Vai direttamente ai contenuti
Sei in: Home > Fonti Rinnovabili: scenari di sviluppo > L'energia come fattore competitivo

Copertina della rivista

grafica

Immagine: L'energia come fattore competitivo

Negli ultimi decenni si è fatto molto per migliorare l’uso dell’energia e per ridurre gli effetti negativi sul territorio. Ma per ottenere i migliori risultati sarà fondamentale che le Istituzioni riacquistino credibilità e fiducia agli occhi della cittadinanza, passando da un’ottica di gestione delle emergenze ad un’azione basata su un’analisi seria del territorio e delle sue potenzialità.

L’energia, una risorsa preziosa
Il modello di sviluppo che ha caratterizzato il Novecento ha posto le sue basi su una crescente domanda di energia. Grazie alla disponibilità di risorse energetiche economiche e facilmente impiegabili per soddisfare le esigenze degli utilizzatori finali, come l’acqua, il petrolio ed il gas, è stato possibile raggiungere tassi di crescita senza uguali.

L’industrializzazione, la diffusione dei mezzi di trasporto personali e l’avvento dell’era dei servizi e dell’informatica hanno beneficiato dello scorrere di questi flussi di energia silenziosi, che solo nella crisi energetica degli anni Settanta ed in rare occasioni hanno mostrato la loro importanza ed il loro peso nella vita quotidiana. Purtroppo il mercato, in assenza di segnali di prezzo legati alle esternalità e ai costi sociali, non è stato in grado di dare il giusto peso alle ricadute ambientali e sociali, creando una serie di problematiche che si sta cercando di tamponare a costi crescenti negli ultimi anni (limiti sempre più stringenti sulle emissioni e sugli inquinanti, emission trading e direttiva IPPC, etc). L’avvio del nuovo secolo si caratterizza per alcuni eventi che stanno riportando al centro dell’attenzione l’energia, il suo impatto sul quotidiano e sul mondo produttivo ed il fatto che darne la disponibilità per scontata può essere pericoloso.

I black-out che hanno interessato vari paesi dell’OCSE, la sfiorata crisi del gas, il forte aumento di prezzi dei vettori energetici (elettricità, gas, combustibili per autotrazione) sono campanelli di allarme che invitano ad investire nell’efficienza energetica e nello sviluppo sostenibile. Se il primo dei problemi è stato casuale, gli altri hanno delle radici strutturali, come la carenza di infrastrutture energetiche accompagnata dalla difficoltà nel realizzarne di nuove, lo sviluppo delle economie asiatiche, la dipendenza crescente dell’Italia dall’estero (ormai intorno al 85%).

Trattandosi di un sistema molto complesso, in stretta relazione con le reti europee ed extraeuropee, per innescare dei cambiamenti sostanziali occorre ragionare in un’ottica di mediolungo periodo.

Si tratta di cambiamenti essenziali e auspicabili per varie ragioni:
• la scarsità di combustibili fossili nazionali espone il Paese ad una dipendenza dall’estero condivisa in termini quantitativi solo dal Giappone, che comporta un’esposizione diretta all’andamento del prezzo del petrolio e potenziali rischi a livello di sicurezza di approvvigionamenti;
• l’impiego dell’energia ha delle importanti ricadute ambientali, sociali, di trasformazione del territorio ed occupazionali, che richiedono un’attenta valutazione dei pro e dei contro e che troppo spesso sono considerate solo in base ad alcuni aspetti negativi, senza tener conto della realtà esistente e delle sinergie che permettono di migliorare il sistema nel suo complesso;
• in un mondo globalizzato in cui la competitività si gioca su margini sempre più stretti, occorre saper cogliere l’opportunità di ampliare il portafoglio delle fonti di energia disponibili, anche attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili locali;
• le potenziali alternative potranno diventare realmente tali solo in tempi lunghi, a causa dei costi specifici elevati, dello scarso peso che la ricerca e la produzione industriale nazionale hanno avuto per almeno un ventennio sui mercati mondiali (recuperare il gap non sarà facile), e della scarsa fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, che facilita gli oppositori a qualunque tipo di progetti di grandi dimensioni.


L’efficienza energetica
L’Unione Europea ha cercato di tener conto degli aspetti citati in vari provvedimenti, ricorrendo in particolare allo strumento delle direttive, fissando obiettivi ambiziosi e secondo alcuni eccessivi, che vanno oltre le previsioni del Protocollo di Kyoto, richiedendo ad alcuni Paesi Membri sforzi davvero ingenti da qui al 2020. In questo percorso sempre più peso è stato dato agli Enti Locali, applicando il principio di sussidiarietà. In campo energetico le azioni possibili riguardano il miglioramento dell’efficienza nella produzione e nel trasporto di energia e gli interventi negli usi finali, volti anzitutto ad eliminare gli sprechi e ad ottimizzare i processi ed i servizi, in secondo luogo a introdurre tecnologie che consentono di ridurre i consumi di energia a parità di servizio reso.

L’efficienza energetica lato domanda rappresenta un valido strumento per incidere presso gli utenti in tempi brevi, consentendo di ottenere benefici energetici, ambientali, economici e di immagine per i singoli e per il Paese. Richiede però una forte azione nei confronti dei decisori pubblici e privati, degli installatori e dei venditori ed infine dei cittadini. E proprio nel fare di necessità virtù, trasformando obblighi e costi in investimenti ed in opportunità di mercato, sta la sfida dei prossimi anni.

I vantaggi derivanti dalla realizzazione di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica sono tanti:
• presentano indicatori economicofinanziari interessanti o ottimi;
• contribuiscono a migliorare l’immagine dell’Ente Locale o dell’azienda;
• comportano benefici ambientali e riducono la dipendenza dall’estero;
• promuovono l’industria italiana dei prodotti e dei servizi.

Per il primo aspetto la maggior parte degli interventi presenta tempi di ritorno attualizzati inferiori ai cinque anni, in molti casi si scende sotto i tre anni. E’ inoltre possibile avvalersi delle ESCO (società di servizi energetici) che possono offrire la garanzia dei risultati ed il finanziamento tramite terzi, assumendo i rischi tecnici e finanziari dei progetti. Il quadro normativo comunitario e nazionale è favorevole: meccanismi come i titoli di efficienza energetica e i certificati verdi migliorano la redditività di molte soluzioni. Gli EELL e le aziende possono beneficiare anche delle possibili ricadute in immagine (quindi anche elettorali). Programmi volontari come GreenLight, GreenBuilding, MotorChallenge, 100% energia verde, garantiscono pubblicità ai virtuosi, così come l’adozione di pannelli solari.

I benefici in termini ambientali e di dipendenza dall’estero, infine, si accompagnano alla promozione di un’industria nazionale spesso in posizioni di vertice. Una funzione centrale sotto questo punto di vista la può svolgere l’Amministrazione Pubblica: Regioni, Province e Comuni presentano il duplice ruolo di soggetti pubblici, chiamati ad agire sul territorio promuovendone lo sviluppo, e di attori privati, dotati di un parco di edifici e impianti tecnologici caratterizzati da consumi energetici importanti (ospedali, scuole, acquedotti, depuratori, etc).


Barriere e opportunità
Gli eventi degli ultimi anni hanno favorito la crescita di una sensibilità agli aspetti energetici ed ambientali. Essa risulta ancora acerba, ossia non collegata alla coscienza delle azioni concrete attivabili per tradurla in realtà, ma se giustamente coltivata potrà consentirci di assumere un ruolo di primo piano nella corsa verso lo sviluppo sostenibile.

Per cogliere i massimi benefici sarà necessario superare alcune barriere sia culturali, sia strutturali:
• la sensibilità deve accompagnarsi alla diffusione della cultura e della conoscenza, onde evitare che i buoni propositi rimangano tali o, peggio, comportino danni (e.g. deve essere chiaro che ogni possibile scelta presenta dei vantaggi e delle ricadute negative; esistono scelte migliori, ma non scelte perfette);
• gli utenti finali saranno investiti da una serie di obblighi, con i relativi costi (e.g. la certificazione energetica), ma avranno anche a disposizione incentivi e agevolazioni (e.g. detrazioni IRPEF 55%);
• l’energia necessita di infrastrutture, ancor di più se basata sul modello della gestione distribuita e delle fonti rinnovabili, occorre dunque superare l’attuale tendenza al “comitato contro” a priori, compito non facile in un Paese ricco di individualismo e commissari tecnici;
• la dimensione delle aziende italiane (che spesso è un sottodimensionamento) rende difficile l’accesso agli incentivi disponibili, la ricerca e l’applicazione di certi modelli (e.g. ESCO e finanziamento tramite terzi);
• gli artigiani, ma anche le grandi aziende, devono investire nella formazione dei propri dipendenti e nella comunicazione, in quanto troppo spesso la qualità dei lavori risulta scadente;
• le banche rappresentano un attore fondamentale, in quanto è da loro e dagli investitori di rischio che possono arrivare i capitali necessari per realizzare gli interventi; anche se ancora non hanno messo a punto gli strumenti auspicabili per favorire i progetti di miglioramento dell’efficienza energetica (e.g. finanziamenti concessi sulla base dei business plan dei progetti), i recenti sviluppi fanno ben sperare.

E’ comunque fondamentale convincersi che si può fare molto a casa propria, eliminando gli sprechi, scegliendo con attenzione all’energia e all’ambiente i nostri acquisti (dall’automobile all’elettrodomestico) e imparando a riconoscere le opportunità di investimento esistenti nell’efficienza energetica domestica (riscaldamento, illuminazione, fonti rinnovabili). Se si coglieranno queste opportunità il Paese ne beneficerà ampiamente su tutti i fronti. Stime del Ministero dell’Ambiente tedesco sull’occupazione favorita in Germania dai programmi di incentivazione delle fonti rinnovabili parlano di circa 235.000 addetti nel 2006, che si accompagnano nello stesso anno a investimenti di 1.600 M?e ad un fatturato di 30.000 M?, a fronte di un costo di 160 ME. Da notare che in generale gli interventi di efficienza energetica negli usi finali consentono di ottenere ancora di più, in quanto ai risultati citati possono aggiungere un rapporto costi/benefici migliore.


Conclusioni
Contrariamente a quanto espresso dal partito dei catastrofisti, negli ultimi decenni si è fatto molto per migliorare l’uso dell’energia e per ridurre gli effetti negativi sul territorio. Il rendimento del parco di generazione elettrica nazionale è aumentato dell’11% negli ultimi sei anni, con l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas che stima al 2008 un’ulteriore miglioramento fino a portare tale indicatore al 46%, un risultato di rilievo che premia gli sforzi fatti dal Paese per promuovere centrali efficienti.

I dati rilevati dalle centraline presenti nelle città principali mostrano in base ai dati riportati dalle ARPA competenti miglioramenti nella qualità dell’aria, nonostante l’aumento della pressione legata alla diffusione del riscaldamento ed all’aumento del traffico, ottenuti grazie al miglioramento delle tecnologie.

Il libro verde della Commissione Europea “Doing more with less” quantifica in circa un 40% la richiesta di energia primaria evitata rispetto alla domanda attuale grazie agli interventi di efficienza energetica realizzati a partire dagli anni Settanta. Per ottenere i migliori risultati sarà fondamentale che le Istituzioni riacquistino credibilità e fiducia agli occhi della cittadinanza, passando da un’ottica di gestione delle emergenze (che va dai blocchi del traffico all’epopea senza fine dei rifiuti nel napoletano) ad un’azione basata su un’analisi seria del territorio e delle sue potenzialità, che riconosca che ogni intervento presenta degli aspetti negativi e che chi attende le soluzioni miracolose finisce per impedire il miglioramento della situazione.

Tanti esempi dimostrano che si può fare bene, seguendo varie vie. Chiaramente in un mondo che è passato in un secolo da un miliardo e mezzo di persone a oltre sei rispondere alle esigenze nutrizionali, di sviluppo e di sostenibilità non è facile, e farlo senza incorrere in guerre e forti squilibri è una sfida che deve coinvolgere ogni abitante del pianeta.