Idisabili
in Toscana sono circa 70.000. Integrazione e autonomia sono
gli obiettivi su cui la Regione Toscana è impegnata per assicurare
il massimo di inserimento lavorativo, scolastico e sociale.
Grazie alle nuove competenze trasferite a Regioni ed Enti locali
dalla riforma del titolo V della Costituzione - diritto al lavoro
dei disabili, accertamento dell’invalidità civile, gestione
delle provvidenze per gli invalidi civili – avremo maggiori
possibilità di intervento. La Toscana ha fatto una scelta chiara
e precisa: abbiamo attribuito la quasi totalità dei compiti
amministrativi e gestionali a Comuni, Province e Comunità Montane,
cioè ai soggetti più vicini ai cittadini e alle loro esigenze.
Basta pensare alle stesse politiche sociali, alla formazione
professionale, alle politiche per l’impiego, agli interventi
a favore dell’agricoltura, alla manutenzione delle strade.
Mentre la Regione svolge compiti di programmazione,
legislazione, coordinamento e controllo. Naturalmente,
oltre alle competenze, abbiamo trasferito personale e
risorse. Nel corso del 2002 i finanziamenti a Comuni e
Province sono stati di 852 milioni di euro - il 16% in
più del 2001, oltre il doppio rispetto al 2000 - di cui
420 solo ai Comuni per i servizi domiciliari ad anziani
non autosufficenti e disabili, per contrastare la povertà
e garantire i diritti dei minori. Nel 2003 abbiamo trasferito
agli Enti locali 698 milioni di euro, di cui buona parte
è destinata ai servizi sociali.
Nel 2001 oltre 6.142 persone sono state inserite in strutture
domaneducative e scolastiche, 203 in attività di formazione,
1.838 disabili sono stati assistiti a scuola. Sono state
invece 2.941 le persone che hanno avuto aiuto a casa,
1.658 gli inserimenti socio-terapeutici, 2.777 gli handicappati
che hanno usufruito del trasporto. Sono stati assistiti
in strutture residenziali 865 disabili e 1.960 in quelle
semiresidenziali, mentre 1.646 hanno usufruito di vacanze
estive.
Per
tutti questi servizi la Regione ha speso 53,3 milioni
di euro. Nel biennio 2000-2001 in Toscana sono stati avviati
al lavoro 2.330 disabili per una spesa di oltre 3 milioni
di euro per annualità; per il 2002, le risorse a disposizione
ammontavano ad oltre 4 milioni di euro. Nello stesso periodo
la Regione ha assegnato alle Province contributi per oltre
2.000 euro destinati ad interventi per superare le barriere
architettoniche. Cifre non ancora sufficienti ad eliminarle
e ad adeguare gli edifici privati alle esigenze dei disabili:
ci servono circa 6 milioni di euro, di cui 4 di finanziamenti
già richiesti e 2 calcolati sulla base delle domande de
presentate dai Comuni nel 2002. Ma testimoniano che la
Regione sta facendo la sua parte.
Ci aspettiamo ora che il Governo rispetti gli impegni
presi assegnando alla Toscana le risorse necessarie. Con
il Piano straordinario di investimenti per il periodo
2003- 2005 abbiamo destinato 37,90 milioni di euro per
rinnovare le strutture che si rivolgono a disabili ed
immigrati. Gli interventi di ristrutturazione, conversione
ed ampliamento saranno realizzati da Comuni, enti o aziende
regionali, privilegiando le zone prive di servizi o fortemente
carenti. Lo scorso aprile abbiamo firmato un accordo con
le dieci Province toscane e i rappresentanti delle Conferenze
dei Sindaci per la realizzazione di 121 progetti nell’ambito
di Toscana sociale. Un risultato impor tante, sia per
la compartecipazione dei vari soggetti istituzionali sia
per la cifra messa a disposizione. Oltre 5 milioni di
euro destinati alla creazione di consultori; all’assistenza
domiciliare integrata; ad iniziative a favore di disabili,
immigrati, profughi, minori e famiglie.
Toscana sociale viene incontro alle necessità di chi quotidianamente
opera a contatto con i soggetti più disagiati e aiuta
i nostri Comuni che hanno deciso di salvaguardare i servizi
alla persona nonostante i tagli che la nuova Finanziaria
ha costretto ad operare in altri campi. Abbiamo anche
approvato un finanziamento di oltre 6 milioni di euro
per la realizzazione di 40 progetti - messi a punto dalle
Asl, in collaborazione con Misericordie, Pubbliche Assistenze
e Croce Rossa – che riguardano l’assistenza, i Cup, la
riabilitazione, la telemedicina, la guard i a medica turistica,
la gestione del primo soccorso. Tutti interventi che consentiranno
di ridurre i tempi di attesa, migliorare l’assistenza
domiciliare, fornire servizi più efficienti a disabili,
anziani, bambini. La nostra Regione ribadisce la centralità
del settore sociale, mentre a livello nazionale vengono
tagliati i fondi. Per la Toscana si tratta di 27 milioni
e 600mila euro (oltre 50 miliardi di vecchie lire) in
meno. Conseguenze: quest’anno spenderemo 67 milioni e
mezzo di euro, 14 in meno rispetto al 2002, e ciò nonostante
la Regione abbia deciso di destinare alla spesa sociale
ben 13 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso.
Il che significa meno risorse per i servizi agli anziani
(assistenza domiciliare e residenze assistite), per i
bambini (asili, scuole materne), per i disabili e per
la popolazione più debole (poveri, immigrati). Tutto ciò
mentre aumenta la popolazione anziana (nel 2005 i toscani
con più di 65 anni saranno oltre 800mila) e quella non
autosufficiente. L’anno scorso abbiamo ospitato nelle
residenze assistite, pubbliche e privateconvenzionate,
14.321 anziani, di cui 9mila non autosufficienti le cui
rette sono state pagate in buona parte dai Comuni, grazie
ai fondi della Regione. Nel 2003 avremmo voluto aumentare
questa possibilità. Per questo avevamo aumentato i finanziamenti
regionali nel settore. Adesso con i tagli del Governo
non riusciremo a potenziare i servizi per gli anziani.
Stesso discorso vale per l’infanzia e per tutta la popolazione
che vive in povertà. Analoga sorte anche al fondo per
gli aiuti agli affitti: ridotto da 20 a 16 milioni di
euro. La Toscana, nonostante queste difficoltà, è stata
una delle poche regioni che negli ultimi anni è riuscita
a mantenere un elevato livello di prestazioni sociali
e sanitarie senza aumentare – da ben otto anni – le tasse
regionali. Tutto questo nell’ambito di una politica socio-sanitaria
che privilegia l’assistenza e i servizi sul territorio,
per i quali spende più che per gli ospedali. Dal 1995
al 1997 la spesa per l’assistenza territoriale è cresciuta
di 3 punti, passando dal 42,3% al 45,2% del bilancio sanitario.
Il Governo spinge verso una privatizzazione per noi inaccettabile
e sceglie, per la tutela del disagio sociale, il sistema
assicurativo. Nulla di nuovo sotto il sole: accade già
in altri Paesi, ma la forbice fra chi è tutelato e chi
non ce la fa finisce così per aumentare sempre di più.
E questo, almeno noi, non lo vogliamo.