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cittadinanza. Facile quindi usurpare anche il
diritto di parola se non si pone
attenzione a questa premessa.
Ed allora se per me parlare di
disabilità significa parlare come
genitore di un ragazzo disabile,
da un lato non mi fa sentire
esperto di disabilità, dall’altro mi
pone nell’obbligo di parlare delle
persone con disabilità avendo la
delicatezza di non sostituirmi a
loro.
Ed ecco allora che scrivere un
articolo sull’Anno 2003 è da me
inteso come una occasione per
riflettere sulla storia del movimento
delle persone disabili, che
nella società civile ha un ruolo
importante, e del percorso che
lo ha portato a premere
sull’Unione Europea affinché il
2003 fosse indicato come Anno
Europeo delle Persone con
Disabilità.
Inizierei presentando l’associazione
che rappresento in Italia e
cioè il Forum Europeo delle
Persone con Disabilità.
Il Forum europeo sulla disabilità
(EDF) è un’associazione internazionale
senza fini di lucro con
sede a Bruxelles. E’ stata creata
nel 1996 da organizzazioni di
persone con disabilità e delle
loro famiglie per difendere gli
interessi comuni e dare a queste
persone una voce indipendente
e forte nei confronti dell’UE.
Come tutte le organizzazioni del
suo genere definisce il suo ruolo
nella promozione delle pari
opportunità e della non discriminazione,
nonché nella garanzia
e difesa dei diritti umani fondamentali
ad ogni livello, attraverso
la partecipazione attiva all’elaborazione
di politiche e campagne
sui diritti.
Rappresentando i 37 milioni di
persone con disabilità in Europa,
il Forum svolge un ruolo chiave
da “stakeholder” nel dibattito
politico europeo.
Già dalla sua costituzione (1996)
l’EDF ha instaurato un fitto dialogo
con le istituzioni europee
ed i risultati più importanti sono
stati l’inserimento dell’art. 13 del
Trattato di Amsterdam, nel quale
si proibisce ogni discriminazione
sulla base della disabilità, la
Direttiva Eu 78/2000 anti-discriminatoria
in materia di impiego
e la direttiva Eu sull’accessibilità
dei bus.
Per spiegare questi risultati serve
ricordare come il movimento
delle persone con disabilità ha
avuto origine e come si è
trasformato fino ai giorni
nostri.
Ispirandosi ai movimenti
per i diritti civili, attivi negli
anni ‘60, le persone con
disabilità e le loro organizzazioni
hanno incominciato
ad interpretare la disabilità
non come una tragica
deviazione della “normalità”
ma come uno status
sociale soggetto a discriminazioni
da parte dei non
disabili.
Questa interpretazione ha
riconosciuto nella disabilità
un ambito non tanto e non
solo di politica medica o
assistenziale, ma di lotta per il
pieno godimento di diritti,
cominciando a proporre alla
coscienza sociale la consapevolezza
delle problematiche che
oggi riconosciamo nel termine
“disabilità”.
Non più quindi una disabilità
vista come conseguenza di un
comportamento eroico a beneficio
di tutti (reduci di guerra) o
comunque come danno di cui
nessuno ha colpa, a fronte della
quale la reazione individuale è di
pietà e commiserazione e la reazione
sociale è una politica riparatoria.
Le parole chiave di questa trasformazione
sono:
• Ruolo attivo nella società delle
persone disabili e delle loro organizzazioni
• Lotta all’esclusione sociale
• Lotta alla discriminazione in
ogni ambito della vita sociale e
civile.
Sempre a partire dagli anni
60/70 nei documenti internazionali
vengono prodotti testi dedicati
ai diritti delle persone
disabili. Queste le più rilevanti:
nel 1975 la Dichiarazione dei
diritti delle Persone Disabili; nel
1981 le Nazioni Unite proclamano
l’Anno Internazionale per le
Persone Disabili e il 20 dicembre
1993 l’Assemblea delle Nazioni
Unite pubblicava una
Risoluzione contenente “Le
Regole Standard delle Nazioni
Unite per il raggiungimento della
parità di opportunità delle persone
con disabilità”.
Per le organizzazioni di persone
con disabilità le Regole Standard
sono importanti perché alla
norma 18 recitano:
“States should recognise the
rights of organisations of persons
with diabilities to represent
person with disabilities at national,
regional and local levels.
States should also recognise the
advisory role of organisations of
persons of disabilities in decision-
making on disability matters”
“Gli stati dovrebbero
riconoscere i
diritti delle organizzazioni
di persone
con disabilità a rappresentare
le persone
con disabilità a livello
nazionale, regionale e locale.
Gli Stati, nelle decisioni
in materia di disabilità,
dovrebbero inoltre riconoscere
il ruolo consultivo
delle organizzazioni di persone
disabili”.
Questa norma dà quindi alle
Associazioni un valore aggiunto:
poter influenzare e controllare i
luoghi dove si prendono le decisioni
in tema di disabilità, perché
riconosciute interlocutori principali
del processo che riguarda le
persone disabili. Ed infatti essa
rappresenta la base legale per la
costituzione del Forum Europeo
delle Persone con Disabilità.
Tornando all’ EDF e alla sua attività
di dialogo politico con le
Istituzioni, la decisione nel 1999
dell’Assemblea Generale
dell’EDF che aveva approvato un
documento con il quale si proponeva
all’Europa di dichiarare il
2003 come Anno Europeo delle
Persone con Disabilità, è stata
accettata dal Parlamento
Europeo.
Ma perché un anno europeo da
dedicare alla disabilità? Quali
sono gli obiettivi e i risultati concreti
che ci possiamo aspettare
dal 2003?
La Celebrazione dell’Anno
Europeo intende sviluppare un
nuovo approccio ed una nuova
consapevolezza sulla disabilità,
attraverso il riconoscimento
delle persone disabili come soggetti
detentori di diritti, cittadini
e consumatori indipendenti.
Cittadini che chiedono
una società inclusiva,
accessibile e non
discriminatoria ottenuta
con la rimozione di
ogni barriera e pregiudizio.
Per le organizzazioni delle persone
con disabilità la questione
deve essere posta all’attenzione
della società civile perché è
argomento cruciale per il futuro
dell’Europa e per le sue politiche
sociali. Negli attuali confini vivono
37 milioni di persone con
disabilità e loro familiari e ne
sono previste più di 45 milioni
nell’Europa allargata a 25 Paesi.
Dedicare un anno europeo alla
disabilità significa allora poter
creare un quadro di riferimento
per mettere la disabilità al primo
posto nelle agende sociali e politiche
a tutti i livelli e per avviare
un processo politico rapido di
cambiamento verso una società
che rispetti pienamente i diritti
delle persone con disabilità.
Un Anno dedicato per produrre
strumenti per combattere la discriminazione
verso le persone
con disabilità, promuovere pari
opportunità ed inclusione sociale
con l’obiettivo di mantenere
l’attenzione oltre il 2003.
I principali obiettivi dell’Anno
Europeo sono obiettivi che
riguardano la società civile, le
stesse organizzazioni di persone
con disabilità e le loro famiglie.
Per la società civile riguardano la
promozione della questione
disabilità in tutte le aree di rilevante
priorità quali l’allargamento
dell’Europa, le politiche sociali
e del lavoro, il trasporto, la
società dell’informazione, la
comunicazione, il turismo, i diritti
umani, la globalizzazione, la
cooperazione allo sviluppo, la
responsabilità sociale delle
imprese, le politiche per i consumatori,
giovani, salute. Inoltre, la
promozione e la diffusione dell’approccio
alla disabilità basato
sui diritti.
Per le organizzazioni di persone
con disabilità e le loro famiglie gli
obiettivi riguardano la diffusione
dell’approccio basato sul diritto
verso tutti gli altri protagonisti
della società civile. Così pure la
creazione di un movimento della
disabilità europeo forte e unito
dal livello locale a quello internazionale
e la diffusione della questione
disabilità in tutti
gli ambiti della vita quotidiana
in ogni livello
geografico, dal locale
all’internazionale.
Tutti questi obiettivi
devono essere visti
all’interno di un processo
e se alla fine
dell’Anno avremmo iniziato
questo processo
potremo dire che
l’Anno Europeo ha
avuto successo.
Nelle attività politiche
di preparazione dell’Anno 2003
il Forum Europeo delle Persone
con Disabilità (EDF, European
Disability Forum) attraverso l’intervento
del Consiglio
Nazionale sulla Disabilità CND
(rete europea costituita dalla
FISH), suo rappresentante in
Italia, ha chiamato il Governo
italiano, così come ha fatto con il
Governo Greco (che detiene la
Presidenza nel primo semestre
2003) ad attivarsi in azioni concrete
e con politiche attive su
quei temi dove i disabili trovano
discriminazione ed esclusione.
Insieme hanno redatto un
Memorandum che contiene
proposte precise di azione per il
Governo affinché il semestre di
Presidenza Italiana dell’Unione
Europea porti significativi sostegni
all’Anno 2003.
Questo
Memorandum può essere richiesto
al Consiglio Nazionale sulla
Disabilità o alla FISH:
sedelegale@aism.it; fish-presidenza@libero.it.
Parallelamente è stata avviata
una Campagna di Comunicazione
Europea con l’obiettivo di
sottolineare le barriere e la discriminazione
di coloro che presentano
una disabilità e la ricerca
di strumenti per migliorare la
loro vita.
Lo slogan della campagna è
“Unisciti a noi” e, partito da
Atene il 26 gennaio, uno speciale
Bus attraversa con una Marcia
i 15 Stati dell’Unione per incontrare
le comunità locali.
Lo spirito di questa Marcia è da
considerarsi come lo spirito
della Torcia Olimpica che sotto il
simbolo del suo fuoco lega tutti
i Paesi della Terra. Allo stesso
modo il Bus, strumento dell’ideale
di democrazia e partecipazione
dei cittadini d’Europa,
legherà tutti i Paesi europei
attraverso il suo percorso per
promuovere le pari opportunità
e la non discriminazione delle
persone con disabilità.
La originalità di questa campagna
di comunicazione sta nel fatto
che dovrà collegarsi alle
Campagne Nazionali che nel
periodo di presenza del Bus
dovranno supportare la Marcia,
stimolare l’attenzione all’evento,
usufruire della visibilità europea
per diffondere la cultura del
Paese ospitante sulla disabilità.
Inoltre le Associazioni dovranno
partecipare pienamente al processo
di elaborazione di ogni
evento e dovranno poter decidere
dei programmi di lavoro in
piena autonomia ed indipendenza.
Ad esse andrà garantito un
ruolo attivo e di contributo sui
contenuti della campagna.
Concludendo possiamo dire che
dedicare un Anno Europeo alla
disabilità significa proporre un
concetto di uguaglianza che
richiede un comportamento
attivo da parte della società.
Diversamente da razza e da
genere, la disabilità – soprattutto
la disabilità grave – si presenta
immediatamente come una condizione
in cui la discriminazione
non viene meno solo eliminando
gli atteggiamenti discriminatori.
Occorrono politiche attive
che promuovano le pari opportunità
e favoriscano la loro inclusione
nella società.
Ed allora ben venga una
Celebrazione che porti la consapevolezza
che la persona con
disabilità è un cittadino come gli
altri e che quindi deve vivere
come tutti gli altri cittadini nei
luoghi ordinari di vita, facendo le
stesse cose degli altri cittadini, con
una pari opportunità di scelta dal
momento che la condizione di
svantaggio non è un fatto oggettivo
che appartiene alle persone
disabili, bensì è una relazione
sociale, un rapporto tra le limitazioni
funzionali e sociali che
le persone possono
vivere e le risposte di
inclusione che la
società offre ai loro
bisogni speciali.
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