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Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi Di Lucio Stanca

Formazione oltre le barriere

Dalla disabilità
alla diversa abilità


Parliamo di...

Premio Sapio per la Ricerca Italiana 2003





 
Idisabili in Toscana sono circa 70.000. Integrazione e autonomia sono gli obiettivi su cui la Regione Toscana è impegnata per assicurare il massimo di inserimento lavorativo, scolastico e sociale. Grazie alle nuove competenze trasferite a Regioni ed Enti locali dalla riforma del titolo V della Costituzione - diritto al lavoro dei disabili, accertamento dell’invalidità civile, gestione delle provvidenze per gli invalidi civili – avremo maggiori possibilità di intervento. La Toscana ha fatto una scelta chiara e precisa: abbiamo attribuito la quasi totalità dei compiti amministrativi e gestionali a Comuni, Province e Comunità Montane, cioè ai soggetti più vicini ai cittadini e alle loro esigenze. Basta pensare alle stesse politiche sociali, alla formazione professionale, alle politiche per l’impiego, agli interventi a favore dell’agricoltura, alla manutenzione delle strade.
Mentre la Regione svolge compiti di programmazione, legislazione, coordinamento e controllo. Naturalmente, oltre alle competenze, abbiamo trasferito personale e risorse. Nel corso del 2002 i finanziamenti a Comuni e Province sono stati di 852 milioni di euro - il 16% in più del 2001, oltre il doppio rispetto al 2000 - di cui 420 solo ai Comuni per i servizi domiciliari ad anziani non autosufficenti e disabili, per contrastare la povertà e garantire i diritti dei minori. Nel 2003 abbiamo trasferito agli Enti locali 698 milioni di euro, di cui buona parte è destinata ai servizi sociali.

Nel 2001 oltre 6.142 persone sono state inserite in strutture domaneducative e scolastiche, 203 in attività di formazione, 1.838 disabili sono stati assistiti a scuola. Sono state invece 2.941 le persone che hanno avuto aiuto a casa, 1.658 gli inserimenti socio-terapeutici, 2.777 gli handicappati che hanno usufruito del trasporto. Sono stati assistiti in strutture residenziali 865 disabili e 1.960 in quelle semiresidenziali, mentre 1.646 hanno usufruito di vacanze estive.

Per tutti questi servizi la Regione ha speso 53,3 milioni di euro. Nel biennio 2000-2001 in Toscana sono stati avviati al lavoro 2.330 disabili per una spesa di oltre 3 milioni di euro per annualità; per il 2002, le risorse a disposizione ammontavano ad oltre 4 milioni di euro. Nello stesso periodo la Regione ha assegnato alle Province contributi per oltre 2.000 euro destinati ad interventi per superare le barriere architettoniche. Cifre non ancora sufficienti ad eliminarle e ad adeguare gli edifici privati alle esigenze dei disabili: ci servono circa 6 milioni di euro, di cui 4 di finanziamenti già richiesti e 2 calcolati sulla base delle domande de presentate dai Comuni nel 2002. Ma testimoniano che la Regione sta facendo la sua parte.

Ci aspettiamo ora che il Governo rispetti gli impegni presi assegnando alla Toscana le risorse necessarie. Con il Piano straordinario di investimenti per il periodo 2003- 2005 abbiamo destinato 37,90 milioni di euro per rinnovare le strutture che si rivolgono a disabili ed immigrati. Gli interventi di ristrutturazione, conversione ed ampliamento saranno realizzati da Comuni, enti o aziende regionali, privilegiando le zone prive di servizi o fortemente carenti. Lo scorso aprile abbiamo firmato un accordo con le dieci Province toscane e i rappresentanti delle Conferenze dei Sindaci per la realizzazione di 121 progetti nell’ambito di Toscana sociale. Un risultato impor tante, sia per la compartecipazione dei vari soggetti istituzionali sia per la cifra messa a disposizione. Oltre 5 milioni di euro destinati alla creazione di consultori; all’assistenza domiciliare integrata; ad iniziative a favore di disabili, immigrati, profughi, minori e famiglie.

Toscana sociale viene incontro alle necessità di chi quotidianamente opera a contatto con i soggetti più disagiati e aiuta i nostri Comuni che hanno deciso di salvaguardare i servizi alla persona nonostante i tagli che la nuova Finanziaria ha costretto ad operare in altri campi. Abbiamo anche approvato un finanziamento di oltre 6 milioni di euro per la realizzazione di 40 progetti - messi a punto dalle Asl, in collaborazione con Misericordie, Pubbliche Assistenze e Croce Rossa – che riguardano l’assistenza, i Cup, la riabilitazione, la telemedicina, la guard i a medica turistica, la gestione del primo soccorso. Tutti interventi che consentiranno di ridurre i tempi di attesa, migliorare l’assistenza domiciliare, fornire servizi più efficienti a disabili, anziani, bambini. La nostra Regione ribadisce la centralità del settore sociale, mentre a livello nazionale vengono tagliati i fondi. Per la Toscana si tratta di 27 milioni e 600mila euro (oltre 50 miliardi di vecchie lire) in meno. Conseguenze: quest’anno spenderemo 67 milioni e mezzo di euro, 14 in meno rispetto al 2002, e ciò nonostante la Regione abbia deciso di destinare alla spesa sociale ben 13 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso.

Il che significa meno risorse per i servizi agli anziani (assistenza domiciliare e residenze assistite), per i bambini (asili, scuole materne), per i disabili e per la popolazione più debole (poveri, immigrati). Tutto ciò mentre aumenta la popolazione anziana (nel 2005 i toscani con più di 65 anni saranno oltre 800mila) e quella non autosufficiente. L’anno scorso abbiamo ospitato nelle residenze assistite, pubbliche e privateconvenzionate, 14.321 anziani, di cui 9mila non autosufficienti le cui rette sono state pagate in buona parte dai Comuni, grazie ai fondi della Regione. Nel 2003 avremmo voluto aumentare questa possibilità. Per questo avevamo aumentato i finanziamenti regionali nel settore. Adesso con i tagli del Governo non riusciremo a potenziare i servizi per gli anziani.

Stesso discorso vale per l’infanzia e per tutta la popolazione che vive in povertà. Analoga sorte anche al fondo per gli aiuti agli affitti: ridotto da 20 a 16 milioni di euro. La Toscana, nonostante queste difficoltà, è stata una delle poche regioni che negli ultimi anni è riuscita a mantenere un elevato livello di prestazioni sociali e sanitarie senza aumentare – da ben otto anni – le tasse regionali. Tutto questo nell’ambito di una politica socio-sanitaria che privilegia l’assistenza e i servizi sul territorio, per i quali spende più che per gli ospedali. Dal 1995 al 1997 la spesa per l’assistenza territoriale è cresciuta di 3 punti, passando dal 42,3% al 45,2% del bilancio sanitario. Il Governo spinge verso una privatizzazione per noi inaccettabile e sceglie, per la tutela del disagio sociale, il sistema assicurativo. Nulla di nuovo sotto il sole: accade già in altri Paesi, ma la forbice fra chi è tutelato e chi non ce la fa finisce così per aumentare sempre di più. E questo, almeno noi, non lo vogliamo.
 
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