La diagnosi di BPCO dovrà pertanto essere presa in considerazione
in tutti i pazienti che lamentano i sintomi sopradescritti
ed una storia di esposizione ai fattori di rischio per
la malattia, ma dovrà poi essere confermata dalla dimostrazione
spirometrica della presenza di un’ostruzione bronchiale:
essa costituisce infatti il gold standard nella diagnosi
e nel follow up della malattia. Il rapporto tra VEMS
e capacità vitale forzata (CVF), cioè l’indice di Tiffeneau
(VEMS/CVF) inferiore al 70% dopo broncodilatazione conferma
infatti la presenza di ostruzione bronchiale.
Trattamento
Mentre l’obiettivo ideale è la prevenzione della malattia
con l’educazione all’abolizione del fumo di sigaretta,
una volta che essa è insorta è inarrestabile e non reversibile.
Pertanto, gli obiettivi di una gestione efficace della
BPCO comprendono:
• Il miglioramento della sintomatologia
• Il miglioramento della tolleranza
allo sforzo
• Il miglioramento dello stato di salute
• La prevenzione dell’evoluzione della
malattia
• La prevenzione e il trattamento delle
riacutizzazioni
• La prevenzione della mortalità
• La prevenzione e il trattamento delle
complicanze.
Il miglioramento della sintomatologia, della tolleranza
allo sforzo e dello stato di salute si ottiene con la
terapia farmacologica cronica con broncodilatatori.
La prevenzione dell’evoluzione della malattia si basa
solamente sulla sospensione dell’abitudine tabagica.
Il paziente deve smettere di fumare, unico provvedimento
realmente efficace per prevenire e arrestare l’aggravamento
della BPCO. Se non ci riesce da solo, può essere aiutato
in vario modo.
La dissuasione dall’abitudine tabagica è considerata
l’intervento più efficace ed economicamente più vantaggioso
per ridurre il rischio di sviluppare la BPCO e rallentarne
la progressione; un breve trattamento è efficace e dovrebbe
essere almeno proposto ad ogni fumatore. Tre tipi di
interventi sono risultati particolarmente efficaci:
• i consigli pratici
• il sostegno sociale
• il sostegno fornito al di fuori
del trattamento.
Là dove l’assistenza al malato non è sufficiente, si
possono provare alcuni farmaci. La terapia farmacologica
(terapia sostitutiva con nicotina e/o bupropione) è
raccomandata quando i consigli non sono sufficienti
ad indurre il paziente a smettere, ma la somministrazione
di tali farmaci deve essere considerata con particolare
attenzione in coloro che fumano meno di 10 sigarette
al giorno, nelle donne in gravidanza, negli adolescenti
ed in coloro che presentano controindicazioni (angina
instabile, ulcera peptica non trattata, recente infarto
miocardio od ictus), in quanto il rischio di insorgenza
di effetti collaterali conseguenti alla loro assunzione
può essere superiore rispetto a quello di insorgenza
della BPCO.
Le riacutizzazioni di BPCO (peggioramento acuto dei
sintomi cronici) rappresentano un’importante evento
nella storia della BPCO, in quanto sono frequenti e
possono necessitare di ricovero ospedaliero, nei casi
più gravi anche in unità di terapia intensiva, con elevato
rischio di mortalità. Attualmente disponibile per la
prevenzione delle eventuali riacutizzazioni esiste il
vaccino anti-influenzale, che è consigliato sicuramente
a tutti i pazienti affetti da BPCO. Il trattamento delle
riacutizzazioni prevede l’aumento della terapia broncodilatatrice,
associata a cortisonici preferibilmente per via orale,
e quando necessario ad antibiotici ed ossigeno, a domicilio
o in ospedale secondo la gravità della riacutizzazione.
BIBLIOGRAFIA
1. World Health Organization. World health report. Geneva:
World Health Organization; 2000.
Available from: http://www.who.int/whr/2000/en/statistics.htm.
2. Global Initiative for Chronic Obstructive Pulmonary
Disease. Global Strategy for the Diagnosis, Management,
and Prevention of Chronic Obstructive Pulmonary Disease.
NHLBI/WHO Report. National Institutes of Health. National
Heart, Lung, and Blood Institute. Publication Number
2701. Apr 2001. |