Il contesto attuale
Al fine di meglio descrivere il ruolo della tecnologia
nel sistema energetico, ma anche di identificare
le criticità nella loro penetrazione, ho provato
a mettere in fila alcune considerazioni
ovvie e generalmente condivise in modo da
poter trarre alcune conclusioni, soprattutto nell’ottica
di capire quali sono i contenuti con cui si
debbono misurare gli strumenti modellistici.
1) Lo strettissimo intreccio tra questione energetica
e sviluppo tecnologico è ben noto (si pensi
ad esempio a grandi capitoli quali la rivoluzione
industriale ed al ruolo dell’energia elettrica nella
seconda rivoluzione industriale). L’evoluzione
tecnologica modifica in modo sostanziale non
solo l’offerta (tecnologie di conversione) ma
anche la struttura della domanda (tecnologie di
uso finale) dell’energia.
2) L’organizzazione produttiva e sociale delle
nostre società (in ciò includendo anche la qualità
della vita di cui godiamo) è indissolubilmente
legata alla grande disponibilità di energia. Se
compariamo gli ultimi secoli con tutta la storia
precedente dell’umanità non possiamo non
notare che sono caratterizzati contemporaneamente
da un massiccio accesso alle fonti energetiche
e da un costo incredibilmente basso delle
risorse energetiche. A tale proposito basti pensare
che un litro di gasolio equivale al lavoro di tre
giorni di una persona robusta e che un’automobile
da 100 cavalli equivale in buona sostanza ad
un cocchio tirato da 100 cavalli, cosa che nessun
imperatore si è mai potuto permettere.
3) Il sistema energetico è un sistema complesso
che soddisfa esigenze molto diffuse: industriali,
civili, del terziario e della mobilità. In questo
quadro gli usi termici rimangono la quota prevalente
e sono destinati a rimanerlo. L’energia
elettrica è una forma particolarmente pregiata
d’energia ed in quanto tale richiede particolare
attenzione. Ciò non toglie che il soddisfacimento
della domanda di energia elettrica sia solo
parte della questione energetica che va affrontata
nel suo insieme. In altri termini, il problema
energetico va visto sempre nella sua scala complessiva.
4) Il sistema energetico ha una forte inerzia:
modifiche sostanziali del sistema di produzione
di beni e servizi (e conseguentemente del mix
delle fonti e delle tecnologie di conversione ed
uso) richiedono tempi lunghi e grandi investimenti.
E’ dunque evidente che le politiche energetiche vanno programmate su tempi
medio-lunghi.
5) L’importanza del sistema energetico
nel determinare lo sviluppo e la qualità
della vita (consumi industriali,
riscaldamento e condizionamento,
mobilità, etc.) e la sua grande inerzia,
fanno sì che tutti gli Stati programmino
l’accesso alle risorse energetiche in
modo da garantire approvvigionamenti
d’energia sicuri ed in qualche maniera
sovradimensionati, così da evitare
crisi legate ad un sottodimensionamento
dell’offerta rispetto alla domanda.
In genere, se l’offerta è sovradimensionata,
la domanda si adegua: in altri
termini un sistema energetico pilotato
unicamente dall’offerta tende a far crescere
i consumi. Di fatto vi è maggiore
attenzione alla strutturazione dell’offerta
d’energia che al miglioramento
della domanda. Lo sviluppo di tecnologie
appropriate negli usi finali è essenzialmente
pilotato dai costi dell’energia
(che però, come abbiamo visto, sono
sostanzialmente bassi). In conclusione,
mentre l’offerta in genere utilizza le
migliore tecnologie disponibili, ciò
non avviene nel sistema degli usi finali,
che spesso è caratterizzato da sprechi.
6) Nel determinare la struttura dell’offerta
giocano un ruolo determinante i
grandi player del settore energetico, sia
per il peso economico che hanno sia
perché svolgono un ruolo di rilevanza
strategica nel garantire gli approvvigionamenti.
7) Lo stato attuale delle tecnologie
permetterebbe di soddisfare la domanda
di usi finali con consumi significativamente
minori, ma questo processo è
estremamente lento. Infatti, il sistema
di usi finali è determinato in larga
misura dalle caratteristiche degli utenti,
che molto spesso sono parcellizzati e
privi delle conoscenze tecniche per
individuare le migliori tecnologie esistenti,
anche quando queste potrebbero
consentire significativi risparmi: si
pensi, ad esempio, al sistema della
domanda nel settore domestico.
8) La produzione d’energia è la maggiore
responsabile dell’inquinamento
atmosferico (sia relativamente alle
emissioni a scala locale che alla CO2).
Ogni inefficienza nel sistema di produzione
e di consumo dell’energia si traduce
di fatto in un maggiore inquinamento:
la riduzione dell’inquinamento
per unità di bene o servizio prodotto è
perseguibile mediante l’evoluzione
delle tecnologie. Di conseguenza l’imposizione
di vincoli ambientali ha un
forte effetto sull’accelerazione dello sviluppo
di tecnologie e favorisce i sistemi
che hanno una maggiore capacità d’innovazione.
L’introduzione di vincoli
ambientali è di fatto uno strumento
attraverso cui porre fuori mercato i soggetti
più arretrati tecnologicamente.
9) In generale lo sviluppo delle conoscenze
consente di allargare le risorse a
disposizione del genere umano (ad
esempio “inventando” nuovi modi per
produrre energia, come in passato è
stato per l’energia elettrica e quella
nucleare ed in futuro sarà per la fusione)
e lo sviluppo tecnologico rende
accessibili risorse che precedentemente
non erano sfruttabili (si pensi ad esempio
alle piattaforme offshore). Vi è però
sicuramente un fattore limitante: esso
consiste nel fatto che il contenitore
Terra è limitato. L’alterazione dei suoi
equilibri ha costi economici e sociali
che appaiono già oggi enormi e potrebbero
diventare insostenibili se non si
interviene in modo estremamente rapido
ed efficace.
10) In generale, quindi, il sistema di
produzione ed uso dell’energia ha costi
indiretti (si pensi ad esempio ai costi
che gravano sulla sanità pubblica e a
tutte le conseguenze dei cambiamenti
climatici) che ricadono sulla fiscalità
generale, in modo da consentire di
mantenere bassi i costi dell’energia. In
sostanza, i costi del sistema energetico
sono molto più alti di quanto appaia.
11) Da questo punto di vista appare
evidente che il sistema energetico va
considerato, nella sua dinamica complessiva,
sotto due aspetti. In primo
luogo va considerato guardando contestualmente
tutto l’insieme di produzione
di beni e servizi che coprono gli usi
industriali, civili, di mobilità. In secondo
luogo va considerato alla scala globale
perché sono le dinamiche alla
scala globale che determinano la struttura
dei costi ed il mix di fonti energetiche
e di tecnologie.
12) In ogni caso comincia ad emergere
una criticità sulle risorse energetiche.
In estrema sintesi, anche se le tecnologie
consentono di rendere accessibili
nuove risorse, le risorse attualmente accessibili di petrolio e gas naturale
lasciano intendere che i prezzi sono
destinati a crescere e che in prospettiva
vi potranno essere criticità sull’approvvigionamento.
L’uranio non appare
una soluzione perché le risorse accertate
sono estremamente limitate.
Pertanto l’unica risorsa tradizionale per
la quale vi è una offerta in grado di soddisfare
una domanda di lungo periodo
è il carbone (con notevoli differenze in
termini di impatto ambientale tra tecnologie
tradizionali e tecnologie innovative).
Tra le fonti rinnovabili l’idroelettrico
è ampiamente sfruttato; l’eolico
appare maturo ed è in fase di forte
espansione. L’energia solare appare
molto promettente man mano che i
prezzi aumenteranno, anche perché è
quella per cui la crescita scientifica
potrebbe avere maggiori impatti (si
pensi ad esempio a celle fotovoltaiche
ibride): tuttavia essa non appare una
soluzione in grado di giocare un ruolo
chiave nel breve termine. Le biomasse
sono destinate a giocare un ruolo crescente
anche se un loro massiccio sfruttamento
crea criticità nei prezzi del settore
agroalimentare. Certamente il
risparmio energetico, cioè una forte
iniziativa nella diffusione di tecnologie
appropriate nel sistema di usi finali,
appare essere di forte impatto nella
riduzione della domanda (cioè minori
consumi per unità di bene o servizio
prodotto).
13) In sintesi il sistema energetico è un
sistema complesso che si basa su un
mix di fonti e tecnologie (di produzione,
conversione ed uso finale) in cui, in
funzione dei costi di produzione ed
uso, penetrano progressivamente
nuove fonti e nuove tecnologie. Gli
strumenti modellistici per definire strategie
di lungo periodo devono essere
quindi in grado di rispondere alle questioni
poste nei punti precedenti.
Proviamo a riepilogare alcune questioni
particolarmente cruciali.
a) Quale è il mix ottimale di vettori
energetici in grado di soddisfare la
domanda di beni e prodotti?
b) Come definire azioni (tariffe, tasse,
incentivi) in grado di agire contestualmente
sulla domanda e sull’offerta
d’energia) per avere il massimo
ritorno economico, ovvero quali
sono le migliori strategie di allocazione
delle risorse finanziarie?
c) Quali sono le tecnologie su cui investire
nel medio-lungo periodo?
d) Quali sono le strategie per ridurre le
criticità derivanti dalla sicurezza
degli approvvigionamenti?
e) Come cambierebbe la struttura del
sistema energetico se le esternalità
fossero caricate su di esso invece che
sulla fiscalità generale?
f) Che fare per limitare gli impatti del
cambiamento climatico?
L’aspetto modellistico riveste quindi
un ruolo fondamentale. Come vedremo,
sono attualmente disponibili
alcuni strumenti modellistici in grado
di affrontare tali problemi. Inoltre c’è
un grande interesse della Comunità
Europea, confermato da investimenti
significativi, verso lo sviluppo di
modelli e strumenti di supporto alla
definizione di strategie energeticoambientali
a medio-lungo termine,
per la valutazione dell’efficacia di
misure strategiche e per la definizione
delle priorità attuative in grado di
assicurare la coerenza metodologica
di azioni a scala nazionale e locale,
con le direttive dell’Unione Europea.
I modelli per la definizione di
strategie energetiche.
I sistemi energetici sono dunque strutture
complesse in cui flussi di energia e
di materiale sono collegati da reti di
tecnologie articolate, con singole componenti
ugualmente complesse.
Inoltre, occorre tenere conto dello sviluppo
futuro degli scenari energetici e
socio-economici, delle condizioni fisiche
al contorno, della disponibilità di
tecnologie e risorse, nonché delle
nuove istanze derivanti dallo sviluppo
tecnologico e dalle scoperte scientifiche.
In tale contesto, la definizione di
strategie sostenibili energeticoambientali
deve poter tener conto della
possibilità e/o decisione di perseguire
vari obiettivi, tra cui il miglioramento
della qualità dell’aria e la mitigazione
dei cambiamenti climatici (attraverso
la riduzione delle emissioni in atmosfera),
la sicurezza nell’approvvigionamento
energetico (riduzione della
dipendenza da fonti esogene ed
aumento dell’apporto da fonti rinnovabili),
in modo da individuare le
modalità ottimali ed i relativi costi, per
conseguire tali obiettivi. In questo contesto
appare importante anche valutare i costi di beni e servizi che tengano
conto delle esternalità derivanti dalla
produzione ed uso dell’energia.
E’
necessario quindi realizzare un’analisi
strategica basata su di un approccio
sistemico che permetta di collegare il
settore dell’offerta ed i diversi settori di
domanda, valorizzando i feedback
intersettoriali per determinare le
migliori strategie d’azione dal punto di
vista energetico, ambientale ed economico.
L’analisi dei sistemi energetici
deve essere quindi supportata da strumenti
designati ad analizzare l’intero
sistema ed i suoi sottosistemi, in grado
di rappresentarne efficacemente la
complessità e di tenere conto dell’incertezza-
ignoranza della conoscenza.
Lo scopo è quello di determinare l’allocazione
ottimale delle risorse in accordo
con vincoli tecnologici, sociali, economici
ed ambientali esistenti o imposti
dall’esterno. In tale contesto è
importante poter analizzare e confrontare
diversi scenari di sviluppo per
identificare i parametri chiave del sistema
ed evidenziare gli effetti della loro
variazione. I modelli ad equilibrio
parziale come il MARKAL ed il
TIMES, sviluppati sotto l’egida
dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
(
http://www.etsap.org), ed ampiamente
diffusi in ambito internazionale
per studi di pianificazione energetico-
ambientale a mediolungo
termine, rappresentano
gli strumenti d’elezione,
essendo in grado di rappresentare
ed ottimizzare sistemi
energetici caratterizzati
da diverse scale temporali e spaziali
e di effettuare sia un’analisi
di scenario che un’analisi di sensibilità
delle soluzioni.
In particolare, il
modello MARKAL è nato a partire dalla
fine degli anni ’70, nell’ambito di un
progetto di cooperazione internazionale
con l’intento di esaminare le problematiche
relative alla crisi energetica ed
è stato successivamente sviluppato ed
applicato, nell’arco di un ventennio,
allo studio delle interrelazioni tra configurazione
dei sistemi energetici (identificati
mediante i flussi d’energia e
materiali e le tecnologie di produzione
ed uso dell’energia), inquinamento
ambientale e cambiamenti climatici.
Il
generatore di modelli TIMES (The
Integrated MARKAL-EFOM System) rappresenta l’evoluzione del MARKAL,
espandendone le caratteristiche ed
aumentandone la flessibilità soprattutto
per quanto riguarda la rappresentazione
dei parametri economici e la
coerenza con altre piattaforme modellistiche
(ad esempio modelli economici
di equilibrio generale). I modelli generati
attraverso il MARKAL/TIMES sono
modelli predittivi multiperiodali, di
tipo bottom up e tecnologicamente
orientati, che permettono una rappresentazione
dettagliata dei flussi di energia
e materiale e dei vincoli esogeni
con un approccio in cui le tecnologie
esistenti e future sono descritte
mediante i parametri tecnico-economici
ed ambientali, ed è possibile tenere
conto sia dell’invecchiamento (vintaging)
che del turnover tecnologico.
L’estensione temporale è determinabile
dall’utente in relazione alle necessità
dell’analisi ed alla conoscenza dello
sviluppo del sistema (tipicamente si
considera un orizzonte temporale di
medio-lungo termine, suddivisibile in
periodi di tempo di lunghezza fissa e/o
variabile). L’elevata flessibilità permette
inoltre una facile integrazione di nuovi
parametri (ad esempio, provenienti da
altre metodologie come LCA ed
ExternE) assicurando la consistenza
metodologica dei risultati.
Tali modelli
tengono conto dei flussi di energia
e di materiale attraverso la rete
di tecnologie di conversione
e di produzione di beni e
servizi, includendo anche i
loro costi e la loro disponibilità,
e sono pilotati dalla
struttura della domanda di
usi finali. Una serie di parametri
esogeni possono esser introdotti
come vincoli (ad esempio emissioni,
approvvigionamenti, etc.) in modo da
poter esaminare come evolve il sistema
al loro variare. Essi permettono pertanto
di determinare la configurazione
ottimale di un sistema energetico in
termini di uso delle risorse e costo di
beni e servizi in relazione a differenti
vincoli esogeni e quindi di valutare
quantitativamente le ricadute di diverse
prospettive di sviluppo.
Essi hanno inoltre una risoluzione
multiregionale, che permette di confrontare
le soluzioni ottenute alle varie
scale spaziali, quantificando il valore
della cooperazione transregionale.
Tipicamente, è possibile esaminare una
serie di alternative di sviluppo (scenari)
allo scopo di effettuare un’analisi prospettica
dell’andamento dei fabbisogni
energetici e delle emissioni di inquinanti
nelle differenti ipotesi. Per ogni
scenario, il modello identifica una
soluzione ottimale che corrisponde al
minimo costo del sistema in relazione
ai vincoli esogeni considerati ed identifica
la combinazione di risorse e tecnologie
corrispondente, il prezzo marginale
delle risorse e degli inquinanti ed i
costi ridotti delle varie tecnologie. E’
possibile graficare l’andamento del
costo totale del sistema in relazione alle
variazioni dei parametri di scenario (ad
esempio, target di abbattimento delle
emissioni) e/o analizzare l’impatto di
differenti meccanismi dei prezzi attraverso
curve di trade-off.
Ciò è di particolare
interesse nella definizione delle
politiche di risanamento ambientale
perchè permette
di
stabilire il
livello di
tassazione e/o tariffazione e/o incentivazione
necessario per ottenere un
livello prefissato di riduzione delle
emissioni. Inoltre, permette di identificare
le strategie più efficaci in termini
di costi-benefici, confrontare le prestazioni
economico-ambientali delle
diverse tecnologie e definire l’ordine di
priorità di misure normative e tariffarie
volte a favorire l’innovazione tecnologica.
Un importante contributo a tali
tematiche è fornito dal Progetto
Integrato NEEDS “New Energy
Externalities Developments for
Sustainability” (
http://www.needs-project.org), finanziato dal VI Programma
Quadro dell’UE (Priorità tematica 6.1
“Sistemi energetici Sostenibili”). Tale
progetto, in corso di svolgimento, è
finalizzato alla definizione di una metodologia
integrata per la valutazione dei
costi totali (diretti ed esternali) e di politiche
per lo sviluppo del sistema energetico
alla scala paneuropea a mediolungo
termine (orizzonte temporale al
2050), focalizzando i principali problemi
ambientali ed energetici (cambiamenti
climatici, inquinamento atmosferico
a scala locale, valorizzazione delle
risorse endogene) nonché l’impatto
delle nuove tecnologie ed il ruolo delle
esternalità.
La metodologia è stata applicata
sia a scala nazionale, per le singole
nazioni dell’Unione Europea, che a scala
europea, in un modello “comprehensive”
Pan-Europeo che integra i modelli
nazionali in un approccio multiregionale,
considerando gli scambi di energia
tra le varie nazioni. Il progetto è coordinato
da una società italiana, l’ISIS con
sede a Roma, ed è organizzato in otto
linee di ricerca. L’IMAA–CNR è coordinatore
della linea RS2a “Modelling
internalisation strategies including scenario
building” il cui obiettivo strategico
è quello di sviluppare strumenti
avanzati per la valutazione delle politiche
dell’Unione Europea e la definizione
di strategie attuative coerenti a scala
nazionale.
La metodologia messa a
punto prevede l’integrazione operativa
delle più diffuse metodologie per la
valutazione dell’impatto delle attività
antropiche (analisi comprehensive,
Life Cycle Analysis - LCA ed ExternE)
in cui dati di base sono forniti in
input ai modelli di equilibrio parziale,
in un processo iterativo di armonizzazione
di metodologie, dati e risultati. La
piattaforma modellistica sviluppata è
basata sul generatore di modelli TIMES.
Il progetto si concluderà nel 2008 con
alcune analisi di scenario: in particolare
saranno analizzati uno scenario di riferimento
“Business as Usual” in linea con
le proiezioni DG TREN 2005 della
Commissione Europea e tre scenari
alternativi che verteranno su alcune tra
le principali tematiche energeticoambientali
d’interesse a scala europea:
estensione del Protocollo di Kyoto e
mitigazione dei cambiamenti climatici
(con target riduzione delle emissioni di
CO2 e GHG in accordo con la
Comunicazione EU COM 2007/2),
aumento della sicurezza degli approvvigionamenti
energetici (minimizzazione
della dipendenza dell’UE dalle
importazioni di gas e petrolio), miglioramento della qualità dell’aria (internalizzazione
dei costi esternali degli inquinanti
a scala locale e dei GHG).
Alcune semplici proposte
per l’Italia
E’ tuttavia importante nel mentre si definiscono
le azioni di lungo periodo promuovere
alcune iniziative concrete che
possono far da leva per avviare politiche
energeticamente virtuose.
Desidero
quindi proporre tre iniziative, che mi
sembra possano avere anche un valore
d’innesco:
1) Favorire la crescita di una domanda
tecnologicamente qualificata che possa
far da volano a favore della diffusione di
tecnologie di uso finale appropriate.
Abbiamo visto che è possibile ottenere
risultati significativi agendo sulla
domanda, e che spesso tale possibilità è
vanificata dal fatto che il sistema dell’utenza
è costituito da soggetti parcellizzati,
privi di competenze tecniche e con
scarsa capacità di accesso al credito. Nel
caso del settore civile ci sono numerose
tecnologie già oggi in grado di conseguire
risparmi significativi (coibentazione,
termoregolazione, pompe di calore, edifici
intelligenti, etc.). In generale tali
interventi comportano uno spostamento
dei costi da costi d’investimento a
costi di gestione. Spesso il tempo di
ammortamento è di pochi anni, e quindi
l’intervento si risolve in abbattimento
dei costi energetici, ed ha un effetto positivo
sulle emissioni in quanto diminuisce
il contenuto energetico unitario. Si propone di avviare un piano straordinario
“La Pubblica Amministrazione
come utente modello”. Esso potrebbe
permettere di mettere in campo una
domanda di grandi dimensioni quantitative
(scuole, ospedali, uffici, trasporti).
La dimensione dell’intervento consentirebbe
di affrontare l’accesso al credito
senza problemi e di avvalersi di competenze
qualificate. Un intervento di questo
tipo potrebbe innescare un mercato
di dimensioni molto più ampie in tutto
il settore degli usi domestici e del terziario.
2) Cominciare a rendere frequente la
prassi che chi inquina paga. Un intervento
di grande impatto potrebbe consistere
nel fissare l’importo della tassa di
circolazione non sulla base della potenza
del mezzo ma delle sue emissioni.
Questo potrebbe essere un primo segnale
della volontà di muoversi nell’ottica di
premiare chi inquina meno. Non è ancora
una politica di internalizzazione delle
esternalità, ma si muove in questa ottica.
3) Diffondere l’utilizzo dei modelli
energetici nella programmazione energetica
alla scala locale. I comprehensive
models, di cui al paragrafo precedente,
sono strumenti molto flessibili che in
numerosi paesi soprattutto del Nord
Europa sono utilizzati per la pianificazione
energetica alla scala locale (Advanced
Local Energy Planning). Sarebbe utile
che questi strumenti diventassero di uso
corrente anche in Italia, in modo da
pilotare correttamente non solo l’offerta
ma anche la domanda di energia.