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Atleti disabili che gareggiano alla pari con atleti normodotati, ottenendo medaglie e riconoscimenti, persone con difficoltà fisiche o cognitive che praticano regolarmente attività sportiva. Esperienze concrete possibili grazie all’impegno e alla volontà di creare condizioni di pari opportunità, grazie a condizioni ambientali e sociali favorevoli, che facilitano l’emergere di potenzialità e attitudini. Tutto questo deve entrare a far parte degli obiettivi prioritari della nostra società: far sì cioè che ogni persona possa accedere ai luoghi e alle attività di tutti, sentendosi pienamente integrata, senza barriere e discriminazioni.

Lei ha recentemente promosso un convegno dedicato al tema dell’accessibilità degli impianti sportivi. Quali sono le più rilevanti considerazioni emerse sul rapporto tra disabilità ed attività sportiva?
La possibilità di praticare attività sportiva consente dal punto di vista fisico alla persona disabile, di utilizzare al meglio le proprie energie residue e di tenere in maggiore considerazione le proprie capacità di svolgere alcune attività in completa autonomia. Dal punto di vista psicologico, invece, lo sport costituisce un importante fattore di integrazione sociale e rappresenta uno stimolo fondamentale per andare al di là dei propri limiti, indipendentemente dalla propria condizione psicofisica. Tale stimolo ha portato, ad esempio, alcuni atleti disabili a gareggiare alla pari, nelle ultime Olimpiadi di Sidney, con atleti normodotati. Due esempi su tutti: una tiratrice con l’arco su sedia a rotelle (della nazionale italiana) e un nuotatore sordo (della nazionale australiana) giunto alla medaglia. Inoltre, il livello raggiunto dagli atleti disabili e la volontà di abbattere le barriere culturali, prima ancora di quelle architettoniche, ha suggerito agli organizzatori degli ultimi campionati europei di atletica leggera di inserire gare per disabili all’interno del programma generale. Occorre considerare inoltre che l’utilizzo degli impianti, oltre che per motivi sportivi, avviene anche per esigenze terapeuticoriabilitative, dove la palestra o la piscina costituiscono la principa- le struttura per fare rieducazione.


Quali sono i criteri progettuali da seguire per la realizzazione di un impianto sportivo accessibile?
Per la realizzazione di un impianto accessibile devono essere verificati una serie di requisiti progettuali di carattere generale quali l’accesso all’edificio e l’ingresso dell’edificio, i sistemi di collegamento verticale, gli arredi fissi e i servizi igienici. Devono essere invece approfonditi i requisiti degli spazi in cui viene specificatamente praticato lo sport ed i luoghi nei quali si recano gli spettatori per partecipare all’evento sportivo. Da questa distinzione emerge che l’accessibilità di un impianto sportivo deve essere valutata dal duplice punto di vista, del praticante e dello spettatore. Poiché molti impianti devono possedere requisiti tra loro simili, l’identificazione delle caratteristiche d’accessibilità non viene effettuata sulla tipologia dell’impianto, ma sulle funzioni che le parti dell’impianto devono assolvere: area spettatori, area atleti interna ed esterna, area spogliatoio.



In particolare, quali sono le caratteristiche principali che deve avere l’area degli spettatori?

Il raggiungimento dell’area per gli spettatori deve essere agevolata da un percorso tattile e da un sistema di orientamento generale facil- mente individuabile e comprensibile, per agevolare chi ha difficoltà nella comunicazione o disabilità cognitive. I diversi settori devono essere segnalati utilizzando diversi colori, diverse pavimentazioni e un adeguato sistema di illuminazione. Deve essere previsto un adeguato spazio per sostare con i propri accompagnatori e deve essere garantita una buona visibilità della zona in cui si svolge l’evento. Queste e altre misure affinché lo spettatore disabile sia parte integrante del pubblico e non trattato come persona speciale e differente.

Molte altre sono le regole necessarie per eliminare le barriere architettoniche negli impianti sportivi…
Si, dall’utilizzo di materiali non scivolosi, ma duri e compatti nelle aree di competizione e nei percorsi per accedervi, all’altezza dei gradini, a particolari strutture per permettere movimenti autonomi nelle piscine e all’interno degli spogliatoi. Nel nostro Paese da questo punto di vista c’è ancora molto da fare: innanzitutto è necessario che entri a far parte della cultura e della coscienza comune la consapevolezza che ogni persona, al di là delle proprie caratteristiche fisiche o psichiche, deve poter godere delle stesse opportunità di tutti, in un ambiente favorevole all’espressione delle proprie personali capacità.



 
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