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Nel nostro Paese vi sono ancora 340 mila disabili in cerca di occupazione e iscritti al collocamento. “Il processo di integrazione dei disabili non è stato un cammino facile, ma i passi compiuti sono significativi e hanno tracciato un percorso irreversibile che deve continuare, fino a raggiungere tutte quelle condizioni di pari opportunità, che forse non possono eliminare le disabilità, ma sono in grado di ridurre le situazioni di svantaggio o di handicap. Il diritto al lavoro è una di queste condizioni di pari opportunità che ancora devono essere pienamente raggiunte”.

La legge 68/99 continua ad essere uno strumento indispensabile per la realizzazione del diritto al lavoro delle persone disabili. Al 31.12.2001, il numero dei dipendenti disabili, avviati ai sensi della nuova normativa sul collocamento mirato, ammontava a circa 40 mila unità. Un risultato che si può considerare, sostanzialmente positivo e che non potrà che migliorare, mano a mano che s’allargherà la platea di quanti – disabili e loro famiglie, e imprenditori – si rivolgeranno al “call center” attivato dal Ministero del Welfare. Il numero verde (800.189.966) si sta rivelando infatti uno strumento utilissimo per diffondere contenuti e spirito di una legge innovativa come la 68 del ’99. L’applicazione della legge - entrata in vigore due anni fa, il 18 gennaio 2000 - dipende comunque, in larga parte, dall’operativi- tà dei nuovi organismi territoriali che sono chiamati a gestire la normativa sul territorio. E’ necessario che quanti hanno precise competenze in materia a livello locale, pongano in atto tutti gli strumenti utili alla puntuale ed efficace attuazione.

Da parte della società civile - forze sociali, terzo settore, associazioni dei disabili - è opportuno che non manchino adeguate azioni di stimolo e di promozione. Alla Conferenza di Bari, le associazioni dei disabili hanno, in particolare, lamentato il fatto che in molte aree del Paese vi è carente applicazione della legge 68. In Italia inoltre, quattro Comuni su dieci non rispettano la regola della riserva del 7% dei posti nelle assunzioni pubbliche. Sicchè le associazioni chiedono l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla legge del collocamento mirato.Terremo conto di queste indicazioni e faremo il possibile per far applicare la legge.Anche perché nel nostro Paese vi sono ancora 340 mila disabili in cerca di occupazione e iscritti al collocamento.

Il processo di integrazione dei disabili non è stato un cammino facile, ma i passi compiuti sono significativi e hanno tracciato un percorso irreversibile che deve continuare, fino a raggiungere tutte quelle condizioni di pari opportunità, che forse non possono eliminare le disabilità, ma sono in grado di ridurre le situazioni di svantaggio o di handicap. Il diritto al lavoro è una di queste condizioni di pari opportunità che ancora devono essere pienamente raggiunte.

Un aspetto ancora poco esplorato ma che potrà integrare la completa applicazione della disciplina e definire inoltre nuovi percorsi di inserimento nei settori produttivi del Paese, è rappresentato dalla promozione di iniziative di autoimprenditorialità, in maniera particolare dei giovani tra i 21 e i 44 anni.

I risultati conseguiti finora richiedono ulteriori sforzi e strategie innovative di intervento. Al riguardo, “pesano” una serie di condizionamenti e di scelte del passato, che non possono sparire all’improvviso o soltanto per effetto di una nuova legge. Insieme alla corretta attuazione di tutte le disposizioni collegate alla L.68/99, occorre continuare ad accrescere, in particolare nel mondo produttivo, la cultura sul corretto rapporto tra handicap e lavoro. L’inserimento lavorativo dei disabili è stato considerato, spesso, un mero intervento assistenziale, vissuto senza motivazione dagli interessati e subìto come obbligo dai datori di lavoro. Non è scomparso il pregiudizio che la persona disabile, per la sua condizione, non possa produrre come altri e quindi costituisca un costo economico possibilmente da evitare.

Per molti, la presenza di una persona handicappata in azienda è stata vista come un peso da sopportare perché imposto da una legge, quella sul collocamento obbligatorio, per la quale una certa percentuale di posti doveva essere riservata agli “invalidi” in maniera burocratica ed automatica, senza alcuna possibilità di conoscenza e di adattamento tra le due realtà: quella della disabilità e quella dell’azienda. Si è ampiamente dimostrato, invece, che la persona disabile non deve essere considerata una “perdita” per l’impresa, ma, al contrario, può e deve diventare una risorsa, al pari di ogni altro lavoratore. Se la persona disabile è messa nelle condizioni di valorizzare tutte le sue potenzialità residue, anche attraverso un’adeguata formazione professionale, può infatti produrre come gli altri e comunque dare il suo, importante contributo professionale.

La prima grande innovazione della L.68/99 è proprio quella di aver introdotto nella legislazione del nostro paese un diverso approccio culturale che, sebbene a fatica, si era già diffuso nella società civile. In occasione dell’Anno Europeo sulla Disabilità, il Ministero del Welfare ha adottato iniziative di promozione della legge 68/99 per il collocamento dei soggetti con disabilità. In un quadro di complementarità con gli obiettivi fissati a livello europeo, sono in corso di realizzazione le seguenti iniziative: spot radiofonici e televisivi per sensibilizzare sulle opportunità offerte dalla normativa sul collocamento mirato (tali spot sono attualmente in programmazione su tv e radio locali); il numero verde (800.189.966) rivolto agli utenti - soggetti con disabilità e datori di lavoro - per dare risposta ai quesiti sulle modalità attuative della normativa sul collocamento mirato (il numero è stato pubblicizzato con campagne ad hoc su giornali, radio, televideo Rai e su alcuni banner on-line); uno specifico spazio informativo e interattivo all’interno del sito del Ministero (www.welfare.gov.it) dove consultare la normativa in vigore, ottenere informazioni sull’applicazione della stessa, sollecitare eventuali risposte alle domande più ricorrenti registrate con il numero verde; materiale informativo (depliant, brochures, opuscoli, ecc…) da distribuire sul territorio attraverso specifici invii alle associazioni datoriali e alle varie associazioni dei disabili, oppure da distribuire attraverso punti mobili che copriranno il territorio nazionale; attività di ricerca e consulenza per l’individuazione di ausili per un migliore inserimento lavorativo dei disabili (tale progetto, è iniziato per la parte di ricerca, successivamente, sarà predisposto un documento finale contenente le linee guida circa gli ausili idonei alle differenti disabilità); attività di consulenza e supporto ai Centri per l’impiego per l’applicazione delle disposizioni della normativa (si tratta soprattutto di attività formative e seminariali avviate, sperimentalmente, in alcune Province).

E’ inoltre in via di recepimento nell’ordinamento nazionale, la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Il recepimento della Direttiva comporterà una profonda innovazione nella legislazione nazionale - peraltro già in linea per molti aspetti alle disposizioni comunitarie – perché riconosce, in particolare, il diritto di tutte le persone che si ritengono discriminate per ragioni di handicap nei luoghi di lavoro, ad accedere a strumenti di tutela giurisdizionale forti o a procedure di conciliazione.

Nei mesi scorsi, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con l’Ong UCODEP e con il sostegno dell’Unione Europea, ha realizzato un programma di seminari per il lancio e la sensibilizzazione degli operatori del “Programma di Azione Comunitario 2001- 2006 per la lotta alla discriminazione, anche verso le persone con disabilità”. Per essi il Governo ha già delineato un progetto, volto alla istituzione di un Fondo per la concessione di risorse finanziarie da utilizzare per l’avvio di attività lavorative autonome. Si tratta ora di superare certe difficoltà e limitazioni di carattere normativo perché esso diventi realmente operativo.

Il Ministero del Welfare, infine, ha particolare interesse a sviluppare sinergie con il mondo dell’impresa per lo sviluppo di progetti mirati alla formazione e all’inserimento nel mondo del lavoro. Il Ministero ha già avviato una serie di iniziative volte alla promozione e alla diffusione di una nuova cultura di responsabilità sociale dell’impresa, che sarà uno dei temi prioritari del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.



 
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di Grazia Sestini
Sottosegretario al Ministero del Welfare con delega alle politiche sociali
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