Ormai non può e non deve essere più considerata
un’utopia: le fonti rinnovabili
possono fornire una percentuale significativa
dell’energia mondiale entro la fine di questo
secolo, anche oltre l’80%, capovolgendo la situazione
attuale, soprattutto se la struttura del sistema
energetico passerà dall’attuale generazione
“centralizzata” a quella “distribuita”, quindi più
vicina a chi consuma energia. Nell’ultimo decennio
l’industria delle rinnovabili è cresciuta come
pochissimi altri comparti tecnologici, a tassi
annuali del 30-50%, ma ancora siamo lontani da
una vera “transizione energetica” verso l’energia
da fonte rinnovabile e verso l’efficienza energetica.
Questa non può essere rimandata e va considerata
una scelta obbligata per due ordini di motivi:
1) per il continuo aumento delle emissioni di gas
serra in atmosfera;
2) per il rapido esaurimento delle fonti energetiche
di origine fossile.
L’energia e i cambiamenti climatici
Le proiezioni del mercato dell’energia a 30 anni
indicano che, senza un’inversione di rotta, petrolio,
gas e carbone continueranno ad essere, in
valori assoluti, le fonti di energia primaria più utilizzate,
soprattutto per la forte domanda proveniente
dai paesi in via di sviluppo, Cina e India in
primis. Le rinnovabili, nonostante il loro continuo
incremento, riusciranno a coprire solo una
quota marginale del mercato, senza discostarsi di
molto dalla situazione attuale. L’evoluzione delle
emissioni di CO2 (anidride carbonica) nei paesi
industrializzati dei prossimi 3 decenni, speculare a
questo scenario energetico senza mutamento, è rappresentata dalla linea blu del grafico: l’aumento
annuale delle emissioni tra il 2000 e il 2030 è
di quasi l’1%: un panorama non sostenibile
ambientalmente ed economicamente. La situazione
è ancora più critica se allarghiamo il quadro
a livello mondiale: le emissioni aumentano allora
dell’1,8% annuo (fino a 38 miliardi di t) con un
incremento al 2030, rispetto ai livelli del 2000, di
circa il 70%!
La fine del petrolio
Il secondo aspetto da considerare, e non certo per
ordine di importanza, a favore delle rinnovabili è
la cosiddetta “fine del petrolio” a basso costo.
Oggi abbiamo già diversi segnali che ci indicano
che questo processo è in atto, non ultimo il prezzo
del barile di oro nero oltre i 110 $. L’aspetto
chiave non è tanto l’approssimarsi o meno della
fine del petrolio, quanto del cosiddetto “picco del
petrolio” (vedi immagine). Ogni produzione di
una risorsa non rinnovabile, come il petrolio, ha
l’andamento di una curva a campana; quando
tale risorsa raggiunge il vertice della curva significa che sono state estratte il 50% delle
riserve stimate sfruttabili e da quel
momento in poi il suo prezzo non
risponderà solo a fattori di carattere
politico o strategico, ma in maniera
determinante si legherà a motivazioni
strettamente fisiche, quantitative. Nel
caso degli idrocarburi gli effetti che ne
possono derivare sono un repentino
innalzamento dei prezzi e, di conseguenza,
una grave recessione economica.
Le ricerche di alcuni geologi, in particolare
di Colin Campbell e della ASPO
(Association for the Study of Peak Oil
and Gas), proverebbero che siamo già
entrati nella fase del picco di petrolio.
Oggi per 4 barili di petrolio che vengono
consumati solamente uno ne viene
scoperto. Nei prossimi anni la parte
della produzione delle regioni medioorientali
continuerà a crescere, mentre il
resto del mondo già nel 1997 ha raggiunto
il suo picco e oggi dunque è nella
sua fase calante. Secondo Campbell
domanda e offerta di petrolio saranno
pressoché in equilibrio fino al 2010-15,
quando l’offerta crollerà rapidamente
rispetto alla domanda. La scelta di muoversi
rapidamente su altre risorse energetiche
potrebbe interrompere questa
situazione, ma il processo è inesorabilmente
in atto (anche il picco del gas è
prossimo e si prevede per il 2020-25).
Un altro aspetto importante per accelerare
nuove scelte energetiche endogene
come le rinnovabili è il grado di dipendenza
energetica dall’esterno; per l’UE
è del 54%, ma tra 30 anni potrà arrivare
anche oltre il 70%; in Italia già oggi è di
circa l’85%. Alcuni ritengono che il
nucleare possa offrire una soluzione praticabile
per il futuro energetico del pianeta,
ma l’attuale tecnologia non offre
nessuna garanzia per gli elevati costi
economici, ambientali e sociali che
comporterebbe una sua maggiore diffusione.
Oggi il nucleare copre solo il 5%
dei consumi di energia primaria a livello
mondiale, un contributo che anche
secondo le agenzie di settore è destinato
a ridursi.
Dunque, non procedere a passi spediti
verso una nuova rivoluzione energetica
basata sull’energia solare e le fonti rinnovabili,
ma perseverare con l’attuale
sistema di consumi e produzione di
energia, porterà a conseguenze molto
gravi dal punto di vista ambientale ed
economico, creando le premesse per
continui conflitti e crisi internazionali.
Un cambiamento radicale in questo
senso non va legato necessariamente
alla presenza o meno delle risorse naturali
(che in varie forme sono presenti su
ogni territorio), ma soprattutto alle scelte
politiche e industriali che andranno
fatte da tutti i paesi, al know-how tecnico
e imprenditoriale che si metterà in
campo e alla correttezza dell’informazione.
Una transizione energetica richiede
alcuni decenni e può coinvolgere
anche più generazioni, ma come tutti i
momenti di crisi o di passaggio che l’umanità
ha dovuto affrontare, specialmente
in campo tecnologico, anche
questa potrà rivelarsi portatrice di nuove
opportunità. Non ultime quelle relativa
alla creazione di un nuovo sviluppo
industriale high-tech e più sostenibile,
che costituisca un’occasione per produrre
occupazione e, per un paese come il
nostro, dare maggiore competitività sul
mercato mondiale. Vorrei concludere
ricordando (purtroppo sono ancora in
pochi anche del nostro settore a farlo) che le cosiddette “fonti alternative”
sono i combustibili fossili e l’energia
nucleare, perché esse rappresentano una
soluzione temporanea che l’umanità si è
potuta permettere nel corso degli ultimi
due secoli e che potrà gestire per pochi
decenni ancora. In realtà, le vere risorse
energetiche sono il sole, il vento, le
biomasse, l’energia proveniente dall’acqua
dei fiumi e del mare e la geotermia.
Le fonti fossili non sono una
scelta possibile a lungo termine e dunque
non ci sono “alternative” alle rinnovabili
e ad un uso sempre più razionale
dell’energia. Inoltre avremo sempre
migliori tecnologie per sfruttarle.
Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit,
nata nel 1998, costituita da oltre 200 tra imprese,
enti, associazioni e amministrazioni locali,
impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di
riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con
il Protocollo di Kyoto.
Per questo scopo, il Kyoto Club promuove iniziative
di sensibilizzazione, informazione e formazione
nei campi dell’efficienza energetica,
dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e della mobilità
sostenibile.
In qualità di interlocutore di decisori pubblici, il
Kyoto Club si impegna a stimolare proposte e
politiche di intervento mirate e incisive nel settore
energetico-ambientale.
La mission
• accrescere la cultura ambientale d'impresa e
valorizzare le buone pratiche;
• promuovere politiche di efficienza energetica
e utilizzo di fonti rinnovabili a tutti i livelli;
• favorire la definizione di strategie di riduzione
di gas climalteranti nelle città italiane;
• sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti ecocompatibili
e l'impiego di tecnologie avanzate;
• diffondere sistemi di gestione ambientale e di
etichettatura ecologica ed energetica;
• favorire il confronto tra istituzioni e sistema
delle imprese.
Le iniziative
• Corsi di formazione rivolti a professionisti,
operatori del settore, amministratori pubblici,
studenti che vogliono approfondire alcuni
dei temi più attuali del contesto energetico-
ambientale;
• Workshop normativi e tecnologici di aggiornamento
con esperti del settore;
• Convegni, seminari e collaborazione scientifica
a eventi fieristici di settore;
• Comunicazione e informazione attraverso il
sito dell’associazione, la Newsletter on line
KyotoClubNews, la rivista bimestrale
QualEnergia e il portale Qualenergia.it;
• Documenti e position paper curati
dall’Associazione e dai Gruppi di Lavoro;
• Campagne e progetti: Campagna di sensibilizzazione
su Solare e Risparmio Energetico
nell’Edilizia Pubblica; Enti locali per Kyoto;
Parchi per Kyoto; Scuole per Kyoto;
• I Gruppi di lavoro tematici: Agricoltura e foreste;
Efficienza energetica; Finanza; Fonti rinnovabili;
Meccanismi flessibili; Mobilità sostenibile;
Protocollo di Kyoto ed Enti locali; Recupero
e riciclo; Università ed Enti di ricerca.
Kyoto Club
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