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Per la globalizzazione dei diritti Di Luigi Angeletti

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Premio Sapio per la Ricerca Italiana 2004

Conosciamo...



 
Si è svolto a Roma, nel settembre scorso, il 4° Congresso della
Associazione Europea per la Salute Mentale nel Ritardo Mentale, in collaborazione
con la Società Italiana per lo Studio del Ritardo Mentale e la
Società Internazionale per l’Intervento Precoce. Questo evento scientifico
ha costituito una occasione importante di confronto e dialogo, a livello
internazionale, sui temi della salute mentale, il ritardo mentale, l’intervento
precoce e la qualità di vita di persone con disabilità dello sviluppo:
multidisciplinare e longitudinale ne sono state le parole chiave.


Multidisciplinare.
Il Congresso è stato un’opportunità di dialogo tra esperti afferenti a diverse discipline che, nel loro insieme, si occupano di individui con disabilità dello sviluppo. L’idea di studiare questa popolazione utilizzando una prospettiva olistica, che includa l’insieme delle dimensioni di cui l’individuo è caratterizzato, emerge sia dalla revisione della letteratura sull’argomento che direttamente dalla pratica clinica.

La vita, la salute e lo sviluppo emergono in quanto processi multi-determinati nei quali gli individui interagiscono con l’ambiente e le sue innumerevoli variabili. Lo sviluppo individuale e il raggiungimento di un adeguato livello di qualità di vita dipendono, dunque, non solo da condizioni strettamente mediche, ma da una costruttiva interazione della persona con l’insieme delle dimensioni di cui, appunto, la sua vita è costituita.

Da qui nasce la necessità di un approccio multidisciplinare all’osservazione, alla valutazione ed al trattamento degli individui con disabilità dello sviluppo. Necessità fortemente enfatizzata durante il Congresso e di cui ne costituisce una prova la provenienza assolutamente eterogenea dei partecipanti.


Longitudinale.
La panoramica degli interventi del Congresso mostra l’importanza strategica di approcciarsi allo studio ed al trattamento degli individui con disabilità dello sviluppo considerando e monitorando l’intero arco di vita (lifespan perspective).

La letteratura in merito fa riferimento, ormai da tempo, all’importanza di interventi che siano precoci ed efficienti, non solo nell’ottica di una presa in carico tempestiva per tentare di risolvere le problematiche “del momento”, ma anche, e soprattutto, in funzione di proiettarsi in una prospettiva futura dove ciò che succede (o non succede) oggi avrà significative ripercussioni sul domani.

La stessa presenza, al Congresso, della Società Internazionale per l’Intervento Precoce ha consentito di riflettere sul ruolo vitale che può costituire la presa in carico tempestiva di bambini con disabilità dello sviluppo. Ruolo che risulta sostanziale proprio nel promuovere i processi di sviluppo individuale e la salute mentale sia della persona portatrice di una disabilità che della sua famiglia.
All’interno di un contesto così eclettico, vari sono stati i filoni di ricerca e le prospettive considerate.

Uno tra questi, che risulta di particolare interesse in vista anche della potenziale applicabilità al contesto pratico-clinico, è quello che concerne gli studi sulla plasticità cerebrale, la formazione ed il recupero di memoria e le nuove possibilità interpretative e terapeutiche che le recenti scoperte in questi ambiti consentono di ipotizzare. Costrutti, questi, sui quali si intravedono anche nuove possibilità di dialogo tra neuroscienziati, biologi, psicologi, psicoanalisti ed esperti di scienze educative e riabilitative.

Per quanto concerne gli studi sulla plasticità cerebrale, la crescente consapevolezza che il cervello è uno degli organi più plastici del nostro corpo e che tale plasticità non è una condizione esclusiva del periodo dello sviluppo, ma continua nel corso della vita adulta, permette di cominciare a concepire nuovi modelli di riferimento nella comprensione e nel trattamento della patologia mentale che prendano in considerazione la natura dinamica delle interazioni tra geni ed ambiente.

Il corredo genetico con il quale veniamo al mondo, secondo tali studi, costituirebbe il sostrato sul quale, poi, successivi stimoli endogeni ed esogeni si inscriverebbero, determinando la direzione e le particolarità dello sviluppo individuale. “Gli studi sulla plasticità cerebrale mostrano come, una volta che i geni sono attivati da processi di sviluppo cellulari, i loro ritmi di espressione siano fortemente regolati, nel corso dell’intera esistenza, da segnali ambientali” (Hyman 1999).

La modalità per eccellenza con la quale avviene tale interazione geni-ambiente è, probabilmente, l’apprendimento. Questo rappresenta, difatti, il modo con cui ci appropriamo delle informazioni provenienti dall’ambiente e le facciamo nostre, le rendiamo parte del nostro personale bagaglio di dati che utilizziamo per agire efficacemente nel mondo. I modelli animali sono stati di notevole valore euristico nella comprensione di tali meccanismi.

In una serie di esperimenti sulla lumaca di mare, l’Alypsia, Eric Kandel ha dimostrato come le connessioni sinaptiche possano essere alterate e rafforzate attraverso la regolazione dell’espressione genica correlata con l’apprendimento dall’ambiente. Anche studi su mammiferi hanno dimostrato la plasticità del cervello in risposta a input ambientali.

Stimoli ambientali che, per essere appresi devono passare attraverso processi di selezione e focalizzazione attentiva, di registrazione e, soprattutto, di memorizzazione. Come ha esaustivamente sostenuto Cristina Alberini, all’interno di uno dei simposi del Congresso, la memoria è una funzione fisiologica significativamente basata sulla plasticità cerebrale.

La formazione di memoria a lungo termine, sia nella sua forma esplicita (dichiarativa) che nella sua forma implicita (non dichiarativa, procedurale), infatti, richiede l’espressione di geni, espressione accompagnata da cambiamenti nella morfologia delle connessioni sinaptiche.

Dunque il cambiamento, la ristrutturazione delle connessioni cerebrali, non avverrebbe solo per la memoria cosiddetta semantica, riguardante, cioè, il “saper descrivere”, l’assegnazione di un significato cosciente ad un evento o ad un oggetto, ma anche per la memoria implicita, sia nella forma del “saper fare” (guidare l’automobile, allacciarsi le scarpe) che in quella implicitamente influenzante il nostro modo di pensare. Una memoria, quest’ultima, “senza ricordo”, in grado di influenzare, ad esempio il riconoscimento di parole senza avere, però, una cognizione cosciente del processo o dell’esperienza che ha portato a tale capacità (Weiskrantz, 1988). Una memoria inconscia, insomma.

L’insieme delle esperienze e degli input che, consapevolmente e non, riceviamo ed elaboriamo a livello cerebrale, allora, modificano e ristrutturano continuamente il nostro corredo mentale.

D’altra parte la plasticità neuronale, non interviene solo durante la formazione di nuove memorie, ma anche durante il processo di recupero di queste. Se, infatti, una volta gli psicobiologi ritenevano che, una volta consolidata, la traccia mnestica non potesse essere più rimaneggiata, oggi questo non è più ritenuto corrispondente alla realtà.

I nuovi dati scientifici ci portano ad affermare che le vecchie memorie possono essere richiamate e, attraverso questo stesso processo, rese labili e rimaneggiabili. Oggi, difatti, non si parla tanto o soltanto di “consolidamento” della memoria, cioè di una codifica stabile dell’esperienza, ma di “ri-consolidamento”, un continuo processo di rimpasto, una strategia per integrare i nuovi apprendimenti nelle precedenti rappresentazioni mentali soggette a continue ristrutturazioni (Oliverio 2003).

L’insieme di queste nuove prospettive apre ulteriori possibilità in termini di interventi terapeutici nell’ambito della riabilitazione, la salute mentale, l’intervento precoce. Se il cervello, come sostiene Kandel, è un’entità plastica e la mente e le sue funzioni sono soggette a rimaneggiamenti in seguito ad apprendimenti, è chiaro che indirizzare tali apprendimenti al fine di correggere disfunzioni e patologie mentali appare una concreta possibilità, ora maggiormente appoggiata da risposte empiriche e scientifiche. I costrutti analizzati fino ad ora (plasticità cerebrale, memoria) gettano un ponte tra biologia, neuroscienze ed approcci terapeutici che mirano ad una ristrutturazione mentale dell’esperienza e delle rappresentazioni cognitive e simboliche di questa.

La psicoterapia, ad esempio. Se questa, infatti, è considerata una forma di apprendimento, allora il processo di apprendimento che interviene con la psicoterapia può indurre modifiche dell’espressione genica e dunque alterare la forza delle connessioni sinaptiche. Lo stesso Kandel (articoli non pubblicati) ha affermato che la ristrutturazione della mente può avvenire attraverso la “terapia della parola”, dunque il trattamento psicoterapeutico e psicodinamico. Chiaramente tale ristrutturazione è più agevole in alcuni momenti della vita individuale piuttosto che in altri.

Ciò, forse, in ragione proprio del fatto che è la stessa plasticità cerebrale che è maggiormente marcata in determinate “finestre temporali” ed in determinate aree cerebrali. L’infanzia sembrerebbe, ad esempio, essere particolarmente sensibile a tali processi e cambiamenti. L’importanza di intervenire il prima possibile, allora, quando ci si trova di fronte ad una disabilità dello sviluppo (che spesso implica difficoltà di apprendimento e memoria) assume i caratteri dell’evidenza scientifica e non solo della rilevanza clinica individuale.

Ad esempio, i bambini che, proprio a causa di un corredo genetico deficitario, rispondono in maniera “diversa” alle richieste dei genitori ed elicitano ulteriori reazioni “alterate” da parte di questi ultimi, vengono fortemente influenzati da tale input ambientale che agisce sulla organizzazione e il consolidamento delle connessioni cerebrali. La salute mentale, a sua volta, risulta segnata dall’insieme di questi processi.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Gabbard G. O. “Psichiatria psicodinamica”, Raffaello
Cortina Editore, Milano 2002
Kandel E., Schwartz J.H:, Jessel T.M., “Principi di neuroscienze”.
Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 2001
Autori Vari, “4th European Congress Mental Health
and Mental Retardation: a life-span multidisciplinary
approach”, Abstract Book, Roma, 2002
Weiskrantz L. (a cura di) “Thought without language”,
Claredon Press, Oxford, 1988
Oliverio A. “La mente per le neuroscienze”, XII
Convegno CIPA, Novembre 2003 (dispense)
Hymann, S.E. “Looking to the future.The role of genetics
and molecular biology in research on mental illness”.
In:Weissman S.,Wabshin, M., Eist H. (a cura di)
psychiatry in the new Millenium. American Psychiatric
Press,Washington, 1999





 
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A cura di:
Letizia Sabrina Cartagena, Giorgio Albertini Dipartimento Pediatrico di Medicina Riabilitativa e Preventiva della disabilità dello sviluppo - Casa di Cura S. Raffaele Pisana - Tosia Vest Sanità
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